Nelle pagine del documento che ha portato allo scioglimento del Comune, da ieri pubblicato anche in Gazzetta Ufficiale, emergono «forme di ingerenza del sindaco nell’attività gestionale» e «condotte omissive rispetto ai richiami prefettizi», che delineano un quadro tutt’altro che efficiente.
Il decreto cita espressamente che «il sindaco ha indirizzato agli uffici note e sollecitazioni in materie rientranti nelle competenze dirigenziali, incidendo sull’autonomia gestionale degli stessi». Episodi concreti vengono ricordati nella vicenda della scuola di San Rocco, dove il primo cittadino «ha trasmesso una nota ai responsabili di settore, determinando una indebita interferenza nella gestione», e in quella relativa all’immobile da destinare a uso scolastico, dove «ha impartito direttive e fornito indicazioni operative agli uffici tecnici», superando i limiti del proprio ruolo politico.
Non mancano i riferimenti alla mancata collaborazione con la Prefettura di Napoli. Il decreto parla di «atteggiamento dilatorio e non collaborativo del sindaco» di fronte alle richieste dell’autorità statale. In particolare, si ricorda che «nonostante le ripetute sollecitazioni, l’amministrazione non ha provveduto alla rimozione di altarini, edicole votive e murales dedicati a soggetti contigui ad ambienti criminali», e che «non è stato garantito il rispetto delle procedure di acquisizione della documentazione antimafia».
Ci sono riferimenti, seppur non espliciti (ci sono invece nella relazione completa), a ditte che hanno eseguito spettacoli a Marano o ditte chiamate in causa per somme urgenza e che erano già state segnalate nello scioglimento del 2020.
Dal decreto di scioglimento, alcuni passaggi.
Anomalie vengono rilevate nei plurimi affidamenti disposti a
favore di una societa’ i cui titolari sono ritenuti contigui alla
criminalita’ organizzata; elementi di controindicazione che si
rilevano anche nei rapporti di parentela e di frequentazione con
soggetti gravati da numerosi precedenti di polizia Peraltro, tali
criticita’ erano conosciute dagli uffici comunali in quanto gia’
oggetto di rilievo in occasione del precedente accesso ispettivo del
2020 in cui erano emersi numerosi profili di illegittimita’ riguardo
a un affidamento disposto in favore della stessa societa’. A cio’ si
aggiungono le irregolarita’ dell’assegnazione del dicembre 2024
disposta in favore della suddetta societa’ senza attendere la
relativa liberatoria antimafia, in assenza dei richiesti motivi
d’urgenza e in violazione del principio di rotazione.
Cosi’ anche nella procedura di affidamento del servizio di
patrocinio legale dell’ente con il rinnovo – in affidamento diretto
per il biennio 2023/2025 – dell’incarico di avvocato del comune in
violazione, anche in questo caso, del principio di rotazione degli
operatori economici gia’ destinatari di precedenti aggiudicazioni.
Vengono segnalate irregolarita’ anche nell’affidamento del
servizio di raccolta rifiuti dato in regime di proroga tecnica allo
stesso gestore in assenza dei presupposti di legge; deroga tecnica da
esperire solo in via eccezionale, come nel caso di ritardo
nell’espletamento della nuova gara di appalto, in quanto la procedura
di urgenza comporta la compressione dei principi di libera
concorrenza e di parita’ di trattamento propri della disciplina dei
contratti a evidenza pubblica. Irregolarita’ contrattuali aggravate
dal fatto che alla ditta affidataria e’ stato riconosciuto un
incremento del canone mensile del servizio in violazione delle norme
di cui al decreto legislativo n. 36/2023.
Anomalie vengono rilevate nel contratto pubblico per la
realizzazione di due spettacoli di intrattenimento stipulato con una
ditta nei riguardi della quale sussistono rilevanti controindicazioni
antimafia per i rapporti parentali e le frequentazioni
dell’amministratore unico con ambienti malavitosi.
Gli esiti ispettivi hanno messo in luce numerose violazioni delle
norme di prevenzione antimafia, in modo specifico dell’art. 100, del
decreto legislativo n. 159/2011 che impone agli enti locali sciolti
ai sensi dell’art. 143 TUOEL di richiedere nei successivi cinque anni
dal decreto dissolutorio l’informazione antimafia prima della stipula
di rapporti contrattuali o del rilascio di concessioni o di
erogazioni, indipendentemente dal loro valore economico. Infatti, in
diversi atti si e’ riscontrata una sostanziale inosservanza della
normativa antimafia da parte degli uffici comunali, che attesta la
difficolta’ dell’ente locale di garantire il rispetto della legalita’
e della trasparenza amministrativa.
