Dopo l’arresto a Palermo Matteo Messina Denaro, il boss che era ricercato da 30 anni, è stato trasferito ieri sera con un volo militare all’aeroporto di Pescara. La destinazione il carcere dell’Aquila. Il penitenziario abruzzese è una struttura di massima sicurezza, ha già ospitato personaggi di spicco della criminalità organizzata. La scelta è probabilmente caduta su questo carcere perché nell’ospedale del capoluogo c’è un buon centro oncologico.
Ieri l’ex primula rossa di Castelvetrano è stato catturato all’esterno della clinica dove doveva effettuare una terapia. Al momento secondo la procura di Palermo le sue condizioni permettono la detenzione. “Possiamo garantire che coniugheremo il diritto alla salute con l’assoluta sicurezza” nell’espiazione della pena “di un ex latitante pericoloso catturato con molta fatica dopo molti anni” ha assicurato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervistato da Radio 24.
Il supercarcere aquilano accoglie reclusi in regime di 41 bis, il “carcere duro”. All’Aquila sono stati ospitati detenuti “eccellenti” condannati per reati di mafia, come Leoluca Bagarella – sta scontando l’ergastolo per strage -, Raffaele Cutolo della nuova camorra organizzata, Francesco Schiavone detto Sandokan (esponente dei Casalesi), esponenti del clan siciliano dei Madonia e, in ultimo, Felice Maniero della cosiddetta Mala del Brenta, detto “faccia d’angelo”, all’Aquila in regime di semilibertà. All’Aquila ha fatto tappa in alcune occasioni anche Totò Riina e, in passato, anche il boss di Marano Antonio Orlando, alias Mazzolino, oggi a Terni.


























