MARANO. Dipendenti e potere interno: liti in municipio, interpello per i nuovi responsabili e polemica sui revisori dei conti

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Un interpello interno per le Elevate Qualificazioni professionali può sembrare un atto tecnico, ma a Marano è molto di più: è il primo vero banco di prova della gestione commissariale sul fronte più delicato, quello del personale comunale. Dopo la recente rimodulazione della struttura amministrativa, con la semplificazione dei settori e la ridefinizione delle deleghe voluta dai commissari, ora bisogna individuare chi guiderà le nuove aree. Tradotto: servono i responsabili. E non è un dettaglio.

Quasi tutte le posizioni attuali scadono il 31 dicembre e molti dei funzionari in carica, secondo quanto emerge dagli atti e dalla relazione che ha portato allo scioglimento del Comune, hanno avuto responsabilità dirette o indirette in errori, omissioni e gravi sviste amministrative. In alcuni casi, anche eclatanti. Non è un’opinione: è nero su bianco nei documenti.

I commissari hanno fatto capire di non voler “radere al suolo” la macchina comunale, ma di voler ricondurre sotto controllo i funzionari, con l’arrivo di sovraordinati preposti alle verifiche. È la linea indicata anche dal prefetto Cardellecchio: non rivoluzioni traumatiche, ma più controllo. Il problema è che, a Marano, la buona volontà rischia di non bastare.

La situazione del personale è critica sotto più profili. Non solo perché il Comune avrebbe bisogno di almeno il doppio dei dipendenti, ma perché da anni alcuni settori sono gestiti sempre dagli stessi, diventando vere e proprie roccaforti di potere, capaci di condizionare colleghi, procedure e decisioni.

Il clima interno lo racconta meglio di qualsiasi relazione: ieri urla, scontri verbali, parole pesantissime tra dipendenti e funzionari di alto livello, udite persino all’esterno del municipio. Al centro, sempre lo stesso copione: un settore dove qualcuno “fa il bello e il cattivo tempo”, spalleggiato da altri due funzionari. Un sistema chiuso, autoreferenziale, che ha prodotto danni enormi.

I commissari temono che uno stravolgimento troppo netto faccia perdere tempo prezioso. Ma il segnale va dato. Perché una parte consistente dello scioglimento, sia sotto l’amministrazione Morra sia in quella Visconti, è direttamente collegata a errori gravi di funzionari, dirigenti e apparati tecnici. Continuare come se nulla fosse significherebbe ripetere gli stessi errori.

L’interpello servirà a capire chi è disposto a metterci la faccia e chi, invece, preferirà sfilarsi. Ma è bene chiarirlo: i commissari possono decidere anche d’imperio, a prescindere dalle domande presentate, soprattutto se qualcuno dovesse astenersi per logiche di solidarietà interna o di conservazione degli equilibri.

Il gioco di potere va spezzato, o il Comune di Marano non si salverà.

Altro nodo cruciale è quello del Segretario generale. Confermare Valentina Santini, presente da mesi e impegnata su dossier delicatissimi, o procedere a una nuova nomina? Senza stabilità in questo ruolo di coordinamento, il rischio è perdere altro tempo prezioso in una fase che invece richiede decisioni rapide e nette.

Intanto, una prima gaffe i commissari l’avrebbero già commessa: la proroga dei revisori dei conti senza procedura pubblica. L’articolo 143 del TUEL è chiaro: in caso di scioglimento per mafia, i revisori decadono automaticamente e l’amministrazione deve procedere con nuova nomina tramite avviso pubblico. Un passaggio tutt’altro che secondario, che espone a rilievi e critiche.

A Marano, oggi, sul personale si gioca la credibilità di tutti: dei commissari, delle istituzioni e della possibilità stessa di uscire da una stagione buia. Senza scelte coraggiose, il rischio non è il conflitto interno. È l’immobilismo. E quello, la città, non può più permetterselo.

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