È stata pianificata nei minimi dettagli e preparata per mesi la spettacolare rapina avvenuta giovedì nella filiale numero 10 della Crédit Agricole, in piazza Medaglie d’Oro, a Napoli. A ricostruire le fasi del colpo è stata anche una dipendente dell’istituto, che ha raccontato quanto accaduto sul canale web del Mattino, mentre prosegue senza sosta la caccia ai componenti della banda.
Secondo gli investigatori, si tratterebbe di un gruppo composto da un numero variabile tra le sei e le dieci persone, presumibilmente napoletane, esperte e ben organizzate. Un commando che avrebbe studiato a lungo il piano, vivendo e muovendosi per settimane — forse mesi — nei cunicoli sotterranei della rete fognaria cittadina.
Il percorso sotterraneo e la fuga
Gli inquirenti hanno ricostruito un tragitto lungo oltre due chilometri tra gallerie, snodi e condotti fognari. Il percorso partirebbe dall’area di piazza Medaglie d’Oro per degradare verso via Salvator Rosa, fino a collegarsi con la zona compresa tra il Museo, via Foria e i Quartieri Spagnoli. Proprio da qui i rapinatori sarebbero riusciti a dileguarsi.
Un elemento chiave del piano sarebbe stato il controllo del territorio anche in superficie: alcuni tombini sarebbero stati sigillati preventivamente, così da impedire o rallentare un eventuale intervento rapido delle forze dell’ordine attraverso la rete fognaria.
Il colpo e i sospetti sul basista
Il blitz si è svolto con precisione militare. Una parte del gruppo è entrata nei locali della banca attraverso un foro sotterraneo di appena 55 centimetri di diametro, mentre altri complici hanno fatto irruzione dall’ingresso principale, prendendo in ostaggio clienti e dipendenti.
Tra i dettagli che alimentano i sospetti degli investigatori c’è quello di una sbarra di ferro perfettamente adattata per bloccare una porta antipanico dall’interno. Un elemento che lascia ipotizzare la possibile presenza di un basista, qualcuno con accesso alla filiale o conoscenze interne.
Inoltre, prima della fuga, i rapinatori avrebbero piazzato microcariche sugli estintori presenti nel corridoio del caveau. L’esplosione ha saturato l’ambiente con polveri e schiume, cancellando eventuali tracce utili alle indagini, come impronte o residui biologici.
Momenti di terrore tra gli ostaggi
Le testimonianze dei presenti raccontano attimi di grande tensione. In un primo momento i banditi si sarebbero mostrati relativamente calmi, ma con l’arrivo dei carabinieri la situazione è degenerata. Minacce, urla e panico hanno preso il sopravvento.
«All’inizio sembravano tranquilli, poi si sono innervositi e hanno minacciato di ucciderci», ha raccontato un ostaggio. Alcuni clienti sono svenuti, tra cui un’anziana di oltre ottant’anni con una protesi all’anca, impossibilitata a stendersi a terra come ordinato dai rapinatori.
Indagini in corso
Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dai carabinieri, proseguono con l’analisi delle immagini di videosorveglianza e dei pochi elementi recuperati. Nonostante il tentativo della banda di non lasciare tracce, gli investigatori confidano di individuare elementi utili per risalire all’identità dei responsabili.
Il quadro che emerge è quello di un colpo altamente professionale, studiato nei dettagli e portato a termine da una banda esperta, radicata sul territorio e pronta a tutto pur di portare a termine il piano.


























