Per anni la sinistra ha agitato la questione morale come una clava contro gli avversari. Oggi dovrebbe avere il coraggio di guardarsi allo specchio.
Dal caso Ranucci, sostenuto per anni politicamente da Pd e Movimento 5 Stelle, fino ai rapporti controversi con personaggi discussi e alle vicende che hanno messo in dubbio l’opportunità della sua permanenza alla guida di Report: se la morale vale, deve valere sempre. E per tutti.
Poi ci sono i tanti Comuni campani sciolti per infiltrazioni mafiose, con amministrazioni e rappresentanti politici riconducibili anche all’area progressista. E prima ancora le enormi distorsioni di alcune politiche del M5S, dal Reddito di cittadinanza al Superbonus: misure difese per anni mentre il conto per lo Stato cresceva enormemente.
Non si tratta di dire che la corruzione o il malaffare appartengano alla sinistra. Sarebbe una sciocchezza. Si tratta di smontare un’altra favola: quella secondo cui la sinistra avrebbe una superiorità morale naturale e quindi il diritto di impartire lezioni agli altri.
La questione morale non ha colore politico. E se la sinistra vuole davvero occuparsene, dovrebbe cominciare da casa propria: meno indignazione selettiva, meno solidarietà di partito, più rigore sui propri uomini, sui propri errori e sulle proprie responsabilità.
Perché la morale usata soltanto contro gli avversari non è morale. È propaganda.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews

























