Il 27 settembre di tre anni fa, arrivò un esponente del clan Gambino all’aeroporto Falcone e Borsellino. Venne accolto con tutti gli onori da un gruppo di mafiosi, lo accompagnarono nella bella villa di Mondello che avevano affittato per lui. Villa con piscina. In camera da letto, c’era un regalo per l’illustre ospite: 5 grammi di cocaina. L’ultima indagine dei carabinieri del nucleo Investigativo coordinata dalla Procura di Palermo, che stanotte ha portato a 10 arresti, racconta la riorganizzazione mafiosa che corre fra la Sicilia e gli Stati Uniti. Non è una novità, è un drammatico ritorno al passato, che porta il nome di un paesino alle porte di Palermo: Torretta. Lì dove continua ad essere operativa una famiglia mafiosa che da sempre ha forti relazioni con Cosa nostra americana. Dopo la morte di Totò Riina, il capo dei capi, ancora di più. Perché i “torrettesi” fanno parte del mandamento mafioso palermitano di Passo di Rigano, uscito perdente della guerra di mafia degli anni Ottanta. Chi non fu ucciso dai Corleonesi, dovette andare in esilio negli Usa. Ma la storia mafiosa di Palermo è già cambiata. E l’asse con New York è tornato forte, questo racconta l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, dai sostituti Amelia Luise (di recente passata alla procura europea) e Giovanni Antoci.
Fonte Repubblica
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