E’ stata risucchiata dall’orditoio al quale stava lavorando. Un infortunio che non ha lasciato scampo a Luana D’Orazio, mamma di 22 anni, morta nella tarda mattina di oggi, lunedì 3 maggio, nel capannone dell’orditura Luana, l’azienda di via Garigliano a Oste, dove era stata assunta circa un anno fa. Immediato l’allarme al 118 dato dai suoi titolari e dai colleghi di lavoro. Inutile, però, la corsa dell’ambulanza: quando i soccorritori sono arrivati sul posto, per la ventiduenne non c’era già più niente da fare.
In pochi minuti il piazzale della fabbrica si è trasformato in un andirivieni di sirene: quelle dei vigili del fuoco arrivati in forze per la difficile e delicata operazione di recupero del corpo da dentro il macchinario, quelle dei carabinieri che, al fianco dei tecnici della Asl, hanno compiuto un lungo sopralluogo e raccolto le testimonianze degli altri operai.
Luana D’Orazio viveva ad Agliana assieme alla figlioletta e ai genitori. Stamani ha cominciato il suo turno come tutti gli altri giorni ma qualcosa non è andata per il verso giusto. Non è chiaro cosa sia successo, non è chiaro perché la giovane sia stata inghiottita dall’orditoio e perché non sia entrato in funzione il dispositivo di protezione che scatta automaticamente e blocca tutto. Saranno gli accertamenti a dare una spiegazione. La procura ha intanto disposto il sequestro di due macchinari: l’orditoio al quale è avvenuto l’incidente e un altro uguale che servirà come termine di paragone per risalire ad eventuali malfunzionamenti o evidenziare eventuali differenze nelle fasi di lavorazione. Disposta anche l’autopsia che fornirà ulteriori elementi utili a ricostruire la dinamica dell’incidente. Sviluppi sono attesi nelle prossime ore.
La titolare dell’orditura ha avuto un malore: è stata trasportata al pronto soccorso in stato di choc dai volontari della Misericordia, ed è stata la stessa associazione a rimuovere la salma e a trasferirla al reparto di anatomia patologia dell’ospedale di Pistoia.
Tra i primi ad arrivare sul posto il sindaco di Montemurlo, Simone Calamai: “Sono tragedie troppo grandi – le sue parole – è necessario rimarcare con forza l’importanza del lavoro sicuro come obiettivo di tutti e per tutti”.


























