
I fronti del dissenso si moltiplicano. Al Senato ha fatto scalpore il passaggio alla Lega di Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro. Quest’ultimo spiega che la sua scelta nasce «dalle disfunzioni nel rapporto tra Parlamento e governo». I vertici del Movimento puntano invece il dito sull’attivismo leghista per minare la maggioranza e fargli perdere pezzi. A Palazzo Madama sono sotto osservazione anche i tre senatori che hanno firmato per il referendum sul taglio dei parlamentari, materia identitaria del Movimento: sono Mario Giarrusso, Luigi Di Marzio e Gianni Marilotti. Il primo è apertamente in rotta con Di Maio e ora mette anche in dubbio il voto contro Salvini sull’autorizzazione: «Prima di decidere voglio leggere le carte». Di Marzio è un senatore campano che a lungo è rimasto incerto ed è stato ripreso per i capelli dal ministro Federico D’Incà, impedendogli (almeno per ora) il passaggio al Misto.
Ma l’addio pare solo rimandato. Se ne riparlerà a gennaio e si capirà se ci sono le condizioni per andare avanti. Così come al Senato si tiene sotto osservazione anche un gruppo di senatori, tra i quali Emanuele Dessì, che lavorano a un documento che dovrebbe consentire di ottenere il cosiddetto «Senato deliberante», cioè decisioni che dettino la linea politica e che quindi possano anche entrare in contraddizione con quelle di Di Maio. Infine la questione di Gianluigi Paragone, per il quale è stato aperto un procedimento ufficiale dei probiviri.

























