“Io, un colloquio di lavoro e quelle avance da parte di Sigfrido”

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Scrive a Il Tempo la giornalista Angela Camuso. Si rivolge a Ranucci e lo incontra per lavorare a Report. Ma in cambio riceve messaggi vocali e scritti a base di baci e complimenti. «Stai in formissima in questa foto» «L’unica cosa che mi porto dietro è il tuo sguardo luminoso». Più inviti per incontri serali o «a sera inoltrata» non accolti. Comportamenti inappropriati e non professionali. Tutto normale? Anche per la Rai e la sinistra va bene così?

Il Tempo ha ricevuto e pubblica oggi questa testimonianza (corredata da documentazione e materiale audio) di Angela Camuso, giornalista d’inchiesta e scrittrice. Ha pubblicato articoli o realizzato servizi su numerose testate scritte, online e televisive (tra queste, l’Espresso, Il Fatto quotidiano, Il Venerdì di Repubblica, Rai, La 7, Mediaset).

Credo che se sei il conduttore di Report non puoi permetterti di fare delle avance a una bella giornalista venuta nel tuo ufficio in cerca di lavoro. Non lo puoi fare, perché quella giornalista tu non l’hai mica incontrata casualmente, chessò, in un locale notturno o a una festa. L’hai ricevuta nel tuo ufficio alla sede Rai di via Teulada e lei ti ha contattato inviandoti il curriculum, non foto provocanti o altro per sedurti.

Non lo puoi fare, neppure se conduci qualsiasi altra trasmissione, o se sei un direttore o un altro capo qualsiasi. Non può farlo nessun datore di lavoro. Si chiama abuso di potere. Si chiama approfittarsi del proprio ruolo. Si chiama, Sigfrido, sfruttare i sogni.

Era dicembre del 2018, ricordi? Lo sapevi benissimo quanto per me sarebbe stato importante in quel momento lavorare per Report. Sarebbe stato forse un trampolino di lancio per la mia carriera. Così, come si dice, «ci hai provato»: avevo cercato il paladino della giustizia, ma tu in risposta ai miei messaggi in cui mi proponevo come inviata hai mandato un vocale di complimenti sul mio fisico, commentando la foto del mio profilo whatsapp, per dirmi che ero in grande forma. Fuori luogo.

Non sono mai stata attratta da te in quel senso, caro Sigfrido. Non mi viene in mente nulla che te lo abbia fatto intendere. Mi piacciono alti, belli e muscolosi. Non ti ho neppure detto che ero disposta a prostituirmi per fare il mio mestiere, che è frutto di studi ed esperienza sul campo. Se mostro una bella immagine di me, non vuol dire certo che sono in vendita e questo tu lo sai e pure lo predichi.

Ti cercai perché credevo di poter collaborare con Report: avevo lavorato, d’altra parte, già con Milena Gabanelli, pubblicando inchieste sulla sua rubrica Reportime del Corriere.it. Avevo poi anche scritto due libri, di cui uno, «Mai ci fu pietà», sulla banda della Magliana, di successo e con molti riconoscimenti. Da tre anni facevo pure la reporter televisiva per Canale 5 e avevo alle spalle 15 anni di lavoro come cronista per quotidiani e settimanali di primo piano.

Insomma, non ero esattamente l’Olgettina di turno ma a te, Sigfrido, evidentemente, delle mie qualità professionali non importava. Avevi un ruolo e l’hai sfruttato per altri scopi. Hai chiuso il tuo vocale mandandomi un bacio con voce languida e io feci finta di niente.

Non replicai, insomma. Non mi ribellai. Non mi indignai. Non ebbi il coraggio di andarti contro. Funziona così, no, Sigfrido? Ti ringraziai dei complimenti anch’io con un vocale, ma la mia voce, a risentirla adesso, svelava l’imbarazzo mentre facevo la scema per non andare in guerra. Ricambiai dunque il bacio virtuale, seppur non avevo alcuna voglia di baciarti. Non volevo rompere la comunicazione con te. Speravo, nonostante tutto, di poter ancora lavorare per Report facendomi valere come giornalista, magari improvvisando fastidiose gimcane tra una tua avance e l’altra.

Così, finalmente, ci vedemmo, per la prima volta, in via Teulada, perché io ti chiesi un appuntamento. A mezzogiorno e trenta del 9 febbraio 2019. Ti proposi alcune idee per servizi. Tu mi ascoltavi distratto, tra una telefonata e l’altra. La sera, il riscontro del colloquio fu un tuo messaggio in cui mi chiedevi come stavo. Alle 21.30. Scrivevi quindi che avevo gli occhi luminosi e altre cose stupide, per me inutili, tipo che ero l’unica cosa bella che avevi visto quel giorno. Ci rimasi malissimo, di stucco e quest’ultima cosa te la scrissi: «Mi sorprendi». Ma tu: «Perché mi reputi incapace di avere sentimenti».

Credo di aver sorriso amara mentre ti leggevo. Il nostro colloquio quella mattina in Rai non era stato un appuntamento romantico e non era normale un messaggio a quell’ora, ma evidentemente era più forte di te e degli ideali di cui ti sei fatto testimonial, usurpandoli, secondo me. Mi scrivesti pure: «Intuisco le tue fragilità». Bravo.
La storia finisce che io e Ranucci non siamo mai andati a letto insieme, né mai c’è stato alcun contatto fisico e che io non ho mai lavorato per Report. Dovevamo vederci per dei filmati che volevo proporgli e lui ipotizzava quasi sempre appuntamenti di tardo pomeriggio, sera o «sera inoltrata», come mi scrisse il 23 febbraio di quel 2019. Io gli risposi che avrei preferito pomeriggio: guardare video in un locale notturno con la musica e il rumore mi sembrava difficile, gli scrissi e lui, dopo questa mia risposta, si defilò.

Non ci fu mai nessuna serata perché Sigfrido non aveva più tempo per me. I toni tornarono sul piano lavorativo, cordiali. Di recente, l’ho pure chiamato per la sua partecipazione al talk dal vivo della rassegna cinematografica «Schermi di Piom» che ho condotto quest’estate: il conduttore di Report in quel momento era ancora icona indiscussa dell’Antimafia e la produzione della kermesse ci teneva, giustamente, alla sua presenza.

Per questo motivo, caro Ranucci, ti chiedo perdono se ti dico queste cose solo adesso e in questa maniera, anche perché posso dire, per esperienza, che non sei l’unico predatore del genere e lo so bene sin dall’università. Ho pure lavorato per breve tempo nel mondo dello spettacolo, mentre studiavo per fare la giornalista. Dovetti constatare, pur se con numerose eccezioni, che questo sistema in cui le belle donne negli ambienti di lavoro vengono ricattate inquina pure il mondo dell’informazione.
Speravo che tu, Sigfrido, fossi diverso. Invece hai seguito le tue voglie, calpestando i sogni.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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