Marano, un anno di commissariamento: luci, ombre e promesse ancora da mantenere. Il bilancio vero oltre la propaganda dei soliti

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Un anno di commissariamento a Marano non è né il disastro raccontato da qualcuno per interesse politico, né la stagione dei miracoli che altri provano a dipingere. È un bilancio fatto di luci e ombre, di alcuni risultati concreti e di molte questioni ancora irrisolte.

Per fare un bilancio serio, però, bisogna partire da una premessa: un commissariamento non è una bacchetta magica. I commissari restano al governo di un ente generalmente per 18 mesi, prorogabili fino a 24, e nei primi mesi devono necessariamente comprendere la macchina amministrativa, conoscere funzionari e dipendenti, ricostruire procedure e individuare le criticità più profonde. Se poi si arriva al commissariamento dopo uno scioglimento per infiltrazioni mafiose, la loro presenza diventa ancora più necessaria: serve innanzitutto a fermare determinate dinamiche e a creare le condizioni per ripartire.

Dunque, niente propaganda. Ma neppure letture pregiudiziali.

Personale e servizi: qualche passo avanti

Uno dei dati più significativi riguarda il personale. In un Comune da anni alle prese con carenze numeriche e difficoltà finanziarie, gli ingressi registrati nell’ultimo anno rappresentano un elemento sicuramente positivo, con un incremento superiore al 18 per cento.

Un rafforzamento che, se accompagnato da una migliore organizzazione interna, può incidere concretamente sulla capacità dell’ente di erogare servizi e svolgere controlli.

Bilancio discreto anche sul fronte delle opere e dei servizi pubblici. Dopo 16 anni di attesa è stato aperto l’asilo nido comunale, mentre sul fronte cimiteriale è stato completato l’iter burocratico per i nuovi loculi, attesi da quasi vent’anni.

Qualcosa è migliorato anche sul fronte della manutenzione. Gli interventi, rispetto al passato, sembrano procedere con maggiore celerità, anche se la situazione generale resta lontana dall’essere risolta.

Telecamere: oltre cento occhi sul territorio

Tra gli aspetti più positivi c’è sicuramente l’attivazione di oltre cento telecamere sul territorio.

È un risultato tutt’altro che secondario, soprattutto perché le difficoltà nella realizzazione e nell’utilizzo di un sistema di videosorveglianza erano emerse anche tra gli elementi richiamati nella relazione che portò allo scioglimento del Comune.

Le telecamere possono rappresentare uno strumento importante sia per la sicurezza sia per il contrasto all’abbandono indiscriminato dei rifiuti. Ma, come dimostrano i fatti, da sole non bastano.

Ambiente, il vero tallone d’Achille

È proprio sul fronte ambientale che il bilancio diventa decisamente negativo.

Qualcosa si è mosso, soprattutto nelle ultime settimane anche grazie al supporto delle nuove telecamere, ma le sacche di inciviltà restano enormi. Strade e marciapiedi continuano a essere utilizzati come discariche a cielo aperto e in alcune zone, anche nei pressi delle scuole, la presenza di ingombranti abbandonati è diventata una costante.

Il problema non è soltanto quello di rimuovere i rifiuti dopo che sono stati abbandonati. Serve un sistema di controllo e sanzionamento capace di scoraggiare comportamenti che ormai, in alcune aree, sembrano essere diventati una consuetudine.

Abusivismo commerciale e codice della strada

Anche sul fronte degli abusi commerciali resta ancora molto da fare.

Qualcosa in più si è visto invece nei controlli sul codice della strada. Sono aumentati i controlli e sono state elevate numerose sanzioni, anche nei confronti di decine di automobilisti.

Ma il problema dei marciapiedi occupati abusivamente resta in larga parte irrisolto. E questo rappresenta una delle contraddizioni più evidenti: si controlla di più, ma alcune situazioni di illegalità continuano a essere tollerate o comunque non definitivamente risolte.

Tributi e rifiuti: due nodi da sciogliere

C’è poi la questione dell’operazione Municipia e della gestione dei tributi, partita sotto la precedente amministrazione comunale. Anche in questo caso restano alcune zone d’ombra che meriterebbero maggiore chiarezza.

Altro capitolo delicato è quello della raccolta dei rifiuti. La ditta attualmente incaricata, arrivata attraverso un bando della precedente amministrazione, appare in diversi aspetti inadeguata rispetto alle esigenze del territorio. E i problemi ambientali raccontati quotidianamente dalle strade di Marano sembrano confermare che il sistema abbia bisogno di una revisione profonda.

Il nodo dei funzionari

Una delle questioni più delicate riguarda però la macchina amministrativa interna.

