Marano. Il Comune chiede 53mila euro ai privati per i lavori al Giudice di Pace. L’ente aveva anticipato in toto, ma arriva il no. A rischio anche l’accordo

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Il caso del Giudice di Pace di Marano continua a suscitare polemiche e preoccupazioni, non solo in città ma anche negli altri sei comuni dell’hinterland su cui l’ufficio ha giurisdizione. A tenere banco non sono più solo le ben note questioni relative all’assenza di un contratto tra il Comune e i privati proprietari dei due terzi dell’edificio che ospita l’ufficio, né la cronica mancanza di personale o la sua discutibile qualità.

A complicare ulteriormente il quadro è emersa nelle ultime ore una nuova vicenda: il Comune di Marano avrebbe chiesto ai privati una somma pari a 53 mila euro, come quota parte per i lavori effettuati dopo l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro di qualche mese fa. Un blitz che portò anche a una sanzione per l’ex sindaco Matteo Morra.

La situazione attuale appare quanto mai confusa: si prosegue nella gestione “sine titulo”, cioè senza un contratto formale, tra Comune e privati. Un accordo sembrava in dirittura d’arrivo, ma avrebbe subito una frenata perché ritenuto poco vantaggioso per l’ente.

Come scriverebbe Ennio Flaiano, la situazione è “seria ma non grave” — anche se definirla solo con un eufemismo appare riduttivo. A nostro avviso, la soluzione più logica sarebbe quella di trasferire l’ufficio in un’altra sede, sempre a Marano, ma in un immobile di proprietà pubblica. Continuare in quell’edificio rappresenta, ormai, solo una perdita: per l’ente, ma soprattutto per i cittadini che ogni giorno si trovano a fare i conti con un servizio inefficiente e penalizzato da contraddizioni strutturali e gestionali.

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