MARANO, COMUNE SCIOLTO PER MAFIA. DECRETO PUBBLICATO ANCHE SULLA GAZZETTA UFFICIALE. C’E’ DI TUTTO: ANOMALIE E IRREGOLARITA’ ANCHE PER GLI EVENTI IN PIAZZA, PROCEDURE ANTIMAFIA MAI RISPETTATE, AFFIDAMENTI A DITTE SOSPETTE, SCARSA TRASPARENZA E ATTEGGIAMENTI OMISSIVI. ALTRO CHE GIUNTA COMPETENTE, UN DISASTRO AMMINISTRATIVO SENZA PRECEDENTI

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Nelle pagine del documento che ha portato allo scioglimento del Comune, da ieri pubblicato anche in Gazzetta Ufficiale, emergono «forme di ingerenza del sindaco nell’attività gestionale» e «condotte omissive rispetto ai richiami prefettizi», che delineano un quadro tutt’altro che efficiente.

Il decreto cita espressamente che «il sindaco ha indirizzato agli uffici note e sollecitazioni in materie rientranti nelle competenze dirigenziali, incidendo sull’autonomia gestionale degli stessi». Episodi concreti vengono ricordati nella vicenda della scuola di San Rocco, dove il primo cittadino «ha trasmesso una nota ai responsabili di settore, determinando una indebita interferenza nella gestione», e in quella relativa all’immobile da destinare a uso scolastico, dove «ha impartito direttive e fornito indicazioni operative agli uffici tecnici», superando i limiti del proprio ruolo politico.

Non mancano i riferimenti alla mancata collaborazione con la Prefettura di Napoli. Il decreto parla di «atteggiamento dilatorio e non collaborativo del sindaco» di fronte alle richieste dell’autorità statale. In particolare, si ricorda che «nonostante le ripetute sollecitazioni, l’amministrazione non ha provveduto alla rimozione di altarini, edicole votive e murales dedicati a soggetti contigui ad ambienti criminali», e che «non è stato garantito il rispetto delle procedure di acquisizione della documentazione antimafia».

Ci sono riferimenti, seppur non espliciti (ci sono invece nella relazione completa), a ditte che hanno eseguito spettacoli a Marano o ditte chiamate in causa per somme urgenza e che erano già state segnalate nello scioglimento del 2020.
Dal decreto di scioglimento, alcuni passaggi.
Anomalie vengono rilevate  nei  plurimi  affidamenti  disposti  a
favore di una societa’ i cui titolari  sono  ritenuti  contigui  alla
criminalita’  organizzata;  elementi  di  controindicazione  che   si
rilevano anche nei rapporti di  parentela  e  di  frequentazione  con
soggetti gravati da numerosi precedenti  di  polizia  Peraltro,  tali
criticita’ erano conosciute dagli  uffici  comunali  in  quanto  gia’
oggetto di rilievo in occasione del precedente accesso ispettivo  del
2020 in cui erano emersi numerosi profili di illegittimita’  riguardo
a un affidamento disposto in favore della stessa societa’. A cio’  si
aggiungono  le  irregolarita’  dell’assegnazione  del  dicembre  2024
disposta  in  favore  della  suddetta  societa’  senza  attendere  la
relativa liberatoria  antimafia,  in  assenza  dei  richiesti  motivi
d’urgenza e in violazione del principio di rotazione.
    Cosi’ anche  nella  procedura  di  affidamento  del  servizio  di
patrocinio legale dell’ente con il rinnovo – in  affidamento  diretto
per il biennio 2023/2025 – dell’incarico di avvocato  del  comune  in
violazione, anche in questo caso, del principio  di  rotazione  degli
operatori economici gia’ destinatari di precedenti aggiudicazioni.
    Vengono  segnalate  irregolarita’  anche   nell’affidamento   del
servizio di raccolta rifiuti dato in regime di proroga  tecnica  allo
stesso gestore in assenza dei presupposti di legge; deroga tecnica da
esperire  solo  in  via  eccezionale,  come  nel  caso   di   ritardo
nell’espletamento della nuova gara di appalto, in quanto la procedura
di  urgenza  comporta  la  compressione  dei   principi   di   libera
concorrenza e di parita’ di trattamento propri della  disciplina  dei
contratti a evidenza pubblica. Irregolarita’  contrattuali  aggravate
dal fatto  che  alla  ditta  affidataria  e’  stato  riconosciuto  un
incremento del canone mensile del servizio in violazione delle  norme
di cui al decreto legislativo n. 36/2023.
    Anomalie  vengono  rilevate  nel  contratto   pubblico   per   la
realizzazione di due spettacoli di intrattenimento stipulato con  una
ditta nei riguardi della quale sussistono rilevanti controindicazioni
antimafia   per   i   rapporti   parentali   e   le    frequentazioni
dell’amministratore unico con ambienti malavitosi.
