È cominciata lunedì scorso a Guardia Sanframondi la settimana di Riti penitenziari tra i più osservati e studiati del mondo occidentale. Quella dei Riti Settennali di penitenza in onore della Vergine Assunta di Guardia Sanframondi in provincia di Benevento è una delle manifestazioni identitarie più inclusive della società contemporanea. Si ripete ogni sette anni e si protrae per sette giorni a partire dal lunedì successivo la festa dell’Assunzione, secondo un cerimoniale antico e consolidato di fede espressa attraverso l’esperienza penitenziaria. Cuore delle celebrazioni è la quattrocentesca Basilica Santuario dell’Assunta e san Filippo Neri nel centro storico del paese medievale sovrastato dal restaurato castello normanno. Per consentire al massimo il raccoglimento dei fedeli e dei pellegrini, quest’anno il sindaco Floriano Panza, attraverso due ordinanze ha vietato l’uso del cellulare per documentare il rito per domenica 27 agosto, e per quella stessa data ha stabilito la limitazione del traffico istituendo aree di sosta fuori dal centro di Guardia, e nei comuni limitrofi con un servizio di navette che partiranno ogni 10-15 minuti a cominciare dalle ore 6:00. Tutta la comunità guardiese partecipa alla preparazione del rito e ciascun abitante diventa tassello del grande mosaico che compone il rituale -ma non tutti scelgono di partecipare allo stesso modo- ci spiega monsignor Fausto Carlesimo, massimo esperto dei Riti guardiesi. -Si possono individuare quattro diversi tipi di penitenza: c’è chi fa la scelta del cammino orante, accompagnando la processione con la preghiera e con il canto, chi di essere componente dei quadri viventi, i cosiddetti Misteri,rievocazioni in costume tratte dalla Bibbia, dall’agiografia cristiana e dalla storia della Chiesa; chi sceglie la penitenza con la “disciplina” autoflagellandosi secondo la tradizione napoletana e c’è chi si batte il petto con una spugnetta irta di spilli, i cosiddetti “battenti” che l’ultimo giorno dei riti, attraverso la “macerazione della carne” si infliggono una purificazione che li renda partecipi della Passione di Cristo-. Le ultime due modalità sono svolte in totale anonimato,con in dosso un saio ed un cappuccio bianco con delle piccole occhiaie funzionali solo alla visione del percorso. I quattro rioni Croce, Portella , Fontanella e Piazza, ciascuno con due giorni di processione, uno di “penitenza” e uno di “comunione”, susseguendosi dal lunedì al sabato si preparano a quella che sarà la madre di tutte le processioni che avrà luogo domenica 27 agosto dove tutti i rioni, contemporaneamente, insieme ad un imprecisato ma numerosissimo numero di “battenti”, rapperesenterà l’acme del settennio con un rituale che da secoli non conosce declino e che attrae decine di migliaia di devoti, turisti, curiosi da ogni dove come testimonia anche la presenza di giornalisti di testate prestigiose come National Geographic e New York Times, e il grande interesse di antropologi, sociologhi e registi cinematografici. “ Quella di Guardia è, e si autorappresenta come comunità religiosa prima che civile- descrive il professor Marino Niola- e tutti gli aspetti del rituale oltre che essere funzionali alla purificazione , hanno una precisa funzione didattica”. Ma la tradizione dei Riti non è l’unica peculiarità di questo singolare comune sannita. Il recupero e la valorizzazione del patrimonio artistico, storico ed architettonico di cui è dotato (basta citare la presenza nelle chiese guardiesi degli stucchi di Antonio Domenico Vaccaro e i dipinti di Paolo De Matteis,allievo di Luca Giordano) ha affiancato il persorso intrapreso per il riconoscimento del comprensorio quale patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco per la produzione storica di vini di grande qualità. Il centro storico inoltre negli ultimi 8-10 anni è diventato dimora stabile, specie in estate, di cittadini di una decina di nazionalità diverse.Statunitensi, neozelandesi, australiani, perlopiù artisti, che pur non avendo legami familiari con gli abitanti, hanno scelto di comprare casa a Guardia Sanframondi riconoscendo nello stile di vita del piccolo borgo antico il loro ideale esistenziale.
Angela Mallardo

Angela Mallardo

























