Le indagini delle forze di polizia proseguono. La storia del bene confiscato, assegnato a un nucleo familiare dal Comune di Marano senza aver espletato alcun bando pubblico, non è stata e non sarà archiviata. Al netto delle dichiarazioni menzognere di qualche politico locale e delle ricostruzioni che fanno acqua da tutte le parti, la situazione è e resta la seguente: il Comune di Marano ha assegnato un bene, una casa, ad una famiglia del territorio che aveva protestato in municipio affinché l’amministrazione cittadina – come “promesso” (queste le parole della richiedente) – deliberasse il tutto.
Altre famiglie, appresa la notizia, avevano però protestato e si erano rivolte alla nostra redazione. Ma i fatti quali sono?
Il Comune non ha emesso alcun bando o avviso pubblico, ma affidato l’immobile, in via provvisoria, con un decreto sindacale. In pratica si tratta di un affidamento diretto di un bene confiscato con destinazione d’uso “emergenza abitativa”.
Il nucleo familiare che ha ottenuto il bene era posizionato al numero 146 di una graduatoria regionale in cui figurano tutte le famiglie richiedenti di un alloggio popolare (non bene confiscato alla criminalità).
Prima della suddetta famiglie, che versa in difficili condizioni economiche e che ha nel proprio nucleo un giovane affetto da disabilità, ce ne sono in graduatoria almeno altre 100 che attendono analogo alloggio (popolare o comunque acquisito al patrimonio dell’ente).
Il nucleo familiare destinatario della casa, situata nel parco Poggio delle rose a Marano, non era destinatario di alcun provvedimento giudiziario (ufficiale giudiziario) propedeutico allo sfratto. Sfratti che tra l’altro, in piena pandemia Covid, nessuno avrebbe in ogni modo potuto eseguire.
I fatti sono questi e toccherà agli organi inquirenti capire se tutto è stato fatto con i crismi della legalità. Il resto sono ricostruzioni fantasiose o palesemente fuorvianti.
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