A Marano esistono funzionari che da venti o trent’anni hanno assunto un peso enorme nella gestione quotidiana dell’ente. Il commissariamento avrebbe potuto rappresentare l’occasione per una verifica più profonda di ruoli, responsabilità e meccanismi interni.

Questo non significa mettere in discussione indiscriminatamente il lavoro dei dipendenti, ma interrogarsi sulla necessità di una rotazione effettiva delle responsabilità e di una macchina amministrativa che non dipenda eccessivamente da poche figure.

Anche alla luce del fatto che alcuni funzionari sono stati citati nella relazione che ha portato allo scioglimento del Comune, sarebbe stato auspicabile un intervento più incisivo.

Sovraordinati e ufficio legale

Non particolarmente brillante, almeno finora, appare anche l’apporto dei sovraordinati.

Meglio, invece, il percorso intrapreso dall’ufficio legale, dove l’uscita dell’ex avvocato convenzionato Marciano ha lasciato spazio all’inserimento di un nuovo legale e di alcune figure professionali che possono contribuire a riorganizzare un settore particolarmente delicato.

Il caso Giudice di pace

C’è poi una vicenda sulla quale sarebbe necessaria una risposta chiara: il Giudice di pace.

Non è ancora sufficientemente chiaro se il Comune continui a sostenere costi per l’occupazione della struttura da parte di privati, nonostante il sequestro dell’immobile e lo sgombero dei faldoni.

Se così fosse, sarebbe una situazione difficilmente comprensibile e sulla quale l’amministrazione commissariale dovrebbe fare immediatamente chiarezza. Perché continuare a pagare per una struttura sottoposta a sequestro e ormai sgomberata sarebbe, evidentemente, un fatto che meriterebbe spiegazioni precise.

PUC, serve chiarezza

Un altro capitolo sul quale sarebbe opportuno fare maggiore chiarezza è quello del Piano urbanistico comunale (PUC).

Il piano risulta ancora nella disponibilità dei carabinieri per le verifiche del caso, mentre l’ufficio tecnico ha nel frattempo avviato l’iter di alcune procedure. Al tempo stesso, però, dallo stesso ufficio è stato spiegato che le norme di salvaguardia hanno una durata di tre anni.

Una precisazione che, al netto degli aspetti tecnici e procedurali, rischia di alimentare un interrogativo politico e amministrativo: si sta realmente lavorando per arrivare rapidamente a una definizione del PUC oppure si sta semplicemente prendendo tempo?

Su un tema così delicato per il futuro urbanistico di Marano, sarebbe necessaria una posizione chiara, con tempi, passaggi e obiettivi facilmente comprensibili ai cittadini.

Teatro Alfieri, palasport e beni confiscati

Restano poi sul tavolo alcune partite che non possono essere rinviate all’infinito.

Si attendono i bandi per il Teatro Alfieri e il palasport, mentre sul fronte dei beni confiscati alla criminalità organizzata non sembrano esserci, almeno al momento, novità di particolare rilievo.

Sono dossier importanti, anche simbolicamente. Soprattutto per una città che ha affrontato un commissariamento proprio dopo uno scioglimento legato alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Finanze: fuori dal dissesto, ma non ancora fuori dalle difficoltà

Sul piano finanziario, il dato positivo è che Marano è uscita dal dissesto.

Ma sarebbe un errore trasformare questo risultato in una fotografia troppo ottimistica della situazione. I conti restano fragili e il Comune continua a muoversi in una situazione finanziaria tutt’altro che semplice.

Essere usciti dal dissesto è un traguardo importante, ma non significa avere risolto tutti i problemi strutturali dell’ente. Le difficoltà restano e richiedono una gestione rigorosa, capace di evitare che le criticità si ripresentino negli anni successivi.

Il bilancio, senza tifoserie

Dopo un anno, dunque, il quadro è complesso.

Positivo il rafforzamento del personale, l’apertura dell’asilo nido, l’iter per i nuovi loculi, qualche miglioramento nelle manutenzioni e soprattutto l’attivazione della videosorveglianza.

Negativo o ancora insufficiente il bilancio sul fronte ambientale, dell’abusivismo commerciale, della gestione dei rifiuti e della riorganizzazione profonda della macchina amministrativa.

Ancora da chiarire alcune questioni legate alla gestione dei tributi, al PUC e soprattutto al Giudice di pace.

Ancora ferme partite importanti come Teatro Alfieri, palasport e valorizzazione dei beni confiscati.

E sul piano finanziario, l’uscita dal dissesto rappresenta certamente un passo avanti, ma non autorizza a dire che Marano sia definitivamente fuori dalle sabbie mobili.

Il commissariamento, insomma, non può essere giudicato né come una stagione miracolosa né come un fallimento a prescindere. Il suo vero risultato si misurerà soprattutto nella capacità di lasciare in eredità una macchina comunale più solida, trasparente e autonoma.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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