Ci siamo? A giudicare dalle operazioni e movimenti che si vedono nella zona, ivi compreso l’allestimento delle “fasce di copertura” di cantiere e pulizia interna del terreno, sembrerebbe proprio di sì.
Cemento in arrivo?
Colate di cemento in arrivo a Marano, come preannunciato mesi fa dal nostro portale, unico ad occuparsi di queste e altre vicende (con questa opposizione o certi giornali di regime i cittadini liberi di Marano starebbero freschi). L’area in questione è una delle particelle della discordia del cosiddetto piano di lottizzazione denominato C17. Nei mesi scorsi, con un’esclusiva del nostro portale, relazionavamo i cittadini sulla possibilità di un nuovo intervento edificatorio nella zona di via Adda, dove una cooperativa, la Sant’Antonia, ha ottenuto il via libera dal Tar per costruire nuovi appartamenti, forse una ventina, forse una trentina in totale, forse di più, non sappiamo.
La Sant’Antonio, le cui quote sarebbero state acquisite dall’imprenditore edile Sarracino junior (in passato erano di pertinenza dell’imprenditore del settore rifiuti Bruno Cesaro, il quale dovrebbe beneficiare di un numero non precisato di appartamenti), ha incassato il via libera del Tar ed è un via libera che permette – sulla scorta di quanto indicato nella sentenza – alla Sant’Antonio di avviare i lavori al di fuori dello schema lottizzatorio. La cooperativa infatti, che negli anni precedenti si era già rivolta alla giustizia amministrativa e che sperava nella firma della convenzione con il Comune (l’ente non ha mai fatto seguito alle indicazioni del commissario ad acta nominato molti anni fa), potrebbe in teoria agire senza la necessità di sottoscrivere atti (convenzioni o ulteriori piani attuativi) con il Comune per quel che concerne il suo specifico lembo di terra. Potrebbe agire subito, come se si fosse in presenza di una concessione diretta, in pratica un permesso a costruire.
La Sant’Antonia aveva presentato mesi fa in municipio la comunicazione dell’avvio dei lavori, ma l’ente si sarebbe opposto evidenziando che i termini per l’avvio dei lavori (365 giorni) erano già scaduti. Ne era nata un’ennesima querelle, poiché per la Sant’Antonio (o per chi è subentrato) il termine dei 365 giorni previsti dalla legge è da intendersi come termine per la comunicazione dell’avvio dei lavori, mentre l’ufficio tecnico comunale riteneva che in quel lasso di tempo debbano anche materialmente iniziare gli interventi. Tale stallo ha indotto la cooperativa a rivolgersi nuovamente al Tar. I movimenti degli ultimi giorni indurrebbero a ritenere che il tribunale amministrativo abbia dato ragione ai privati.
Una querelle infinita, insomma, che si trascina da almeno 15 anni, segnata anche da errori commessi (non si è mai capito se sia stato fatto in buonafede) dal Comune di Marano, che nell’anno 2015, anziché annullare il piano di lottizzazione mediante un ricorso alla giustizia amministrativa, lo fece con un atto in autotutela rivelatosi in seguito non corretto e bocciato proprio dai giudici amministrativi.
Quali sono le prospettive?
Se Sarracino Michele, figlio dell’ex consigliere e imprenditore edile Vincenzo, costruisce nel suo pezzo di terra, scorporato dal resto dell’area lottizzata, il cui totale è di oltre 60mila metri quadri, la lottizzazione denominata C17 – ricadente in un lembo di terra che va da via Adda alla zona di via Corree di Sotto – viene in pratica a decadere, poiché, scorporando il terreno della Sant’Antonia, viene meno anche il requisito fondamentale del lotto minimo. Si deve tener presente, tra l’altro, che in una parte dei 60mila metri quadri facenti parte del piano lottizzatorio, non possono essere utilizzati poiché confiscati dallo Stato. Morale della favola? Se si esclude il terreno della Sant’Antonia, il piano di lottizzazione è nullo.
Se invece Sant’Antonia non costruirà nel suo specifico pezzo di terra, dovrà giocoforza sperare o trovare un accordo con gli altri lottizzanti, per riunire i lotti di terreno e dare vita all’intero schema di lottizzazione che prevede la realizzazione di centinaia di nuovi appartamenti. E’ una questione intricata, molto tecnica, ma che comunque agita i sogni di molti amministratori e imprenditori maranesi, nonché proprietari di terreni. Questo scenario, tuttavia, sembra essere ormai decaduto.
Secondo quanto ricostruito dal nostro portale, attualmente il piano di lottizzazione denominato C17, diviso in svariate particelle, è riconducibile ai seguenti titolari: Sepe costruzioni srl, germani Nastro, germani Cavallo e Di Maro, Ma.Giu.Na, società cooperativa edilizia, Sant’Antonia cooperativa, germani Romano ed Erario dello Stato, quest’ultimo avrebbe acquisito il lembo di terreno di proprietà della famiglia Simeoli, confiscato dallo Stato. Si tratta, perlopiù, di cooperative ben note. Notissime, per usare un eufemismo.
Le sorprese, ad ogni modo, potrebbero non esaurirsi qui. Il via libera alla Sant’Antonia potrebbe ingolosire tanti altri. Intanto per il nuovo piano urbanistico comunale, che se approvato potrebbe ratificare la morte di tante altre situazioni, ancora si attende.
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