L’Iran conferma l’arresto della giornalista italiana Cecilia Sala per “violazione delle leggi della Repubblica islamica”. La notizia arriva dai media di Stato dopo undici giorni di attesa sulle motivazioni che hanno spinto le autorità iraniane a fermare la giornalista italiana a Tehran.
La nota è del dipartimento generale dei media esteri del ministero della cultura e dell’orientamento islamico iraniano: “La cittadina italiana è arrivata in Iran il 13 dicembre con un visto giornalistico ed è stata arrestata il 19 per aver violato la legge della Repubblica islamica dell’Iran”, si legge.
“Il suo caso è sotto inchiesta. L’arresto è stato eseguito secondo la normativa vigente e l’ambasciata italiana è stata informata. Le è stato garantito l’accesso consolare ed il contatto telefonico con la famiglia”, conclude la nota.
Domenica, a quanto si apprende, la nostra ambasciatrice a Teheran Paola Amadei ha incontrato il viceministro degli Esteri iraniano Vahid Jalazadeh, il quale ha detto che ancora non è stato formulato con certezza il capo di imputazione. Presunti “comportamenti illegali” avevano inizialmente specificato, certo è che “violare le regole delle leggi islamiche” resta un’accusa all’apparenza poco impegnativa e aperta ad ogni eventualità.
Una formula vaga, che sembra confermare le ipotesi emerse sin dall’inizio della vicenda sulle reali intenzioni del regime, ossia utilizzare la giovane reporter come pedina di scambio.
La giornalista italiana era partita per l’Iran per svolgere servizi giornalistici il 13 dicembre, con un regolare visto di otto giorni. Poi è stata condotta nella prigione di Evin. La Farnesina ha sciolto il riserbo con una nota dopo 8 giorni, nel momento in cui la reporter non è riuscita a tornare in Italia il 20 dicembre con un volo già prenotato per Roma.
“Siamo a conoscenza della denuncia di arresto in Iran della giornalista italiana Cecilia Sala” ha dichiarato ieri un portavoce del dipartimento di Stato americano al quotidiano La Repubblica, definendo una prassi, quella dell’Iran di arrestare “senza motivo” cittadini stranieri.
“Sfortunatamente, il regime iraniano continua a detenere ingiustamente i cittadini di molti altri Paesi, spesso per utilizzarli come leva politica”, ha proseguito.



























