Spadafora è stato chiaro: “Il protocollo non si tocca”. Il ministro dello Sport, dopo gli incontri con il presidente della Lega Calcio Paolo Dal Pino e il presidente della Figc Gabriele Gravina, ha sgombrato il campo dalle ipotesi di modifiche delle regole del calcio, nonostante la curva dei contagi registri un aumento e all’indomani dell’indecoroso spettacolo di Juventus-Napoli: “Il protocollo è ancora giusto da tenere e da portare avanti, e deve essere rispettato da tutti con il massimo rigore”. Le regole che il mondo del calcio si è dato in era Covid restano quindi ancora valide nonostante il pasticcio di domenica sera, con una squadra in campo senza avversari e l’altra bloccata dalle autorità sanitarie. Ma sia il ministero sia la Federazione ne difendono l’impianto originale facendo intendere, così, che il caso di ieri sera non ha mandato in crisi il protocollo.
Dopo i casi registrati all’interno della rosa partenopea (Zielinski ed Elmas, contagiati probabilmente nel match della settimana precedente contro il Genoa), l’Asl di Napoli ha disposto ai “contatti stretti” (cioè tutta la squadra) dei giocatori positivi “il rispetto dell’isolamento fiduciario”, impedendo così ai calciatori la partenza per Torino. Una decisione in controtendenza rispetto a quelle assunte dalle Asl di altre regioni per casi simili, ma legittima. E, a quanto si desume dalle parole del ministro dello Sport e della Federazione, prevista dai protocolli: “L’autorità sanitaria locale può intervenire in casi particolari, non interviene in deroga al protocollo ma lì dove ci sono delle situazioni particolari”, ha detto Spadafora. La circolare del 2 ottobre adottata dalla Lega prevede espressamente che le norme valgono “fatti salvi eventuali provvedimenti delle Autorità Statali o locali”.



























