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Non solo il dolore per una vita spezzata troppo presto, ma anche la necessità di fare piena luce su quanto accaduto. Dopo la morte di Domenico, il bimbo di due anni e mezzo deceduto ieri mattina all’Ospedale Monaldi, l’attenzione si concentra ora sull’inchiesta che dovrà chiarire ogni passaggio della vicenda clinica.
Il piccolo aveva ricevuto un trapianto di cuore che, secondo quanto emerso, sarebbe stato compromesso. Un organo definito “bruciato”, ritenuto non idoneo, eppure impiantato in una situazione già delicatissima. Da quel momento è iniziata una lunga degenza, segnata da complicazioni, dal ricorso prolungato all’Ecmo per l’ossigenazione extracorporea e, infine, dal peggioramento irreversibile culminato con un’emorragia cerebrale e l’arresto cardiocircolatorio.
La Procura ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità. Si dovrà verificare la catena decisionale che ha portato al trapianto: chi ha valutato l’organo, con quali criteri, quali controlli siano stati effettuati prima dell’intervento e se vi siano stati errori o omissioni. Al centro dell’indagine anche la gestione post-operatoria e le comunicazioni intercorse tra équipe medica e famiglia.
La cartella clinica è stata acquisita e non si esclude il conferimento dell’incarico per un’autopsia, passaggio cruciale per stabilire le cause esatte del decesso e comprendere se vi sia un nesso diretto tra le condizioni del cuore trapiantato e il tragico epilogo. Saranno ascoltati medici, operatori sanitari e tutti coloro che hanno preso parte alle fasi decisive del percorso clinico.
La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, chiede verità. Non cerca colpevoli a tutti i costi, ma risposte chiare. Vuole sapere se quella corsa contro il tempo sia stata segnata solo da un destino avverso o se vi siano state leggerezze evitabili.
Intanto la struttura sanitaria dovrà fornire ogni elemento utile agli inquirenti. È una vicenda che tocca un tema delicatissimo come quello dei trapianti pediatrici, dove la scarsità di organi e l’urgenza clinica impongono decisioni rapidissime ma allo stesso tempo rigorose.
Ora sarà la magistratura a stabilire se si sia trattato di una tragica fatalità o di un errore umano. Per Domenico il tempo si è fermato alle 9.20 di ieri mattina. Per chi resta, comincia il tempo dell’accertamento e, si spera, della verità.