A questo riguardo vengono segnalati i casi riferiti a due
societa’ entrambe attive nelle onoranze funebri, settore economico
molto remunerativo nel quale la criminalita’ organizzata tende a
monopolizzare il mercato. In particolare, viene in evidenza la
posizione di una delle succitate ditte, raggiunta da interdittiva
antimafia emessa il 14 gennaio 2025 dalla prefettura di Napoli, il
cui assetto proprietario risulta essere vicino alle locali
consorterie mafiose. Ciononostante, viene segnalato che l’impresa
continua ad essere operativa sul territorio, anche in periodi
successivi all’adozione dell’ostativita’ prefettizia, a causa
dell’assenza di controlli comunali che, nei fatti, hanno vanificato
gli effetti della misura interdittiva. L’altra ditta segnalata
risulta, invece, aver ottenuto dal comune l’autorizzazione
commerciale in assenza della preventiva verifica antimafia e prima
del decorso dei termini per l’acquisizione della relativa
certificazione; inoltre, la predetta societa’, che risulta intestata
a soggetto gravato da reati, sarebbe riconducibile ad altro gruppo
imprenditoriale notoriamente controindicato ai fini antimafia.
L’assenza di iniziative in tema di sicurezza urbana e di
vigilanza del territorio emerge anche dall’inattivita’
dell’amministrazione comunale nell’utilizzo dei sistemi di
videosorveglianza, per i quali, invece, aveva profuso particolare
impegno la precedente gestione commissariale. Peraltro, come rilevato
nella relazione prefettizia, i dati forniti dalle forze di polizia
attestano un aumento dei reati predatori sul territorio comunale, al
cui contrasto avrebbe utilmente potuto contribuire un efficiente
sistema di videosorveglianza. Infatti, risulta che i dispositivi di
videosorveglianza – nonostante la prefettura di Napoli avesse piu’
volte sottolineato la necessita’ di un attento controllo del
territorio – sono rimasti inattivi per oltre un anno.
Lo stesso «contegno omissivo» dell’amministrazione comunale si e’
reso manifesto anche nella mancata rimozione di alcune
rappresentazioni grafiche o pittoriche presenti in certe aree
cittadine; opere e manufatti (murales, altarini, edicole votive e
altro), spesso eseguiti in dispregio del decoro architettonico e
urbanistico, realizzati a scopo commemorativo per celebrare «le
gesta» di soggetti perlopiu’ appartenenti ad ambienti malavitosi,
simboli visibili sul territorio che mostrano una «inquietante
sovrapposizione tra cultura popolare e criminalita’ organizzata».
Orbene, nonostante gli inviti della prefettura di Napoli, volti a
eliminare le suddette rappresentazioni e a ripristinare la legalita’,
il sindaco di Marano nulla ha fatto al riguardo. Negligenza rimarcata
nella relazione prefettizia in quanto «si inserisce in un quadro piu’
ampio di complicita’, di adesione politica e di agevolazioni di un
contesto criminale (…)».
Altra vicenda dalla quale si evince la complice inerzia tenuta
dall’amministrazione comunale e’ quella che riguarda una societa’ di
rivendita e noleggio di veicoli nei cui confronti la prefettura di
Napoli ha emesso (nel luglio 2021) un provvedimento interdittivo
antimafia essendo emersi legami con il crimine organizzato. Anche in
questo caso, pur a fronte dell’ostativita’ prefettizia,
quell’esercizio commerciale ha continuato a operare attesa la
mancanza o comunque l’inefficacia dei controlli disposti dal comune.
La condotta omissiva tenuta dall’ente e’ proseguita malgrado due
specifici inviti rivolti dal prefetto, l’ultimo dei quali indirizzato
in via esclusiva al sindaco di Marano di Napoli nel novembre 2024,
nel quale sono stati rammentati gli adempimenti obbligatori in capo
alle stazioni appaltanti derivanti dall’adozione di provvedimenti
interdittivi antimafia ed e’ stata richiamata l’attenzione del primo
cittadino «affinche’ questi assuma tempestivamente i provvedimenti di
specifica competenza, con invito ad interessare in merito, ciascuno
per la parte di competenza anche il Segretario comunale, il
Comandante della Polizia locale e i dirigenti competenti».
Il desolante quadro amministrativo e gestionale dell’ente locale
che emerge dalle risultanze dell’organo ispettivo viene, se
possibile, ancor piu’, aggravato dall’analisi degli accertamenti a
campione concernenti la riscossione dei tributi locali (TARI, CUP,
acqua, affissioni pubblicitarie) dovuti dalle imprese •commerciali
operanti sul quel territorio. E’ risultato, infatti, che la quasi
totalita’ delle attivita’ controllate, molte delle quali
riconducibili a soggetti controindicati, elude sistematicamente il
pagamento dei tributi con un notevolissimo danno alle risorse
pubbliche. Peraltro, la documentazione fornita dagli uffici
competenti e’ spesso risultata incompleta o mancante, mettendo ancor
di piu’ in risalto la condotta omissiva, se non la vera e propria
connivenza, tenuta in materia dal Comune di Marano di Napoli.
