
Scade il 31 dicembre, l’ipotesi più forte è che sia esteso fino a marzo o aprile in modo da mantenere tutti gli strumenti di intervento contro l’epidemia, a partire dalla struttura commissariale. Lungo il percorso di questa decisione, che sarà presa la prossima settimana e sulla quale ancora il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si deve pronunciare, ci sono due problemi: la tenuta della maggioranza, visto che una parte della Lega non è d’accordo; e l’elezione del presidente della Repubblica, non solo perché la proroga dello stato di emergenza è divisiva, ma anche perché se il futuro di Draghi è al Quirinale, lasciare Palazzo Chigi in pieno stato di emergenza conclamato dalla proroga rischia di risultare una nota stonata.
L’alternativa è trovare percorsi legislativi che mantengano l’impalcatura. Tenendo sempre conto che una legge servirà comunque, perché con l’attuale normativa lo stato di emergenza non può durare più di 24 mesi, dunque potrebbe essere prorogato solo fino al 31 gennaio. In linea di massima è necessario mantenere alta la guardia fino a primavera in attesa di verificare se si avvererà la previsione del direttore dell’Aifa, Nicola Magrini: «La variante Omicron si sta mostrando meno pericolosa del previsto. Per alcuni anticorpi monoclonali la copertura c’è. Non andiamo verso un’incapacità di gestire la Omicron se diventerà prevalente».

























