Giudice di Pace, assemblea infuocata: tutti contro Giugliano. Il Comune più popoloso prova a rilanciare, ma il rischio chiusura è sempre più concreto

Assemblea infuocata stamani nella sede del Giudice di pace di Marano: l'ufficio è a rischio chiusura ma non tutti i nodi sono stati sciolti.

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Assemblea infuocata stamani a Marano, dove era in programma una riunione per discutere sul futuro del Giudice di Pace, ormai ad un passo dalla chiusura. Assemblea indetta dai rappresentanti delle associazioni forensi territoriali, Antonella Panico e Donato Minicozzi (Aiga e Palumbo) a cui hanno preso parte alcuni amministratori dei sette comuni del mandamento giudiziario e il consigliere dell’Ordine di Napoli nord Gianfranco Mallardo.

Sul banco degli imputati è finito – come era prevedibile – il Comune di Giugliano, che vorrebbe rientrare nel patto firmato a suo tempo dai comuni dell’hinterland ma che non ha ancora sciolto tutti i nodi sulle modalità di partecipazione.

Giugliano, in pratica, deve fornire personale e fondi per contribuire al mantenimento del presidio giudiziario. Almeno due figure professionali e spese che devono essere ripartite su base demografica. L’ente più popoloso, rappresentato stamani dall’assessore Marino, ha comunicato agli avvocati presenti e agli altri comuni di aver individuato una figura professionale da dirottare (forzatamente) presso la struttura di Marano ma, nel contempo, di non poter assolvere all’esborso economico (circa 130 mila euro) per il mantenimento della sede. Giugliano ha ribadito che tale impedimento è imputabile alle difficoltà di bilancio.

La posizione del comune giuglianese è stata aspramente criticata dagli avvocati e da altri amministratori comunali, in primis dall’assessore di Mugnano Vincenzo Massarelli. Critico anche dall’avvocato Saverio Griffo, rappresentante del comune di Marano, ente capofila che da due anni anticipa le somme per il mantenimento dell’Ufficio.

Entro il 3 novembre va sottoscritta o integrata la convenzione da presentare al presidente del tribunale di Napoli nord, Elisabetta Garzo. Senza quella convenzione la Garzo comunicherà (in realtà lo ha già fatto) al Ministero della Giustizia che Marano non ha i requisiti per poter andare avanti.

“Il presidente Garzo ha una responsabilità di non poco conto – dicono i rappresentanti degli avvocati – l’eventuale chiusura di Marano, infatti, avrebbe ripercussioni notevoli anche per l’ufficio giudiziario di Aversa, già di per sé ingolfato. Auspichiamo che la Garzo e il Ministero facciano le opportune valutazioni prima di deliberare atti che potrebbero avere conseguenze nefaste per gli utenti e gli operatori del settore”.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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