Inefficienze dell’amministrazione comunale vengono rilevate anche
nella gestione dei beni confiscati alla criminalita’ organizzata.
Dagli esiti delle verifiche disposte a campione dalla commissione
d’indagine si rileva che numerosi beni risultano inutilizzati o in
stato di abbandono, in violazione degli impegni assunti dal comune
all’atto della loro assegnazione.
A titolo esemplificativo si fa cenno a un appartamento confiscato
a un esponente di spicco delle locali consorterie, destinato ad
attivita’ sociali e oggetto, come evidenziato nella relazione
prefettizia, di azioni intimidatorie di cui sono stati vittime alcuni
membri dell’associazione assegnataria, bene che risulta completamente
abbandonato; mancanze vengono altresi’ rilevate per un terreno
anch’esso sottratto al patrimonio di un soggetto contiguo a un clan
camorristico, sul quale sono stati eseguiti interventi di
riqualificazione per la realizzazione di un’oasi ecologica, opera
rimasta inutilizzata.
Ulteriore caso emblematico dell’agire amministrativo del Comune
di Marano di Napoli, che ha avuto anche una particolare risonanza
mediatica, e’ rappresentato dall’andamento caratterizzato da plurime
e qualificate inadempienze degli uffici comunali in merito alla
procedura di assegnazione di box auto confiscati alla criminalita’
organizzata. A tale procedura di affidamento, sui cui esiti risulta
pendere una denuncia per turbativa d’asta, hanno partecipato anche
soggetti legati da rapporti familiari con alcuni amministratori
comunali, i quali hanno potuto concorrere alla gara in quanto
un’apposita modifica del regolamento comunale, che invece avrebbe
impedito la loro partecipazione, non e’ stata pubblicata in tempo
utile perche’ differita di cinquantuno giorni. Il complesso e
intricato meccanismo di condizionamento e distorsione che ha,
riguardato la predetta assegnazione risulta confermato anche da una
segnalazione fatta alle forze di polizia circa il coinvolgimento
nella procedura di soggetti vicini all’ex proprietario dei predetti
beni confiscati.
La commissione d’accesso, inoltre, ha segnalato gravi anomalie
nell’iter seguito per alcune pratiche edilizie. A questo riguardo
viene fatto specifico richiamo alla vicenda concernente il rilascio
di un permesso a costruire un edificio residenziale concesso a un
soggetto considerato di spiccato rilievo ai fini antimafia, in quanto
inserito in un contesto, parentale che rimanda ai vertici di una nota
consorteria mafiosa; l’esistenza di tali rapporti potrebbe aver
determinato l’atteggiamento di favore dimostrato dagli uffici
comunali concretizzatosi in «plurimi ed evidenti profili di
irregolarita’» che hanno reso anomalo il procedimento.
Tra le irregolarita’, segnalate vi e’ l’indicazione della diversa
estensione dell’area originariamente prevista nel titolo edilizio
rispetto a quella realmente disponibile; cosi’ come pure le
violazioni relative alle tardive comunicazioni di inizio lavori e le
«successive sospensioni per carenze documentali, senza tuttavia
adottare alcun atto di diniego per carenza dei requisiti previsti
dalla legge». Anche in questa vicenda si evidenzia la condotta
omissiva degli uffici comunali che non hanno adottato tutti i dovuti
provvedimenti «benche’ fossero agevolmente rilevabili i precitati
profili di illegittimita’ in ordine al titolo abilitativo (…)».
Altro caso esemplificativo del modus operandi del Comune di
Marano di Napoli e’ quello riferito a locali privati utilizzati da
anni come plesso scolastico, per i quali l’ente corrisponde un canone
di locazione, costruiti in assenza di permesso edilizio e da tempo
oggetto di varie istanze di condono.
La precedente gestione commissariale, nel disporre la disdetta
del contratto di affitto, aveva individuato la nuova sede scolastica
alternativa a quella originaria in un edificio ritenuto idoneo allo
scopo e nella disponibilita’ dell’ente trattandosi, peraltro di bene
proveniente da quelli confiscati alla criminalita’ organizzata.
L’attuale amministrazione comunale, invece, ha ritenuto di
procedere diversamente proponendo il rinnovo del vecchio contratto;
di fatto, il sindaco di Marano di Napoli, con nota in data 18 marzo
2023, in palese violazione del principio di separazione tra atti
gestionali e quelli di indirizzo politico, ha chiesto agli uffici
comunali «di procedere, con urgenza e con precedenza assoluta
rispetto ad ogni altra pratica analoga – all’istruttoria della
documentazione presentata dal proprietario al fine di verificare (e
rendere edotto il sottoscritto) la possibilita’ di dare seguito
all’istanza e di rilasciare il titolo abilitativo in sanatoria per
l’immobile in questione».
