I guai dell’eurodeputata di Avs allergica alla legge

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Non siamo ancora al caso Soumahoro, l’ex bracciante che Alleanza Verdi-Sinistra portò in Parlamento come simbolo della lotta all’oppressione e che finì travolto dalle vicende giudiziarie che coinvolsero la moglie e la suocera. Ma la nuova grana che investe Ilaria Salis rischia di trasformare anche l’eurodeputata di Avs in una fonte di crescente imbarazzo per il partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

Il punto, stavolta, è semplice e politicamente assai più insidioso: il rapporto con le regole. Il rifiuto di ottemperare a una sentenza del tribunale di Milano, per una somma peraltro modesta, riaccende un interrogativo che accompagna da tempo la figura di Salis: quanto vale il rispetto delle norme quando a doverle osservare è lei?

La domanda non nasce oggi. La sua parabola politica è cominciata proprio da una vicenda in cui la contrapposizione alle regole e alle istituzioni ha avuto un ruolo centrale: la trasferta a Budapest del febbraio 2023, nell’ambito della vicenda che la vede imputata per le violenze ai danni di militanti di estrema destra. Arrestata e detenuta in Ungheria, Salis è diventata prima simbolo della battaglia contro il governo Orbán, poi vittima della «giustizia politica» ungherese e infine eurodeputata.

L’elezione al Parlamento europeo ha cambiato radicalmente la sua posizione processuale, consentendole di beneficiare dell’immunità parlamentare. Quando Strasburgo è stata chiamata a decidere sulla sua immunità, Salis ha sostenuto di essere perseguitata in Ungheria e, al tempo stesso, di essere pronta a rispondere davanti alla giustizia italiana, della quale dichiarava di fidarsi. Il Parlamento europeo ha infine votato contro la revoca dell’immunità, con un margine risicatissimo.

Da allora, però, l’attesa di un processo italiano non ha prodotto gli esiti che quella promessa lasciava intendere. E così il personaggio che si è imposto sulla scena politica come paladina dei diritti e delle garanzie rischia di trovarsi alle prese con una contraddizione difficile da occultare: invocare le regole quando proteggono, considerarle invece negoziabili quando impongono obblighi.

Ed è proprio qui che la vicenda milanese diventa politicamente più velenosa. Perché se le vicende di Budapest possono essere ricondotte alla storia della militanza politica di Salis, il comportamento davanti a una sentenza civile è tutt’altra cosa. Non c’è una barricata, non c’è Orbán, non c’è una battaglia ideologica da rivendicare. C’è una decisione di un tribunale e l’obbligo di rispettarla.

E c’è poi il capitolo europeo. Una volta approdata agli agi dell’Europarlamento, Salis ha scoperto anche il lato materiale della nuova vita da eurodeputata: uno staff di collaboratori finanziato con le risorse del Parlamento europeo, con un budget che può arrivare a circa 27 mila euro al mese. È uno degli strumenti messi a disposizione degli eletti per svolgere il proprio mandato. Ma proprio per questo diventa ancora più interessante osservare come chi dispone di privilegi, tutele e risorse garantiti dalle istituzioni si rapporti alle regole delle stesse istituzioni.

Il problema, insomma, non è soltanto la singola controversia. È la contraddizione politica che rischia di emergere da una serie di episodi: Salis ha costruito una parte rilevante della propria immagine pubblica sulla denuncia delle ingiustizie e sulla contestazione dell’ordine costituito. Ma ora è il suo rapporto con le regole a diventare il tema.

Per Avs può essere un problema serio. Perché un conto è candidare una militante simbolo della protesta; un altro è dover difendere, da partito di governo delle istituzioni democratiche, un’eurodeputata che finisce ripetutamente sotto i riflettori proprio per il suo rapporto con le regole.

Ilaria Salis, da simbolo della ribellione, rischia così di diventare il simbolo di una contraddizione: quella di chi pretende dalle istituzioni diritti, tutele e immunità, ma quando le istituzioni chiedono qualcosa in cambio — semplicemente, di rispettare le loro decisioni — mostra di avere qualche allergia di troppo alla legge.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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