Gole del Raganello, Chiara abbraccia la sorella Michela

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«Oggi è stata una giornata bellissima. Ho visto le due sorelline ritrovarsi e abbracciarsi. Lo scambio tra loro mi ha riempita, mi ha arricchita. C’è tanto da imparare dalle emozioni», si lascia andare Daniela Chieffo, neuropsicologa e psicoterapeuta del Policlinico Gemelli. È l’angelo custode di Michela, 11 anni, eChiara appena 9, sopravvissute alla tragedia del Pollino. Da lunedì notte la più piccola è ricoverata nella terapia intensiva del trauma center pediatrico per sindrome di pre-annegamento, fango e detriti nei polmoni.

La grande l’ha raggiunta a Roma dopo aver partecipato a Qualiano, in provincia di Napoli, ai funerali dei genitori Antonio e Carmen, dunque totalmente consapevole del lutto. La più piccola invece ne sta prendendo coscienza in queste ore dopo il risveglio dalla sedazione. Erano ambedue in gita, ma divise dalla furia dell’acqua. Si sono incontrate ieri per la prima volta aprendosi all’amore immenso che provano l’una per l’altra. Michela questo amore lo ha espresso con semplicità in una lettera scritta ai genitori morti nel torrente in piena. Sono stati gli zii materni, tutti e due infermieri e ora solide presenze al suo fianco, a suggerirle di farlo perché forse l’avrebbe aiutata.

«Cara mamma e caro papà, grazie per avermi dato Chiara, la sorella che tanto desideravo» è il suo primo pensiero. E poi grazie, tanti altri grazie. La scrittura ha un valore terapeutico in questi casi, come il disegno per i bambini di età inferiore. «Le parole sono più difficili da usare, Michela ci ha raccontato nei dettagli quello che è accaduto quel giorno e poi quando ha dovuto affrontare il tema dei genitori perduti ha cominciato a ridere indossando la finta maschera della serenità. Una difesa rigida, un meccanismo di riparazione interno che impensierisce e la mette a rischio.

La regola fondamentale è attenersi alla verità, non dire bugie altrimenti il rischio è di perdere la fiducia di chi come la «piccolina, ti guarda con occhi bellissimi. Non bisogna metterli in modalità di attesa. Anche un bambino di nove anni deve poter ricostruire». Giorgio Conti, direttore del trauma center, uno dei migliori poli pediatrici per queste emergenze assieme al Meyer di Firenze, in trent’anni di professione non si era mai trovato di fronte a una storia di tale sofferenza: «La bambina aveva tanto fango e sabbia nei polmoni, ha bevuto acqua infetta ed è rotolata sui sassi del torrente riportando lesioni muscolari. I colleghi dell’ospedale di Cosenza che l’hanno soccorsa per primi sono stati bravissimi, grazie anche a loro”.

Il Corriere

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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