Dunque, la scelta operata dal primo cittadino e’ stata quella di
avviare un nuovo iter istruttorio per il rilascio di un permesso
edilizio dei predetti locali privati che si e’ concluso con il
permesso a costruire in sanatoria, a cui e’ seguita una deliberazione
giuntale del 25 giugno 2024 con la quale e’ stata irregolarmente
approvata una rateizzazione degli oneri concessori, della pratica
edilizia. Di particolare rilievo rispetto alla vicenda in questione
e’ da considerare anche la deliberazione assunta dal consiglio
comunale il 25 febbraio 2025, con la quale e’ stato reso possibile
derogare temporaneamente alla destinazione d’uso abitativo a favore
dell’uso scolastico.
Le molteplici irregolarita’ che hanno segnato la pratica edilizia
hanno consentito all’amministrazione comunale di optare per una
locazione onerosa di una sede scolastica sita in un immobile
«urbanisticamente irregolare e non conforme all’uso scolastico».
Giova, altresi’, evidenziare che il proprietario dei suddetti locali
risulta avere stretti legami familiari e rapporti, di contiguita’ con
esponenti di spicco delle locali consorterie mafiose.
Tale vicenda mostra chiaramente il modus operandi costantemente
seguito – sia nel caso specifico come negli altri innanzi descritti –
dal Comune di Marano di Napoli che sembra orientato a contemperare
gli interessi di natura pubblicistica con quelli della criminalita’
organizzata.
La relazione prefettizia inoltre, ad ulteriore riprova
dell’assoluta mancanza di rispetto della legge, riferisce di
dichiarazioni mendaci rese da alcuni amministratori comunali in sede
di convalida degli eletti, nelle quali viene falsamente attestata
l’insussistenza di cause di incompatibilita’ di cui all’art. 63,
comma 1, n. 6, del. TUOEL riguardo all’esistenza di debiti liquidi ed
esigibili per imposte, tasse e tributi non corrisposti al comune.
Incompatibilita’ per elusioni tributarie – debiti per mancato
pagamento di IMU, TARI, canoni idrici o sanzioni al c.d.s. e
notificati prima della sottoscrizione delle autodichiarazioni la cui
sussistenza avrebbe dovuto impedire di convalidarne l’elezione e che,
invece, sono rimaste occultate a causa di un inadeguato sistema di
controllo interno.
Dall’esame complessivo delle relazioni della commissione di
indagine e del prefetto di Napoli si rileva la sussistenza di
concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o
indiretti tra componenti dell’amministrazione locale ed esponenti
della criminalita’ organizzata di tipo mafioso, nonche’ una grave
mala gestio della cosa pubblica e l’assenza di legalita’ dell’azione
amministrativa.
Tali elementi, come condiviso all’unanimita’ nella menzionata
riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza
pubblica, concorrono a delineare un fondato quadro indiziario del
pericolo di permeabilita’ dell’ente a logiche di tipo criminale. Il
buon andamento e l’imparzialita’ dell’azione amministrativa dell’ente
locale risultano infatti compromessi a causa della rilevata
sussistenza di fattori di inquinamento nella vita politica e
amministrativa dovuti ai rapporti di frequentazione e alle
cointeressenze degli amministratori con soggetti contigui alle locali
consorterie camorristiche, fattori che hanno condizionato la libera
formazione della volonta’ degli organi elettivi e la funzionalita’
dei servizi.
In particolare, i procuratori della Repubblica presenti alla
seduta hanno concordato sull’assoluta fedelta’ della ricostruzione
operata in sede ispettiva e hanno evidenziato i rapporti del sindaco
e vicesindaco con alcuni imprenditori legati al contesto criminale
locale, nonche’ i plurimi affidamenti a favore di imprese
controindicate ai fini antimafia, «deponendo tutti questi fattori,
verso la indubbia presenza di forme di condizionamento della
compagine amministrativa dell’ente».
Le circostanze, analiticamente esaminate e dettagliatamente
riferite nella relazione prefettizia, hanno rivelato una serie di
condizionamenti dell’amministrazione comunale di Marano di Napoli
volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno
determinato lo svilimento e la perdita di credibilita’
dell’istituzione locale, nonche’ il pregiudizio degli interessi della
collettivita’, rendendo necessario l’intervento dello Stato per
assicurare la riconduzione dell’ente alla legalita’.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l’adozione del
provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Marano di
Napoli (Napoli) ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267.
In relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza
criminale, si rende necessario che la durata della gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.