    Gli esiti ispettivi hanno messo in luce numerose violazioni delle
norme di prevenzione antimafia, in modo specifico dell’art. 100,  del
decreto legislativo n. 159/2011 che impone agli enti  locali  sciolti
ai sensi dell’art. 143 TUOEL di richiedere nei successivi cinque anni
dal decreto dissolutorio l’informazione antimafia prima della stipula
di  rapporti  contrattuali  o  del  rilascio  di  concessioni  o   di
erogazioni, indipendentemente dal loro valore economico. Infatti,  in
diversi atti si e’ riscontrata  una  sostanziale  inosservanza  della
normativa antimafia da parte degli uffici comunali,  che  attesta  la
difficolta’ dell’ente locale di garantire il rispetto della legalita’
e della trasparenza amministrativa.
    A questo  riguardo  vengono  segnalati  i  casi  riferiti  a  due
societa’ entrambe attive nelle onoranze  funebri,  settore  economico
molto remunerativo nel quale  la  criminalita’  organizzata  tende  a
monopolizzare il  mercato.  In  particolare,  viene  in  evidenza  la
posizione di una delle succitate  ditte,  raggiunta  da  interdittiva
antimafia emessa il 14 gennaio 2025 dalla prefettura  di  Napoli,  il
cui  assetto  proprietario  risulta   essere   vicino   alle   locali
consorterie mafiose. Ciononostante,  viene  segnalato  che  l’impresa
continua  ad  essere  operativa  sul  territorio,  anche  in  periodi
successivi  all’adozione  dell’ostativita’   prefettizia,   a   causa
dell’assenza di controlli comunali che, nei fatti,  hanno  vanificato
gli  effetti  della  misura  interdittiva.  L’altra  ditta  segnalata
risulta,  invece,   aver   ottenuto   dal   comune   l’autorizzazione
commerciale in assenza della preventiva verifica  antimafia  e  prima
del  decorso  dei   termini   per   l’acquisizione   della   relativa
certificazione; inoltre, la predetta societa’, che risulta  intestata
a soggetto gravato da reati, sarebbe riconducibile  ad  altro  gruppo
imprenditoriale notoriamente controindicato ai fini antimafia.
    L’assenza  di  iniziative  in  tema  di  sicurezza  urbana  e  di
vigilanza    del    territorio    emerge    anche    dall’inattivita’
dell’amministrazione   comunale   nell’utilizzo   dei   sistemi    di
videosorveglianza, per i quali,  invece,  aveva  profuso  particolare
impegno la precedente gestione commissariale. Peraltro, come rilevato
nella relazione prefettizia, i dati forniti dalle  forze  di  polizia
attestano un aumento dei reati predatori sul territorio comunale,  al
cui contrasto avrebbe  utilmente  potuto  contribuire  un  efficiente
sistema di videosorveglianza. Infatti, risulta che i  dispositivi  di
videosorveglianza – nonostante la prefettura di  Napoli  avesse  piu’
volte  sottolineato  la  necessita’  di  un  attento  controllo   del
territorio – sono rimasti inattivi per oltre un anno.
    Lo stesso «contegno omissivo» dell’amministrazione comunale si e’
reso   manifesto   anche   nella   mancata   rimozione   di    alcune
rappresentazioni  grafiche  o  pittoriche  presenti  in  certe   aree
cittadine; opere e manufatti (murales,  altarini,  edicole  votive  e
altro), spesso eseguiti in  dispregio  del  decoro  architettonico  e
urbanistico, realizzati  a  scopo  commemorativo  per  celebrare  «le
gesta» di soggetti perlopiu’  appartenenti  ad  ambienti  malavitosi,
simboli  visibili  sul  territorio  che  mostrano  una   «inquietante
sovrapposizione tra cultura  popolare  e  criminalita’  organizzata».
Orbene, nonostante gli inviti della prefettura  di  Napoli,  volti  a
eliminare le suddette rappresentazioni e a ripristinare la legalita’,
il sindaco di Marano nulla ha fatto al riguardo. Negligenza rimarcata
nella relazione prefettizia in quanto «si inserisce in un quadro piu’
ampio di complicita’, di adesione politica e di  agevolazioni  di  un
contesto criminale (…)».
    Altra vicenda dalla quale si evince la  complice  inerzia  tenuta
dall’amministrazione comunale e’ quella che riguarda una societa’  di
rivendita e noleggio di veicoli nei cui confronti  la  prefettura  di
Napoli ha emesso (nel  luglio  2021)  un  provvedimento  interdittivo
antimafia essendo emersi legami con il crimine organizzato. Anche  in
questo   caso,   pur   a   fronte    dell’ostativita’    prefettizia,
quell’esercizio  commerciale  ha  continuato  a  operare  attesa   la
mancanza o comunque l’inefficacia dei controlli disposti dal comune.
    La condotta omissiva tenuta dall’ente e’ proseguita malgrado  due
specifici inviti rivolti dal prefetto, l’ultimo dei quali indirizzato
in via esclusiva al sindaco di Marano di Napoli  nel  novembre  2024,
nel quale sono stati rammentati gli adempimenti obbligatori  in  capo
alle stazioni appaltanti  derivanti  dall’adozione  di  provvedimenti
interdittivi antimafia ed e’ stata richiamata l’attenzione del  primo
cittadino «affinche’ questi assuma tempestivamente i provvedimenti di
specifica competenza, con invito ad interessare in  merito,  ciascuno
per  la  parte  di  competenza  anche  il  Segretario  comunale,   il
Comandante della Polizia locale e i dirigenti competenti».
