Processo Pip, consegnata la relazione dei periti nominati dal tribunale. Ecco l’esito dei sopralluoghi. Sull’impianto fognario cambia lo scenario

0
1.142 Visite

L’esito delle perizie, eseguite nelle scorse settimane nell’area Pip di via Migliaccio, è stato comunicato ieri nel corso dell’udienza che si è tenuta presso il tribunale Napoli nord. I consulenti tecnici hanno fatto luce su diversi aspetti che erano finiti nelle pagine dell’inchiesta coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che accusano i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro – entrambi imputati e a capo dell’azienda che si aggiudicò l’appalto per la realizzazione dei capannoni e delle infrastrutture ad essi collegati – di aver stipulato un patto con il clan Polverino e di non aver eseguito correttamente i lavori.

Uno dei punti più controversi e dibattuti nel corso delle udienze celebrate in questi ultimi due anni riguardava la realizzazione dell’impianto fognario. Per i periti il condotto principale non è stato costruito dalla società dei Cesaro, bensì molti anni prima dal Comune di Marano. La Iniziative industriali di Sant’Antimo, l’azienda che nel 2005 si aggiudicò l’appalto bandito dall’ente cittadino, si sarebbe limitata ad installare dei pozzetti prefabbricati –  privi di cemento armato – per i quali non era necessario richiedere il parere del Genio civile.

Un passaggio, quello sottolineato dai consulenti del tribunale, che in buona sostanza avalla le argomentazioni formulate dai difensori dei Cesaro: gli avvocati Vincenzo Maiello, Paolo Trofino e Michele Sanseverino. I periti hanno tuttavia evidenziato che la sigillatura dei pozzetti non fu eseguita a regola d’arte. I tecnici hanno posto poi l’accento sul sistema antincendio, mai realmente ultimato. Il complesso industriale di Marano, da quanto si evince dalla relazione illustrata in aula, è dotato esclusivamente delle necessarie predisposizioni. Per i fratelli Cesaro, attualmente sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, quel lavoro non fu ultimato per cause di forza maggiore: i reiterati furti di manichette e bocche antincendio.

Un ulteriore passaggio è stato fatto sull’impianto di illuminazione, che a detta dei periti è esistente e, seppur non installato al meglio, potenzialmente funzionante. Il quadro che ne viene fuori, almeno secondo i consulenti tecnici nominati dal collegio giudicante, è parzialmente difforme da quello prospettato dai tecnici della Procura, che eseguirono i loro controlli nell’area poco più di tre anni fa, quando i magistrati napoletani chiesero e ottennero il sequestro della strada di accesso al Pip. Il processo, iniziato oltre due anni fa, si avvia ormai alle battute finali ed entro un paio di mesi – salvo ulteriori sorprese – si arriverà anche all’atteso verdetto. I fratelli Cesaro sono imputati assieme all’imprenditore ed aex assessore provinciale di Forza Italia Antonio Di Guida (ai domiciliari), al tecnico Oliviero Giannella (ai domiciliari) e ai cugini Salvatore Polverino e Antonio Visconti (entrambi a piede libero).

Nel corso dell’udienza di ieri è stato ascoltato anche un teste che ha però riferito su altre questioni: la vicenda Vasad, una delle società riconducibili ad Antonio Di Guida.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti

ads03