Il classico suicidio perfetto, quello del Pd al Senato sul ddl Zan: il testo infatti è stato rispedito in commissione grazie alla cosiddetta “tagliola”, approvata con voto segreto dopo la richiesta di FdI, Lega e Forza Italia. Dopo aver rifiutato ogni tentativo di mediazione, insomma, Enrico Letta ottiene un assoluto, totale, nulla di fatto. Una bruciante sconfitta, per il segretario, che punta il dito contro il centrodestra e quella Italia Viva che, al contrario, una mediazione la aveva cercata (semplicemente perché conscia del fatto che, altrimenti, i numeri per approvare la legge sull’omotransfobia non ci sarebbero stati).
Ma il suicidio perfetto si arricchisce di ulteriori capitoli. Il primo, la polemica esplosa tra Pd e M5s, con accuse reciproche, ma anche all’interno degli stessi democratici, con Valeria Fedeli che chiede le dimissioni di Simona Malpezzi, che aveva gestito i lavori in Commissione proprio sul ddl Zan. Dunque, il secondo: fonti dem a Palazzo Madama spiegano, sotto anonimato, che alla conta mancano dei voti. “Noi ci aspettavamo 140 voti di chi era a favore del ddl e quindi contro la tagliola, ne mancano all’appello almeno 16“. E ora ci si interroga: chi ha votato contro? I franchi tiratori, come sembra, sono anche all’interno del Pd?.
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