Marano, disastro della rete idrica: un progetto per salvare il territorio. Ecco cosa ci scrive un lettore

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Marano di Napoli, novembre 2021

– ai cittadini di Marano
– pc agli amministratori della Città
Oggetto: Cedimento tubazione principale rete idrica cittadina

Cosa succederebbe se dovesse cedere improvvisamente la condotta
principale della rete idrica cittadina? Per più di un mese i rubinetti dell’intera città
rimarrebbero a secco mentre stato e regione cercherebbero di riparare il sistema
per ridurre l’emergenza civile e sanitaria. Il Comune farebbe da spettatore perché
non ha né soldi, né personale, né progetti.
I cittadini più abbienti farebbero acquisto di acqua dai privati mediante
autobotti che riempirebbero i serbatoi esistenti. Ai costi attuali (che inevitabilmente
salirebbero per l’aumento di richieste) un camion di acqua da 10 tonnellate costa
circa 100 €.
Una famiglia di quattro persone ha bisogno, per lavarsi e cucinare di circa 15
tonnellate al mese e sono i primi 150 €. Per bere occorre acqua minerale e sono
tra i 40 e i 50 € in un mese. Se si decide di utilizzare acqua minerale anche per
cucinare in quanto l’acqua dei camion non è certificata sono, come minimo, altri
100 €. In totale dai due ai trecento euro di spesa in più. Non ne parliamo se la
casa è sprovvista di serbatoi alimentabili dalla strada. I più poveri, invece, faranno
interminabili file ai camion pubblici di rifornimento e si laveranno in bacili e tinozze
come qualche secolo fa.
La maggior parte di voi penserà: “a parlato ‘a ciucciuvettola!”
A tal proposito sarebbe forse utile sapere che la tubazione principale della
rete idrica di Marano è stata messa in opera quasi cento anni fa, prima della
seconda guerra mondiale ed è quasi un miracolo che regge ancora. E sapete
perché ancora resiste anche se è ormai in fin di vita? Perché fu fatta da uno degli
ultimi amministratori della città in ghisa sferoidale!
Ma che hanno fatto sindaci, commissari e consiglieri negli ultimi ottanta anni?
Non esprimiamo giudizi ma riportiamo i fatti.
Nel bilancio comunale le spese previste di esercizio sono pari a zero; quelle di
manutenzione anche. La quota di ammortamento della rete idrica è nulla; il valore
della rete nello stato patrimoniale non è previsto. Non c’è personale comunale
specificamente addetto all’esercizio e alla manutenzione della rete. Non esistono
protocolli di controllo (tranne quelli previsti dalla legge ed effettuati dall’ASL). Non
esistono programmi di manutenzione periodici e/o predittivi.
Nel Comune non hanno neanche la mappa della rete idrica cittadina!
Allo stato attuale:

Il 50% delle forniture idriche finisce in falda per le perdite della rete.
Il 50% del residuo viene utilizzato senza allacciamenti ufficiali.
L’ultimo 25% viene regolarmente fatturato dal Comune agli utenti.
Il 20% degli utenti pagano le bollette.
Conclusioni: La rete idrica di Marano può collassare in qualunque
momento con gravi conseguenze non solo igienico sanitario ma addirittura
con significative conseguenze sulla vita delle persone.
Per invertire la rotta non si propongono sterili proteste che sarebbero
addirittura paradossali perché l’ottanta per cento degli elettori non paga le bollette
dell’acqua ed è quindi corresponsabile del degrado ma:
1) Redazione, ad opera di un team di esperti, di un progetto di una rete
primaria magliata offerto ai Pubblici Amministratori a titolo gratuito.
2) Consulenza ed appoggio per ottenere il previsto contributo del PNRR
(missione 2) che si aggira tra uno e due milioni di euro ad opera dello stesso team
e sempre a titolo gratuito.
3) Consulenza ed appoggio, nella ipotesi che l’Ufficio Tecnico Comunale non
abbia le risorse umane necessarie, per ottenere, a norma del principio di
sussidiarietà, l’intervento dei Tecnici della Regione.
4) Aiuto per il lancio simultaneo di una campagna mediatica importante per il
coinvolgimento attivo della parte sana della popolazione con l’aiuto di giornalisti del territorio di livello.

Firmato:
Anonymus
Perché non c’è bisogno di visibilità ma di serietà.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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