Boom di pensionamenti nella scuola: più 26 per cento in appena 12 mesi. Dai numeri sembrerebbe trattarsi quasi di una fuga di massa: chi può lascia volentieri il posto ai più giovani anche perché la prospettiva di un ulteriore inasprimento dei limiti per lasciare la cattedra non tranquillizza la categoria. I dati dei pensionamenti che decorreranno dal prossimo primo settembre sono stati resi noti qualche giorno fa dal ministero dell’Istruzione.
Per presentare l’istanza c’era tempo fino al 20 dicembre e le cifre sembrano chiare: maestri e prof hanno presentato oltre 25mila domande (25.246 per la precisione) di uscita, mentre quelle del personale Ata sfiorano quota 8mila. L’incremento maggiore si registra fra i docenti della scuola secondaria superiore: più 32 per cento di uscite rispetto al 2017. Segue la scuola primaria che, con oltre 7mila e 200 pensionamenti richiesti, contabilizza un aumento del 29 per cento.
Per passare la mano “a richiesta” quest’anno occorrevano quasi 43 anni di contribuzione e 66 anni e 7 mesi di età. Tre gli aspetti che, probabilmente, hanno influito su questi dati: l’invecchiamento della categoria, che ha avvicinato i paletti della legge Fornero; la voglia di lasciare per l’eccessivo carico di lavoro e di stress che i docenti sono costretti a sopportare a scuola; e l’incertezza legata a ulteriori modifiche e riforme che metterebbero buona parte della categoria in difficoltà maggiori.
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