San Sebastiano al Vesuvio e quel sito di rifiuti pericolosi diventato oggetto di un’interrogazione parlamentare e numerosi esposti

0
1.882 Visite

E’ diventata un’interrogazione parlamentare la questione del sito di rifiuti pericolosi di San Sebastiano al Vesuvio, oggetto di specifiche denunce presentate presso la procura della repubblica di Nola ed ora all’attenzione del procuratore capo Laura Triassi, da poco insediata dopo una lunga battaglia legale.

L’interrogazione è a firma del parlamentare leghista CANTALAMESSA.

Di seguito il contenuto dell’interrogazione.

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro
per i beni e le attività culturali e per il turismo. — Per sapere:

Premesso che nel comune di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli), in Via Figliola 40/42, al confine con i comuni di Cercola e S. Giorgio a Cremano, è stato realizzato un impianto di trattamento di rifiuti in un’area privata; il 19 maggio 2015 la Ciscav srl ha presentato domanda per l’autorizzazione unica ambientale (A.u.a.) al comune di S. Sebastiano al Vesuvio al fine di installare nell’immobile (un capannone con un piazzale di circa 4.000 metri quadrati) un’attività commerciale di vendita di materiale edile e connessa attività di deposito e recupero di rifiuti non pericolosi R13; risulta all’interrogante che il piazzale e il capannone in questione ricadono in area «A», con interesse storico-ambientale del piano regolatore generale comunale, e in area A.I., poiché all’interno della settecentesca «Villa Figliola» e confinanti con l’area «Pir» della «Masseria Marchese Rota»; sembra che il certificato di destinazione urbanistica rilasciato per l’autorizzazione non indichi tale vincolo; non è chiaro all’interrogante se il comune abbia informato la Soprintendenza; nelle more dell’A.U.A., la Ciscav ha depositato una nuova richiesta autorizzativa, ex articolo 208 del decreto legislativo n. 152 del 2006, ai fini della realizzazione nella medesima zona, di un impianto di deposito, frantumazione e recupero di rifiuti pericolosi e non pericolosi; nella relativa conferenza di servizi la Soprintendenza di Napoli affermava che la richiesta «è relativa ad una modifica per il potenziamento delle attività di trattamento e stoccaggio dei rifiuti in un’area già dedicata a tale attività; che tale ciclo di trattamento avverrà in capannone già esistente e nella parte esterna e che, pertanto, quest’ampliamento non risulta alterare sotto l’aspetto paesaggistico-ambientale le caratteristiche del contesto»; il 17 gennaio 2017, con decreto dirigenziale n. 10 del 17 gennaio 2017 (protocollo 2017.003135) la regione Campania ha autorizzato l’impianto, in subordine comunque alla verifica da parte del comune della compatibilità urbanistica dell’intervento; risulta all’interrogante che, a seguito alla messa in esercizio dell’impianto di frantumazione e recupero dei rifiuti, alcuni cittadini abbiano lamentato notevoli quantità di polveri ed esalazioni e mancata copertura dei rifiuti anche con impianto non funzionante, e abbiano depositato denunce e richieste di intervento.

Peraltro, il suddetto impianto è inserito in un contesto abitativo residenziale,
ove insistono abitazioni, scuole ed aree agricole; risulta all’interrogante che il comune avrebbe eseguito un sopralluogo con la polizia municipale e in quella sede il responsabile del comune avrebbe dichiarato la conformità delle opere rispetto ai progetti autorizzati, nonostante dalle fotografie del sito emerga, secondo i denuncianti, una palese difformità.

Inoltre, il responsabile del comune si sarebbe riservato di verificare la compatibilità
urbanistica, nonostante fosse stato proprio lui ad eseguire la pratica A.U.A. e quella ex articolo 208 e nonostante la regione abbia richiesto al comune, prima dell’inizio dell’attività, di verificare la compatibilità delle opere rispetto alla destinazione urbanistica del luogo;
in relazione alla vicenda sono state presentate interrogazioni comunali, ma non è pervenuta alcuna risposta per i cittadini da parte delle istituzioni comunali; se i fatti evidenziati fossero confermati, il comune di San Sebastiano al Vesuvio avrebbe autorizzato la realizzazione di un impianto industriale di trattamento di rifiuti pericolosi in una zona
A.I. vietata a impianti industriali, nonostante potesse sorgere soltanto un impianto destinato al commercio –: in relazione a quanto esposto in premessa, se i ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda e quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo, in particolare tramite il Comando carabinieri per la tutela dell’ambiente, ovvero tramite la Soprintendenza, in ordine alla sussistenza di eventuali violazioni e alla immediata cessazione dell’impianto.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti

ads03