Consiglio regionale campano, ormai è tutto un affare di famiglie. Il potere si eredita

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Non serve tirare in ballo Edward C. Banfield e il suo familismo amorale, teorizzato dopo un tour nel Sud organizzato da Manlio Rossi Doria. «Amorale per chi?», replicherebbe Clemente Mastella. Né basta scomodare Roberto Calise e il suo notabilato diffuso, quel micro–potere che da decenni regge l’impalcatura della politica meridionale. Oggi il concetto è più semplice – e più pop: il nuovo Consiglio regionale della Campania è una Dynasty allo stato puro. Un parlamento di eredi, consanguinei e affini, dove il consenso si trasmette per linea di sangue e chi resta fuori finisce nel ramo cadetto dell’albero genealogico.

Sul trono più alto dell’assemblea siede Massimiliano Manfredi, dem, fratello del sindaco di Napoli e stratega dei campi larghi, figura ingombrante per Elly Schlein e con lo sguardo già rivolto a Roma. Max – così lo chiamano amici ed elettori – non è un neofita: consigliere regionale navigato, ex parlamentare, figlio di una tradizione politica consolidata. Ma la sua elezione non è solo frutto del curriculum. Il rivale interno, il deluchiano Maurizio Petracca, ha dovuto farsi da parte. I nuovi equilibri parlano chiaro: la prima bandierina è dei Manfredi.

E mentre tra i corridoi serpeggiano malumori, sfoghi amari («Mi sento fottuto») e minacce più o meno velate, il marchio Mastella continua a macinare consenso. Altro che declino. Pellegrino Mastella entra in Consiglio, raccogliendo il testimone lasciato anni fa dalla madre Sandra Lonardo. L’ultimo dei democristiani ha blindato la successione: numeri solidi, fedeltà elettorale intatta, smentiti i profeti di sventura che lo davano sotto la soglia di sbarramento.

Copione simile per Bruna Fiola, alla terza legislatura nelle file del Pd. Il padre Ciro ha occupato lo stesso scranno prima di lei; poi il passaggio di consegne. Oggi guida la potente Camera di Commercio di Napoli. La politica come staffetta familiare.

Il Consiglio pullula di figli d’arte. Giovanni Mensorio (Avanti), avvocato, erede del potente Carmine Mensorio, ex Dc, incassa oltre 22 mila preferenze. Ettore Zecchino (FdI) segue le orme del padre Ortensio, ex ministro e colonna della Balena Bianca. Michela Rostan, figlia dell’ex sindaco di Melito, oggi approdata alla Lega, detiene invece il primato del trasformismo: cinque cambi di casacca certificati.

E poteva mancare la quota “moglie di”? Ovviamente no. Ira Fele, consorte del deputato e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia a Napoli, Michele Schiano, è la più votata tra i meloniani campani con quasi 15 mila preferenze.

Fuori dai giochi restano altri cognomi pesanti: Armando Cesaro, figlio di Luigi; Rossella Casillo, figlia di Tommaso, attuale presidente della Soresa; Giuseppe Sommese, figlio dell’ex assessore Pasquale. Anche le dinastie, a volte, inciampano.

Postilla obbligata su Mario Casillo. È il vero dominatore della tornata elettorale, insieme a Roberto Fico. Non si è candidato – punta più in alto – ma ha piazzato due fedelissimi: Giorgio Zinno e Salvatore Madonna. Risultato? Quasi 80 mila voti in due. Una potenza di fuoco senza precedenti.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews

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