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Tre anni di amministrazione Liccardo. Tre anni di polemiche, salti della quaglia, trame, intrecci, litigi e riappacificazioni. Ecco i nostri voti ai protagonisti dell’ultimo triennio. Deludono i vecchi. I peggiori: Liccardo, Palladino, Migliaccio, Bertini e Marra. Bene Anna Sorrentino e qualche giovane. Alcuni sono da rivedere.
Angelo Liccardo. voto 3,5. Non un furfante, certo, ma campione di immobilismo e tentennamenti sì. Si era proposto come il nuovo e invece si è incartato nelle logiche della vecchia politica. Clamoroso l’autogol quando decise (ad agosto) di ritirare le dimissioni senza un vero progetto politico alle spalle e facendo leva su due trasformisti.
Vincenzo Marra. Voto 3. Presidente del Consiglio sempre in vena di forzature regolamentari. Paga dazio per l’uso maldestro dello statuto e del regolamento comunale e per la presenza (ingombrante) dell’avvocato Nando Scotto, suo nume tutelare.
Salvatore Ricciardiello. Voto 4. Contestatore di Liccardo nel periodo della crisi del luglio del 2015 e poi, in un battibaleno, vicesindaco con delega ai Lavori pubblici. E’ scivolato su qualche presunto conflitto di interesse.
Gennaro Ruggiero. Voto 4,5. Attivo, attivissimo fin dagli esordi. Ha il merito di aver ripreso qualche progetto e il torto, grande, di aver lavorato per il rientro del sindaco pur sapendo che non c’erano le condizioni politiche. Tanto lavoro per nulla, visto che alla fine è stato “fregato” anche lui.
Michele Palladino. Voto 2. Candidato sindaco del centrosinistra e poi straordinario interprete dell’italico trasformismo. Ha sostenuto, nel corso degli anni, Bertini, Cavallo e Liccardo, salvo poi lasciare la barca prima che affondasse.
Mauro Bertini. Voto 3. Di voglia di andare a casa non ne aveva proprio e si è visto in più di un’occasione, quando attraverso le pagine del suo blog ha fornito assist e suggerimenti a Liccardo. In Consiglio ha fatto “ammuina” come da par suo, ma il disco è sempre lo stesso e ormai ha stancato.
Alessandro Recupido. Voto 3,5. C’era una volta un comunista. Il consigliere dell’Altra Marano è sembrato, in realtà, la controfigura di un vecchio democristiano. Di voglia di sloggiare non ne aveva e si è limitato a punzecchiare la truppa Liccardo con qualche battuta e poco più.
Francesco Migliaccio. Voto 2,5. Un altro campione di trasformismo. Eletto in una lista di estrema sinistra, si è quasi subito avvicinato a Liccardo. Per lungo tempo ha seguito le riunioni della minoranza, ma era tutta una messa in scena.
Giorgio Sansone. Voto 4-. Troppo legato alla figura paterna, per molti versi ingombrante. Ha una buona dialettica Giorgio, ma dovrebbe far politica ascoltando (soltanto) la propria testa.
Pasquale Coppola. Voto 5,5. Ha il torto (grande) di aver contribuito all’elezione di Palladino. E’ partito in sordina, poi ha capito che non era più il caso di tergiversare. Alla fine ha dato il suo prezioso contributo alla minoranza.
Marco Tagliaferri. Voto 5,5. Ha il torto (grande) di aver contribuito all’elezione di Palladino e di esser passato dall’opposizione alla maggioranza. Ha il merito però, dopo il mea culpa, di essersi allontanato dall’amministrazione Liccardo fin da luglio e di aver mantenuto la linea fino alla fine.
Francesca Beneduce. Voto 3,5. Impalpabile, a tratti superba e presuntuosa. Da assessore si è segnalata per poco o nulla; si è invece distinta per i cambi di casacca a livello regionale.
Anna Sorrentino. Voto 6,5. Per l’impegno e la professionalità dimostrata. Mai un giorno assente dal Comune, da staffista è stata promossa assessore. Ce l’ha messa tutta, ma accanto a lei c’erano solo macerie.
Nicola Paragliola. Voto 4. Stesso discorso fatto per la Beneduce. Impalpabile. Però, al contrario della sua collega, non si è mai “atteggiato” né tanto meno negato.
Titty Astarita. Voto 4-. Anche lei troppo legata alla figura paterna. Se si decide di far politica, devono contare anche e soprattutto le proprie idee.
Lorenzo Abbatiello. Voto 6. Ha resistito alle lusinghe di Liccardo e ha dato il suo contributo alla causa dell’opposizione. Può e deve fare di più, ma il tempo è dalla sua parte.
Denis Scarmozzino. Voto 3-. Permaloso, permalosissimo. Il suo modo di fare ha scatenato proteste e finanche qualche rissa. Ha il torto (grave) di aver gestito alla meno peggio la questione dell’isola ecologica.
Biagio Baiano Voto 3-. Uno dei peggiori in assoluto. E’ riuscito nell’intento di perdersi in mille rivoli. Partecipò alla seduta pre-golpe, ma poi decise di non salire dal notaio di Calvizzano. Sua la gaffe più clamorosa: l’astensione sul voto relativo alla sala del commiato.
Angela Di Guida. Voto 6. Ha il torto, come i suoi compagni di avventura, di aver contribuito all’elezione di Liccardo. Ha il merito, dopo qualche tempo, di averne preso le distanze e di aver lottato, con tenacia, affinché la giunta cadesse.
Lino Catuogno e Dino Pellecchia. Vale lo stesso discorso fatto per la Di Guida.
Roberto Sorrentino. Voto 6. Qualche volta ha spinto sull’acceleratore, qualche volta è sembrato un po’ soft. E’ giovane e può ancora migliorare, a patto che dedichi più tempo alla politica.
Castrese Alfiero. Voto 3,5. Da un politico della sua esperienza ci si aspettava molto di più. A settembre tuonò contro il sindaco, pretese un cambio di passo ma poi è tornato mestamente e tristemente nei ranghi.
Saverio Santoro. Voto 3. Qualche polemica qua e là in Consiglio, sempre allineato e coperto anche quando era il caso di prendere le distanze. Non ha inciso, ha sprecato l’ennesima occasione.
Marina Di Palma. Non pervenuta.
Maria Del Fiore. Voto 3,5. Le è mancato il coraggio nei momenti chiave. Non volle recarsi dal notaio per firmare contro Liccardo e alla fine è rimasta incartata.
Luigi Di Marino. Voto 3. L’uomo più ascoltato da Liccardo, il componente del cerchio magico per antonomasia. In Consiglio comunale zero interventi, zero parole, nelle stanze comunali molti suggerimenti ma pochi, pochissimi risultati.
Mimmo Paragliola. Voto 5+. Troppo soft all’inizio, si è via via destato dal torpore.
Enzo Passariello. Voto 5+. Ha dato brio a molti consigli comunali, con polemiche e scambi di battute al vetriolo. Ha dato l’impressione però di non essere costante e, almeno in certi frangenti, di cercare un po’ troppo il dialogo con la parte avversa.
Teresa Di Vaia. Voto 4. Come Ambra Angiolini ai tempi di Non è la Rai: telecomandata!
Anna Garofalo. Voto 5,5. Onesta, ma bertiniana con i paraocchi. Si è impegnata, ma ha inciso poco.
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