Oggi, domenica 2 febbraio, ricorre l’anniversario della morte del professor Carlo Palermo. Scrivere di lui per ricordarlo, rende onore al merito di una persona straordinaria, ma potrebbe giovare maggiormente a chi, leggendo di lui, apprenderà o ricorderà… rifletterà.
La sua morte improvvisa e inaspettata sconvolse tutti quelli che lo conoscevano, forse perché la forza e l’energia che sprigionava in ogni sua idea, creazione, battaglia sembravano dover rimanere per sempre inossidabili negli anni.
Tutti rimasero sgomenti e ammutoliti, tantissimi sentirono il bisogno di esprimere la propria stima e ammirazione per una persona certamente fuori dal comune.
Ci piace riprendere da quei commenti, senza altro aggiungere, il loro comune denominatore, le qualità che frequentemente gli venivano riconosciute a tutti i livelli.
Grande onestà intellettuale, particolare lungimiranza, geniale creatività artistica, notevole impegno civico e sociale, instancabile entusiasmo nel portare avanti gli ideali e difendere gli alti valori in cui profondamente credeva.
Ricordiamo brevemente le tappe fondamentali della sua vita, determinate da scelte spesso drammaticamente sofferte, ma dettate unicamente dalla costante ricerca della verità e della libertà.
Nato a Milano da genitori meridionali, piccolissimo si trasferì a Napoli dove completò studi tecnico-scientifici. Il trasferimento a Marano negli anni ‘80, come abitazione e come luogo di lavoro, determinò importanti svolte nella sua vita privata e professionale, attraverso paralleli percorsi di introspezione da un lato e di conoscenza del nuovo luogo di residenza dall’altro.
Scoprì un impellente bisogno di esprimersi attraverso la creazione di opere d’arte, principalmente sculture, da autodidatta, non avendo seguito un regolare corso di studi artistici. La qualcosa meravigliava positivamente in primis lui stesso, poi gli occasionali fruitori e infine gli addetti ai lavori che lo apprezzavano moltissimo e lo invitavano a proseguire nella sua ricerca artistica. Ricerca che è continuata per tutta la sua vita.
Inizia, infatti, con una produzione di tipo figurativo in tufo, dove il rigore geometrico, derivatogli dagli studi tecnici, veniva abilmente coniugato alla plasticità delle forme. Sperimenta poi l’uso di materiali poveri e nobili (sabbia, filo di ferro, bronzo, argento). Arriva poi al superamento delle forme figurative attraverso produzioni di arte astratta, tutte generate da complessi calcoli matematici e talvolta operando una conversione di quelle forme geometriche in creazioni musicali, grazie al lavoro condiviso con un amico compositore.
Attraverso “Una porta oltre l’orizzonte”, come talvolta commentava, riscoprì talenti e passioni fino a quel momento inimmaginabili. In quei primi anni cominciò a delinearsi una personalità poliedrica e versatile anche in altri ambiti artistici (poesia, musica, fotografia) dove continuava ad estrinsecare la sua prorompente e geniale creatività.
Questa scoperta di insospettabili interessi determinò anche una rivoluzione nella sua didattica, forse grazie anche alla guida illuminata e illuminante della Preside della sua scuola ed alla felice intesa con un gruppo di colleghi che viaggiavano sulla sua stessa lunghezza d’onda, avvertendo l’esigenza di nuove modalità di insegnamento.
Ideò e realizzò un teatro nella scuola, favorendo la nascita di attività che riuscivano a veicolare più facilmente contenuti culturali a ragazzi spesso demotivati o con scarsi strumenti di base per un apprendimento “tradizionale”.
Furono gli anni in cui si rese ideatore, promotore ed esecutore di una miriade di progetti. Grazie a lui la scuola cresceva e si arricchiva nella misura in cui fruiva di un continuo scambio culturale con il territorio su cui operava.
Tra i tanti interessi di quegli anni, Carlo Palermo avvertì un desiderio di approfondita conoscenza della nuova realtà che lo ospitava. Con Marano stabilì subito un legame viscerale fino ad identificare nelle radici di questa città, le sue stesse radici. Si appassionò ad ogni suo aspetto, ne studiò le fonti e i materiali per inquadrarla sotto ogni profilo. Ma andò oltre, riuscendo ad offrire egli stesso nuovi contributi, con le sue instancabili ricerche nell’ambito storico-archeologico, urbanistico-architettonico, paesaggistico- ambientale, avvalendosi di lavori condivisi con amici giornalisti e studiosi locali.
Dinanzi al grave stato di degrado in cui versavano molti edifici, palazzi storici, chiese, castelli, masserie, pur consapevole degli inevitabili rischi di crollo, di abbattimento e di speculazione edilizia non si è mai scoraggiato portando avanti missioni impossibili agli occhi di molti.
La cura, la tutela e il desiderio di salvaguardare e tutelare questo territorio sono stati per anni il suo pane quotidiano. Trasferiva costantemente la conoscenza e lo studio di questa realtà nella scuola, attraverso percorsi di legalità. La sinergia tra l’insegnamento e l’impegno civico e sociale sul territorio diedero vita a importanti eventi, quali sagre, convegni, mostre d’arte, spettacoli, dove la scuola era protagonista insieme con Enti-Istituzioni, personalità del mondo della cultura e dell’arte. Percorsi che certamente contribuirono ad una maggiore presa di coscienza da parte delle autorità competenti.
Miracolosamente furono salvati dall’abbattimento e restaurati i palazzi Merolla e Battagliese, ma non ebbero uguale sorte la storica masseria Galeota e il palazzo Di Guida-Simeoli nella zona della Starza.
Un’attenzione particolare e uno studio trentennale lo ha destinato al complesso eremitico di Pietraspaccata. Era il suo più grande rammarico non essere riuscito a determinare con chiarezza la proprietà del sito, causa di incuria da parte degli Enti preposti e di conseguente collassamento strutturale.
Fino all’ultimo ha denunciato e richiesto urgenti interventi, temendo di non riuscire più a recuperare un sito così singolare.
Per la sua instancabile attività di paladino del territorio maranese, il Comune gli ha conferito una targa posta nel palazzo Battagliese, in occasione del suo trigesimo.
Si auspica che il riconoscimento concreto del suo operato possa estrinsecarsi attraverso segni e percorsi più tangibili (magari un premio in suo nome) che non vanifichino il suo smisurato amore per questa città.
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