Sarà ascoltato nelle prossime ore, nel carcere romano di Rebibbia, Valter Lavitola, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. L’ex editore dovrà comparire davanti al gip, Iole Moricca, per l’interrogatorio di garanzia dopo il provvedimento eseguito lunedì. Secondo l’accusa, sarebbe lui ad aver commissionato l’attentato del 16 ottobre scorso, quando un ordigno venne collocato nei pressi della casa di Ranucci a Pomezia in località Campo Ascolano. La Dda contesta inoltre la circostanza aggravante del metodo mafioso.
L’intervista bomba
“Lavitola voleva parlare con noi – fanno sapere dalla redazione di Mow – perché avevamo contattato il suo socio in alcune società africane, il cui nome non è ancora uscito sui giornali, ed era molto preoccupato da quello che quest’ultimo ci avrebbe potuto dire. ‘Dovete considerare che lo Zimbabwe è un paese al tracollo, con 100 euro fanno di tutto. Poche ore dopo, Lavitola è stato arrestato.
“Se sono stato io è colpevole anche Ranucci: il governo non c’entra niente”
Nel corso della telefonata, poi, Lavitola ha detto altre cose molto inquietanti. Sul possibile movente dell’attentato, ad esempio, ha ragionato ad alta voce: “Se l’ha fatto Gomes, vuol dire che l’ho fatta fare io, e se l’ho fatta fare io, vuol dire che l’ho fatto d’accordo con Sigfrido”, ma per lui la verità è molto più immediata. Quanto al movente politico, ha liquidato con sicurezza l’ipotesi di un mandante istituzionale: “Non credo che ci sia qualcuno del governo che ha mandato i servizi segreti a mettere la bomba”. Infine ha accennato alla possibilità di volare in Africa per sistemare alcune questioni sospese, salvo poi frenarsi da solo, per via di un accordo preso con la Procura. Poche ore dopo, quella libertà gli è stata tolta dai giudici.
Le cose da chiarire e la richiesta di Salvini
L’ultima intervista di Lavitola getta ulteriori ombre sull’attentato a Ranucci. Commentando la vicenda, Matteo Salvini ha definito il caso come una “vicenda torbida” chiedendo che la Rai rifletta sul futuro di Report, pagato con i soldi pubblici. Mentre il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, evidenzia come Ranucci appaia “immerso in una rete di relazioni e di rapporti che ne appannano la presunta figura di eroe senza macchia e senza paura. Lavitola ed altri personaggi descrivono un quadro simile a quello che per noi è sempre stato evidente. Servizi orientati in una certa maniera. Attacchi reiterati ad alcuni settori della politica e della impresa”. Da qui lo stesso inevitabile sillogismo: con quali presupposti può proseguire la messa in onda di Report?
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