Il destino del Comune di Casavatore, città alle porte di Napoli, pare sia racchiuso nelle aule del Tribunale di Napoli. Continua la celebrazione del processo, nella terza sezione della Corte d’Assise, nei confronti dello studio associato de commercialisti De Vita, che erano i commercialisti della società Fisiodomus poi trasformata in Fisiocenter. Secondo l’accusa i De Vita sarebbero al vertice della centrale operativa del giro di false fatture per ottenere i rimborsi dall’Asl Napoli 2 Nord, per una cifra pari a circa due milioni e mezzo di euro.
Fu indagato, per questa inchiesta, anche l’ex deputato irpino dell’allora Pdl Marco Pugliese. Questo è il focus dell’impianto accusatorio del pm Celeste Carrano, che lo ha ribadito ieri al giudice Gabriella Pepe. È stato chiamato al banco degli imputati il fratello più piccolo dei De Vita: Andrea. È difeso dagli avvocati, Petrillo, Sica e Marino. Per lui c’è la richiesta di rinvio a giudizio. Per gli altri due, invece, è stato chiesto il patteggiamento. Intreccio tra politica, professionisti, Pubblica amministrazione e malavita. L’inchiesta nasce nel 2008. Da un lato vi sono le attività inquisitorie coordinate dal pm Henry John Woodcock per i reati contro la Pa; dall’altro il pool anticamorra, con il pm Fabrizio Vanorio, per i rapporti (in società) tra i commercialisti e Carlo Simeoli; quest’ultimo, appunto, imprenditore ritenuto affiliato al clan dei Polverino di Marano di Napoli.
Durante il dibattimento, il pm ha chiesto all’imputato, tra l’altro, il ruolo dell’ex sindaco di Casavatore Salvatore Sannino. Dalle intercettazioni ambientali si è appurato un giro di soldi e che il deus ex machina sia proprio l’ex primo cittadino: 1000 euro prelevati dalle casse della Fisiocenter, 1500 da un esercizio commerciale e 2500 dalla cassa-studio De Vita ed un viaggio ad Eurodisney. Per farne che cosa? Per darli a Caruso dell’Associazione sportiva di Casavatore perché era pieno di debiti. Pressioni, quindi. Soldi per finanziare le attività politico-istituzionali? In ballo comunque c’era anche l’appalto per la costruzione del campo di calcio. Sta di fatto che anche il dipendete comunale Orefice, citato nel processo e che avrebbe partecipato all’intreccio. Tuttavia, il Comune si è costituito parte civile con l’avvocato Giancarlo de Angelis. Mentre la difesa di Andrea De Vita ha posto l’accento sulla indeterminatezza delle intercettazioni ambientali, che il Tribunale del Riesame ha affermato che non vi è né reato di associazione né di corruzione; ed in ultimo che la procura di Napoli non ha mai notificato all’imputato De Vita le intercettazioni. Il prossimo appuntamento è il 10 giugno 2016.
Mario Conforto
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