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Da giorni assistiamo a una vera mattanza di giovani che annientano la vita di altri giovani per dimostrare la loro stupida supremazia.
L’emergenza giovanile è oramai diventata una vera emergenza sociale che mette in discussione le varie agenzie educative.
Famiglia, scuola, autorità territoriali sono diventati deserti educativi che spingono giovani deboli per i troppi si e pochi no a mettere in pericolo la propria esistenza e quella dei coetanei. La famiglia ormai sfilacciata dove i genitori hanno perso la funzione di autorità costituita, diventando sindacalisti sciocchi dei propri figli. Ai quali viene sempre detto sì e difesi ad oltranza avrebbe bisogno di un ripiegamento su se stessa per riprendersi il proprio ruolo di società educante per la formazione dei futuri cittadini.
La scuola che da anni ha perso il proprio ruolo meritocratico (oggi a nessuno si rifiuta un titolo di studio, finanche universitario) in nome di una ingiustificabile eguaglianza sociale. Scuola appiattita troppo su una progettualità che spesso non ha ricaduta sulla formazione dei ragazzi lasciati senza l’ abecedario del saper leggere, scrivere e far di conti crea vuoti educativi e un buco grosso nei sapere che fanno credere ai giovani che non esiste il sacrificio, il lavoro e li studio ma tutto gli è dovuto.
Le autorità territoriali che spesso offre la nascita di città fantasma prive di centri di aggregazione, di gioco e di una vera agorà dove i giovani possano incontrarsi e imparare a confrontarsi ,a condividere a sentirsi alla pari e a rispettare l’originalità del singolo e la vita.
Ne è esempio emblematico la nostra città costruita in nome del cemento da imprenditori senza scrupoli spesso in combutta con il malaffare locale, che oggi è una cattedrale fredda, senz’anima, con l’ assenza totale di tutte le strutture recettive e ricreative per i giovani.
Giovani che hanno come unica alternativa la strada fioriera spesso della cultura disgregativa dell’ imporre il proprio pensiero, la propria volontà ai danni dei coetanei, e quando quest’ultimi non abboccano ai loro soprusi succedono i drammi che leggiamo oggi sugli organi d’ informazione.
Per riportare i giovani nell’alveo dei valori, dell’ umanità e sensibilità propri della loro età, c’è bisogno che queste principali agenzie educative facciano un mea culpa, riappropriandosi della funzione principe: la formazione dei nostri giovani.
Michele Izzo consigliere comunale
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