La latitanza di Di Lauro favorita da un intero rione. Le dichiarazioni del pentito Tamburrino

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Stando alla ricostruzione del pentito Salvatore Tamburrino, killer di Norina Mattuozzo, un intero rione (“Il Terzo mondo”) avrebbe partecipato alla custodia del latitante. Dice Tamburrino: «Era diventato un mito per tutti. E veniva interessato alle vicende del clan solo per le questioni ordinarie». Ma qual era la rete del più grande boss camorra ormai ex latitante? Dice il pentito: il fruttivendolo, il barbiere, il salumiere, la pensionata, l’elettrauto, la titolare di un negozio di abbigliamenti, un ristoratore di Mergellina. Insomma: un pezzo di rione dei fiori avrebbe offerto la sua protezione al super latitante, gente apparentemente insospettabile. Ha spiegato il pentito Tamburrino: «In questi anni, Marco mi contattava su un cellulare dedicato, solo da usare per sms, che accendevo dalle 16 alle 17 di ogni venerdì, su cui ogni tanto perveniva il messaggio di Marco il quale mi chiedeva di andare dalla sua amica». E chi sarebbe l’amica? È la titolare di un negozio di abbigliamento di Secondigliano, che custodiva gli ordini scritti di Marco Di Lauro. Nomi agli atti, verifiche in corso.

«Trovavo i pizzini che mi mandava il negozio di abbigliamento, oppure mediante il negozio di telefonia non lontano al commissariato di Secondigliano, oppure tramite mio zio Giuseppe, fruttivendolo…».

Ma non è finita, secondo quanto riporta Il Mattino. In questi anni, il boss ha retto il clan anche grazie ad altri appoggi. «Per le cose ordinarie, si gestiva da solo, si muoveva liberamente, per esempio per le visite mediche o per acquisti di abbigliamento. Marco girava liberamente, aveva nella disponibilità macchine piccole che non davano nell’occhio», si legge nel verbale del pentito. Ma torniamo alla rete di insospettabili. Spiega Salvatore Tamburrino: «Mensilmente, dalle piazze di spaccio entravano bei soldi, dopo aver pagato tutti quelli che ho detto (agli atti i nomi degli affiliati, ndr), restano 200mila o 250mila euro, che vengono messi da parte. Io, Benedetto Russo e Giuseppe Prezioso gestivamo la cassa e tenevamo i libri mastri, che ci venivano portati tutte le mattine». Ma dove erano custoditi i libri contabili? «Nella salumeria “omissis”, almeno fino al 2013-2014». E dopo? «I block notes giornalieri li teneva “omissis”, un fabbro che ci aiuta anche a blindare le piazze di spaccio, che a sua volta li conserva dalla signorinella “omissis”. Anche il fabbro prendeva la settimana”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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