
Il governo Draghi ottiene la fiducia al Senato. Passa con 95 sì e 38 no: i senatori pentastellati si dichiarano “presenti non votanti” per non far mancare il numero legale, quelli di Lega e Forza Italia non partecipano al voto. Ma i numeri sono troppo esigui e Draghi sale al Quirinale. Prende corpo l’ipotesi di elezioni anticipate e la data potrebbe essere quella del 2 ottobre.
“Chiedo che sia posto il voto di fiducia sulla risoluzione presentata dal senatore Casini“, ha detto il premier Mario Draghi chiudendo la replica al Senato. La risoluzione prevede una sola riga: “Udite le comunicazioni del premier si approva”. Autonomie, Insieme per il futuro, Italia viva, Leu e Pd votano a favore. Contro Alternativa e FdI. “Oggi è un giorno triste e drammatico per l’Italia”.
I lavori dell’Aula del Senato sono stati sospesi per un’ora e mezza. La richiesta è arrivata da Forza Italia: inutili le proteste di Fdi di dare invece subito la parola al premier per la replica. Enrico Letta e Roberto Speranza al Senato hanno incontrato il capo politico di M5S, Giuseppe Conte. Sono state depositate due risoluzioni, una della Lega a prima firma Roberto Calderoli e una presentata da Pier Ferdinando Casini. Il premier attende le posizioni dei partiti a una condizione: nessuna cesura netta rispetto al programma fino a qui portato avanti e nessun “profondo rinnovamento” dell’esecutivo. L’agenda di governo non deve cambiare, fanno sapere da Palazzo Chigi. Silvio Berlusconi, nel tentare l’ultima mediazione, ha sentito Draghi e Mattarella. Ma il Capo dello Stato ha avuto contatti con tutti i leader di maggioranza. Lega e Forza Italia avevano lanciato l’ultimatum: “Siamo disponibili a un ‘nuovo patto’ di governo, guidato ancora da Mario Draghi, senza il M5S e profondamente rinnovato”. Poco prima nel suo discorso Draghi si era detto pronto a ripartire con un nuovo patto di fiducia. “Voi siete pronti a ricostruirlo?”, ha chiesto all’Aula del Senato. Matteo Salvini – che in queste ore ha avuto ripetuti contatti con Giorgia Meloni – è rimasto immobile. Come anche i senatori 5S.






















