Avremmo preferito volentieri farne a meno. Sugli strani silenzi di Andrea Caso, il deputato Cinque Stelle, molto attivo sugli altri comuni e stranamente silenzioso su Marano, città in cui risiede da una vita. Ma oggi il deputato Caso ha dato alle stampe (non ha avuto nemmeno la buona creanza di inviarlo alla nostra redazione) con un comunicato a dir poco fuori luogo e per certi versi ridicolo. Giova ricordare a Caso e a qualche suo elettore quanto segue:
- Il signor Caso si vanta di fare in silenzio azioni sul territorio in nome della legalità. In realtà nulla ha fatto in questi due anni da deputato, eccezion fatta per un convegno sui beni confiscati che fu disertato dal procuratore capo di Napoli Melillo e che vide la partecipazione, tra gli altri, del magistrato Cesaro Sirignano, poi finito nelle maglie dello scandalo Palamara.
- In tutte le operazioni (arresti, sequestri, acquisizioni, interdittive antimafie e quant’altro) Caso Andrea c’entra come il cavolo a merenda. Tutte le interdittive antimafia emesse, nel corso degli ultimi mesi, contro imprese del territorio controindicate sono state oggetto di provvedimenti prefettizi. I funzionari della prefettura si sono mossi sulla scorta di articoli di stampa o di informative e atti della Procura o dei carabinieri. Caso, in alcuni contesti, non sanno nemmeno chi sia.
- Quanto ai beni confiscati, i 36 beni del clan Polverino gestiti da qualche tempo dal Comune sono stati assegnati all’ente prima che Caso diventasse onorevole. Il Comune, in questi anni, ne ha affidato solo uno a cooperative e associazioni. Si chiama Casa Donna Maria e l’iter fu seguito dai commissari straordinari, non da Visconti né tanto meno da Caso. Caso, insomma, non c’entra un bel nulla. Tutti gli altri casi di beni non utilizzati sono oggetti da anni di articoli-denuncia del nostro sito o di quotidiani nazionali. E in un’occasione, un anno e mezzo fa, fu il pm Maria Di Maria (non Caso) a sollecitare il Comune di Marano (Visconti lo ricorderà perché fu un’occasione pubblica) a darsi una mossa sul fronte della gestione dei tantissimi beni inutilizzati. Il Comune da allora ha bandito, però, solo due procedure: una per via Del Mare e una per via Recca (casa di Armando Del Core, killer di Siani), ma quest’ultimo bando è andato deserto. Caso Andrea, probabilmente, non conosce nemmeno il numero dei beni confiscati presenti sul territorio e nemmeno dove molti di essi siano ubicati. Se vorrà potremmo accompagnarlo.
- Quanto all’inquinamento dell’alveo dei Camaldoli, Caso dice un’altra inesattezza: i controlli (mai completati tra l’altro) furono avviati alla luce delle segnalazioni dei carabinieri di Castello di Cisterna e di altre segnalazioni anonime. Caso, anche in questo Caso, insomma, non ha fatto un bel nulla.
- Nel corso degli ultimi anni, grazie al lavoro della Dda di Napoli, sono state eseguite numerose operazioni sul territorio di Marano e in migliaia di pagine, atti, della Procura, della prefettura e di altri organi non c’è alcun riferimento all’operato del meet up 5 Stelle di Marano o di esponenti politici del suo Movimento. Ci sono invece tantissimi riferimenti al lavoro prezioso, anche per la questione Pip e palazzo Merolla, eseguito da Terranostranews nel corso degli anni. Se vuole possiamo farglieli leggere.
- Invitiamo infine Caso a confrontarsi, alla nostra presenza, in pubblico o in privato, con il procuratore capo di Napoli, dottor Melillo, con i pm della Dda, con i funzionari della prefettura e i vertici dei carabinieri provinciali e regionali in modo da farci dire, dagli organi inquirenti, alla nostra presenza, quali siano state le segnalazioni nel corso degli anni e a chi il deputato le abbia effettivamente inoltrate.
L’onorevole Caso accetterà o teme di essere smentito dalle autorità? Noi siamo prontissimi al confronto, in qualsiasi sede, in qualsiasi luogo.
La verità (politica) è un’altra: il deputato Caso era ed è amico del sindaco Visconti. Sostenne la sua candidatura a sindaco 5 Stelle pochi anni fa, ma fu sconfessato da Casaleggio. Con Visconti, in pieno periodo di emergenza Covid, ha anche organizzato un evento segnato dalle polemiche e dagli assembramenti all’esterno dell’ufficio tecnico comunale. Caso, insomma, non alza il tiro con Visconti per non urtare la sensibilità del suo vecchio amico. E’ storia nota a tanti, poi, che alcuni “attivisti” locali abbiano avviato, mesi fa, un dialogo con il Pd e anche con lo stesso Visconti.
Ma non è tutto. Nello staff di Caso c’è anche un noto avvocato di Marano, tal Antonio Cavallo, titolare del terreno su cui è sorto l’ufficio del Giudice Pace ed è colui che deve beneficiare delle maxi somme sentenziate da un tribunale civile. Più di 220 mila euro (soldi dei cittadini di Marano) nonché il 76 per cento della proprietà di una struttura sorta con fondi europei che il Comune ha in pratica perso per la sua dabbenaggine (dell’ente) o per la malafede di qualcuno. Cavallo era un esponente politico di Sel (anche candidato sindaco in un’occasione) quando il Comune non formalizzò l’esproprio del terreno ed era ed è in ottimi rapporti con esponenti del Pd di Marano, all’epoca amministratori della giunta Perrotta.
Cavallo è uno degli uomini che maggiormente influenzano (anche in passato, quando Caso era alle prime armi in politica) il suddetto deputato. Anche sulla vicenda dell’ufficio del Giudice di pace, di cui abbiamo scritto decine di volte (uno scandalo enorme), Caso non ha aperto bocca. Sarà un caso?
Caso dimentica infine che ci sono alcuni consiglieri comunali indagati, un ex dirigente, un ex consigliere (Bertini) ai domiciliari e due candidati sindaci che sono andati via facendo affermazioni gravissime sulla gestione amministrativa del municipio. Caso, che legge tutto, è stato sempre silente. Per altri comuni, però, ha richiesto l’invio di una commissione d’accesso agli atti. A Marano, invece, sotto i riflettori della Dda da diversi mesi no. Insomma Caso non convince nessuno e il suo comunicato è l’ennesimo autogol.
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