Il progetto DILD Napoli nasce per dare una risposta alla vertenza dei disoccupati e degli inoccupati di lunga durata dell’area metropolitana. Il 20 maggio 2024 Ministero del Lavoro, Comune e Città Metropolitana sottoscrivono un protocollo per attivare percorsi di politica attiva attraverso o tirocini extracurriculari con un’indennità di 600 euro al mese. Il finanziamento è statale, mentre Sviluppo Lavoro Italia è il soggetto attuatore.
Sulla carta, una misura destinata a una platea fragile. Nei fatti, un progetto che finisce travolto dalle irregolarità proprio quando dovrebbe partire.
Il progetto salta per «gravi, diffuse e sistematiche irregolarità»
Il primo luglio Sviluppo Lavoro Italia sospende le attività dopo aver rilevato «gravi, diffuse e sistematiche irregolarità»: dubbi sulla genuinità degli atti, dati non veritieri, incoerenze tra PFI e Unilav, problemi nell’assegnazione dei tutor e disallineamenti sulle sedi.
Non si tratta, dunque, di un dettaglio formale o di un semplice inciampo burocratico. Nel provvedimento viene evidenziato il rischio di aggravare il «danno amministrativo, finanziario e contabile» sulle risorse pubbliche.
L’8 luglio il Ministero revoca il finanziamento.
A questo punto dovrebbe iniziare la fase più delicata: capire cosa sia successo, accertare le responsabilità e spiegare ai destinatari perché un progetto finanziato dallo Stato sia stato fermato per irregolarità definite gravi, diffuse e sistematiche.
Invece, la vicenda prende una strada diversa. Ora è finanziato dalla Regione, ma nessun chiarimento sul precedente. Oliviero e De Luca si smarcano. Critiche dalla Rostan a Nappi. E’ l’ennesimo carrozzone clientelare del centrosinistra?
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