L’angolo della satira. Marano, dai “fantastici” 4 a Visconti e Ciro Marzi. Storia di una decadenza senza fine…

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Un tempo i “padroni” della città rispondevano ai nomi di Mauro Bertini, sindaco per 13 anni, Biagio Iacolare, ex vicepresidente del consiglio regionale, Corrado Gabriele, ex assessore regionale, Antonio Di Guida, ex assessore provinciale. Erano loro, nel bene e nel male, a determinare le sorti politiche della città, a muovere pacchetti di voti, a gestire trattative e a condizionare le scelte di giunte e uffici tecnici.

Con loro non sono state rose e fiori: Bertini è oggi agli arresti domiciliari per fatti che risalgono a una quindicina di anni fa; Iacolare è indagato (assieme all’ex sindaco Salvatore Perrotta); Di Guida è da tempo ai domiciliari per la vicenda Pip e altro; Gabriele, finito nel mirino della giustizia per vicende strettamente private, è uscito di scena da un bel po’ ed oggi si dedica ad altro.

Sotto i loro “regni”, ognuno per le proprie responsabilità politiche e in attesa delle future determinazioni della magistratura (tra loro, naturalmente, c’è chi ha gestito il municipio più di altri) Marano è diventata quella che tutti sappiamo.

E’ stato portato a compimento, in pratica, ciò che era stato già ampiamente incanalato negli anni Ottanta con i sindaci Dc, Credentino in primis. Marano città del cemento, riversato a fiumi dagli imprenditori del mattone legati ai Polverino, Marano città con pochi servizi e infrastrutture, eppure – nonostante tutto – sembrava esserci almeno una parvenza di efficienza amministrativa. C’era un tribunale (non Giudice di Pace), c’era un cinema, un pronto soccorso per il primo intervento. Sia chiaro: in alcuni uffici succedeva di tutto e a guadagnarci erano spesso gli “amici degli amici”. Di scelte sballate ne furono fatte a iosa: mancata formalizzazione degli espropri, progetti (vedi Pip) gestiti malissimo, saccheggio delle casse comunali e abusi (edilizi e commerciali) a non finire.

Finita la loro era, al Comune si sono avvicendati i vari Mario Cavallo, Angelo Liccardo e una sfilza di commissari prefettizi. Cavallo si dimise dopo 10 mesi; Liccardo fu sciolto per infiltrazioni camorristiche; i commissari – non tutti all’altezza – dovettero raccapezzarsi tra i buchi di bilancio e l’esiguità del personale dipendente. Le cose, pian pianino, sono andate sempre peggio.

I protagonisti di oggi, invece, rispondono ai nomi di Rodolfo Visconti, Lorenzo Di Marino, Paolino D’Alterio e Ciro Marzi. Sono loro, oggi, “a dettare legge” e ogni commento è persino superfluo. Sia ancor più chiaro: nessuna nostalgia per il passato, spesso oscuro e fonte dei disastri odierni. Ma anche per quelli di oggi, ad ogni modo, meglio stendere un velo…

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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