Omicidio Tramontano, perizia psichiatrica per Impagnatiello: “Avevo un demone in me”

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Perizia psichiatrica disposta d’ufficio (cioè non chiesta nemmeno dalla sua difesa) per Alessandro Impagnatiello, il barman che ha massacrato con 37 coltellate la compagna Giulia Tramontano incinta di suo figlio Thiago. Una decisione “forte“ della giudice Antonella Bertoja, che probabilmente punta, non solo, ad avere una necessaria terzietà, ma anche a “blindare“ il primo grado per scoraggiare un eventuale appello. I nuovi esperti saranno nominati alla prossima udienza del 27 e poi ci sarà un rinvio a dopo l’estate, il calendario di Bertoja arriva al termine di sette ore di udienza in cui l’imputato, reo confesso, ha parlato per più di tre ore tra esame, controesame e dichiarazioni spontanee.

Dopo il lungo interrogatorio di Impagnatiello la parola è passata ai consulenti di accusa e difesa che hanno tratteggiato in maniera opposta la personalità dell’imputato: il team della difesa, composto dallo psichiatra Raniero Rossetti e dalla psicologa Silvana Branciforti ha parlato di tratti di personalità di tipo “paranoide e ossessivo”. L’esperta, citando i punteggi di diverse “scale” utilizzate, ha evidenziato l’esistenza di “esperienze psicotiche, di una fonte di stress emotivo” e ancora di “manie di persecuzione”. E ha concluso per una “grave psicopatologia”.

Più spinta su un “lucido delirio”, sulle conseguenze di una semplice e terribile “banalità del male” la perizia della difesa della famiglia Tramontano. Diana Galletta e Salvatore De Feo, entrambi psichiatri, hanno parlato di “lucidità e sistematicità nell’eseguire ciò che lui ha fatto dopo il massacro di Giulia e Thiago, un comportamento non compatibile con un vizio, nemmeno parziale, di mente”. Infine Galletta ha concluso con una riflessione: “C’è una tendenza a psichiatrizzare i comportamenti, soprattutto quando un delitto è efferato. Spesso si dice “non può che essere un malato di mente. Ma tra le esperienze umane non patologiche vi sono anche le reazione legate alle emozioni, alle passioni, alla vendetta, all’invidia che non hanno nulla a che vedere con la salute mentale. Purtroppo esiste la banalità del male”.

E poi le dichiarazioni dell’assassino all’esame della pm Alessia Menegazzo: “Venni a conoscenza delle 37 coltellate in carcere, davanti alla tv mimai il gesto di una mano per 37 volte: dissi no, c’è un errore, non che ci sia un numero corretto, sia chiaro, ma è una cifra spaventosa, soffocante. Ne presi coscienza in carcere, io pensavo di averne date tre. In realtà non ricordo quello che ho fatto perché avevo dentro un demone da cui scappavo”. E un ulteriore castello di bugie lo ha portato a contraddirsi quando ha parlato della settimana trascorsa con Giulia a Ibiza e Formentera: “In quei giorni, avevo preso le distanze dalla mia doppia vita e da A. (l’amante ndr). Mi sono dedicato a Giulia e abbiamo progettato il nostro futuro in Spagna, con l’altra non ci siamo mai sentiti”. Dichiarazioni smentite dai 500 messaggi in sette giorni più video e foto che l’accusa ha depositato.

“Ogni udienza per me è un giorno cupo più degli altri – ha detto ieri sera al Tg1 Loedana Femiano, mamma di Giulia –. Sento parlare di lei, del piccolo, di quanto lei lo desiderasse, di quanto è stata una leonessa ad affrontare tutto da sola. Il processo e la sua sentenza non mi ridaranno Giulia e non mi faranno incontrare Thiago ma io mi faccio forza perché ora tutti sapete chi era Giulia, anzi chi è Giulia”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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