Emergono interessanti dettagli dall’ordinanza di custodia cautelare mediante la quale, nella giornata di ieri, sono stati arrestati uomini del sistema maranese dediti al traffico di stupefacenti. Le indagini, condotte dal pm Di Mauro della Dda, si sono concentrate essenzialmente sul gruppo Gala, operante a Roma e a Marano. Gruppo che, secondo i magistrati, farebbe capo a Gala Antonio, che dopo la sua scarcerazione, avvenuta nel 2014, si è trasferito stabilmente a Roma.
Il Gala, legato da vincoli di parentela con il defunto Giuseppe (Peppe ‘o showman”), sarebbe stato supportato nei suoi traffici da Giacomo Gala, alias mandrake, Paolo Gala, da un albanese, meglio noto come Gimmy, e da Ciro Moccia.
Il gruppo, un tempo vicino ai Polverino, negli ultimi anni (2017-2017) avrebbe stretto contatti e legami strettissimi con gli Orlando, in particolare con Armando Lubrano (nella foto) e Celeste De Fenza, entrambi già detenuti. A svelare la natura dei rapporti tra il gruppo Gala e i carrisiani, oltre alle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dalla Procura ed eseguite dai carabinieri di Castello di Cisterna, sono soprattutto le dichiarazioni dei pentiti Teodoro Giannuzzi, in gran parte, e dei collaboratori Di Matteo, Di Lanno e Carra.
Il gruppo “romano”, capeggiato da Gala Antonio, si muoveva su Marano attraverso il consolidato sistema delle quote o puntate. La droga, a Roma, veniva reperita prevalentemente dall’albanese Gimmy, collaboratore di Gala. A tal proposito, dalle intercettazioni relative agli indagati, si evince come la cocaina arrivasse da un canale boliviano (ritenuto anche di buona qualità) e ad un prezzo più conveniente rispetto a quella venduta dal broker del narcotraffico Bruno Carbone, in contatto invece con i narcos colombiani. Gala Antonio, tuttavia, non avrebbe mai spezzato il legame con Carbone.
Dalle indagine emergono altri particolari: i viaggi, diversi, di Armando Lubrano e Celeste De Fenza, dove avevano soggiornato diverse volte prima del loro arresto. Il capo indiscusso è Lubrano e De Fenza, in pratica, e il suo fedelissimo, chiamato a curare soprattutto gli aspetti logistici. Dal racconto degli stessi indagati, attraverso una copiosa opera di intercettazione ambientale e rilievi fotografici (Lubrano e il gruppo vengono immortalati più volte in via Foa a Roma, sulla Boccea e in una dimora da loro scelta), si fa riferimento anche a una donna brasiliana, F.D.S.G, del 1993, con la quale Lubrano avrebbe avuto un legame di natura sentimentale. La donna sarebbe stata con i “maranesi” diverse volte nella capitale e, almeno in un’occasione, anche a passeggio per le strade romane.
Nelle oltre 200 pagine dell’ordinanza si fa riferimento al sistema dei contatti tra i vari gruppi (blackberry, privo di microfono, con un sistema di messaggistica interno al gruppo), alle lamentele di Ciro Moccia nei confronti dell’atteggiamento troppo disinvolto di Giacomo Gala; ci sono, poi, i racconti di Giannuzzi che ricostruisce la genesi del clan Orlando, gli incontri con i pezzi grossi dei Polverino, Simioli, Ruggiero, Nappi e Brunitto, incontrati in una masseria del Casertano e le vicende, già note, che portarono poi alla fusione con i polveriniani di for ‘o truglio, oggetto di recente anche loro di un’ordinanza di custodia cautelare.
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