Si è accesa una spia sulla morte di un uomo lanciatosi da una finestra del quarto piano del reparto di Medicina. Segnala un secondo episodio, il tentativo di un anziano di buttarsi giù dal terzo piano sempre del «Santa Maria delle Grazie», questa volta però scongiurato grazie all’intervento di un altro paziente che era ricoverato nella stessa stanza.
Il nuovo caso è emerso dopo l’articolo del 25 settembre pubblicato da «Il Mattino» che raccontava proprio del suicidio di Francesco Scotto Rosato, 75 anni, pensionato di Bacoli, la cui morte è al centro di un’indagine aperta dalla Procura di Napoli che mira a fare luce anche su un eventuale nesso di causa-effetto relativo alla somministrazione di un farmaco, il Talofen, proprio nelle ore precedenti la sua morte.
Il tentativo di suicidio sarebbe avvenuto il 30 maggio scorso nel reparto di Chirurgia Generale. «Quel giorno salvai un uomo dal suicidio. Aveva una sessantina di anni e dopo una notte di incubi e deliri stava per lanciarsi giù da oltre dieci metri di altezza – racconta Tommaso Carannante, 48 anni, ex militare che da tempo combatte contro una malattia contratta durante una missione in Kosovo, che ha reso al nostro giornale la sua testimonianza e che è pronto a fornire ai magistrati la sua versione –. Ricordo benissimo quei momenti: ero al telefono con mia moglie, ad un certo punto sentii urlare un altro paziente che era nella stanza con noi».
«Mi disse in dialetto “prendilo, prendilo”, mi voltai e vidi quell’uomo sulla sedia. A quel punto mi lanciai addosso per afferrarlo e lo riportai dentro. Era nudo, si divincolava, aveva strappato catetere, drenaggi e a terra c’era tanto sangue a tal punto che si scivolava. Non c’era nessuno a vigilare, né prima né dopo, quella notte fummo lasciati soli tutti e tre, io che soffro di stress e che non potevo muovermi più di tanto. Quell’uomo aveva avuto un gravissimo lutto qualche tempo prima, ricordo che era stato sottoposto ad intervento chirurgico ma fu lasciato solo, senza nemmeno un familiare accanto. La cosa assurda è che quando arrivarono la moglie e i parenti nessuno disse loro nulla, medici e infermieri parlavano con loro come se nulla fosse accaduto. Dopo quell’episodio chiesi che fossi dimesso e andai via da quell’ospedale».
Carannante era stato ricoverato il giorno precedente quel 30 maggio per una perforazione di un diverticolo intestinale. «Quell’uomo delirò a tal punto da credere che fossi io sua moglie, chiamai il personale sanitario che gli somministrò una serie di farmaci. Poi ci fu l’insano gesto. Da parte mia – precisa l’ex militare – sono pronto a raccontare tutto ai magistrati perché è giusto che si faccia luce sulla gestione dei pazienti e su quella che ritengo sia stata una mancata vigilanza da parte del personale».
La richiesta di audizione di Tommaso Carannante è stata depositata al pubblico ministero Monica Campese dall’avvocato Antonio Zobel, che difende la moglie e i tre figli di Francesco Scotto Rosato. «Carannante e la moglie per esperienza diretta, potranno riferire delle gravi mancanze, in termini di vigilanza sui pazienti ed informazione alle famiglie, da parte del personale ospedaliero del Santa Maria delle Grazie» si legge nella richiesta con la quale vengono indicati nuovi elementi di prova in riferimento al fascicolo aperto dopo il suicidio di Scotto Rosato. «Le indubbie similitudini con il caso che ci occupa, per la mancata vigilanza di pazienti in condizioni di rischio, oltre che di omessa e/o intempestiva comunicazione ai familiari dell’accaduto, lascia presagire il carattere non occasionale di eventi simili, per giunta rigorosamente non divulgati».
Accuse per la mancata vigilanza dei degenti che sono state respinte categoricamente dall’Asl Napoli 2 Nord. «Non esiste alcun obbligo di vigilanza per i pazienti ricoverati – fanno sapere dall’azienda –. Le finestre non possono essere chiuse in quanto servono a garantire il passaggio d’aria. Inoltre la vigilanza è prevista solo per l’SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) in quanto si tratta di un reparto specifico che segue delle regole non applicabili in altre situazioni».



