    Il desolante quadro amministrativo e gestionale dell’ente  locale
che  emerge  dalle  risultanze  dell’organo   ispettivo   viene,   se
possibile, ancor piu’, aggravato dall’analisi  degli  accertamenti  a
campione concernenti la riscossione dei tributi  locali  (TARI,  CUP,
acqua, affissioni pubblicitarie) dovuti  dalle  imprese  •commerciali
operanti sul quel territorio. E’ risultato,  infatti,  che  la  quasi
totalita’   delle   attivita’   controllate,   molte   delle    quali
riconducibili a soggetti controindicati,  elude  sistematicamente  il
pagamento  dei  tributi  con  un  notevolissimo  danno  alle  risorse
pubbliche.  Peraltro,  la   documentazione   fornita   dagli   uffici
competenti e’ spesso risultata incompleta o mancante, mettendo  ancor
di piu’ in risalto la condotta omissiva, se non  la  vera  e  propria
connivenza, tenuta in materia dal Comune di Marano di Napoli.
    Inefficienze dell’amministrazione comunale vengono rilevate anche
nella gestione dei beni  confiscati  alla  criminalita’  organizzata.
Dagli esiti delle verifiche disposte  a  campione  dalla  commissione
d’indagine si rileva che numerosi beni risultano  inutilizzati  o  in
stato di abbandono, in violazione degli impegni  assunti  dal  comune
all’atto della loro assegnazione.
    A titolo esemplificativo si fa cenno a un appartamento confiscato
a un esponente di  spicco  delle  locali  consorterie,  destinato  ad
attivita’  sociali  e  oggetto,  come  evidenziato  nella   relazione
prefettizia, di azioni intimidatorie di cui sono stati vittime alcuni
membri dell’associazione assegnataria, bene che risulta completamente
abbandonato;  mancanze  vengono  altresi’  rilevate  per  un  terreno
anch’esso sottratto al patrimonio di un soggetto contiguo a  un  clan
camorristico,  sul  quale   sono   stati   eseguiti   interventi   di
riqualificazione per la realizzazione  di  un’oasi  ecologica,  opera
rimasta inutilizzata.
    Ulteriore caso emblematico dell’agire amministrativo  del  Comune
di Marano di Napoli, che ha avuto  anche  una  particolare  risonanza
mediatica, e’ rappresentato dall’andamento caratterizzato da  plurime
e qualificate inadempienze  degli  uffici  comunali  in  merito  alla
procedura di assegnazione di box auto  confiscati  alla  criminalita’
organizzata. A tale procedura di affidamento, sui cui  esiti  risulta
pendere una denuncia per turbativa d’asta,  hanno  partecipato  anche
soggetti legati  da  rapporti  familiari  con  alcuni  amministratori
comunali, i  quali  hanno  potuto  concorrere  alla  gara  in  quanto
un’apposita modifica del regolamento  comunale,  che  invece  avrebbe
impedito la loro partecipazione, non e’  stata  pubblicata  in  tempo
utile  perche’  differita  di  cinquantuno  giorni.  Il  complesso  e
intricato  meccanismo  di  condizionamento  e  distorsione  che   ha,
riguardato la predetta assegnazione risulta confermato anche  da  una
segnalazione fatta alle forze  di  polizia  circa  il  coinvolgimento
nella procedura di soggetti vicini all’ex proprietario  dei  predetti
beni confiscati.
    La commissione d’accesso, inoltre, ha  segnalato  gravi  anomalie
nell’iter seguito per alcune pratiche  edilizie.  A  questo  riguardo
viene fatto specifico richiamo alla vicenda concernente  il  rilascio
di un permesso a costruire un edificio  residenziale  concesso  a  un
soggetto considerato di spiccato rilievo ai fini antimafia, in quanto
inserito in un contesto, parentale che rimanda ai vertici di una nota
consorteria mafiosa;  l’esistenza  di  tali  rapporti  potrebbe  aver
determinato  l’atteggiamento  di  favore  dimostrato   dagli   uffici
comunali  concretizzatosi  in  «plurimi  ed   evidenti   profili   di
irregolarita’» che hanno reso anomalo il procedimento.
    Tra le irregolarita’, segnalate vi e’ l’indicazione della diversa
estensione dell’area originariamente  prevista  nel  titolo  edilizio
rispetto  a  quella  realmente  disponibile;  cosi’  come   pure   le
violazioni relative alle tardive comunicazioni di inizio lavori e  le
«successive  sospensioni  per  carenze  documentali,  senza  tuttavia
adottare alcun atto di diniego per  carenza  dei  requisiti  previsti
dalla legge». Anche  in  questa  vicenda  si  evidenzia  la  condotta
omissiva degli uffici comunali che non hanno adottato tutti i  dovuti
provvedimenti «benche’ fossero  agevolmente  rilevabili  i  precitati
profili di illegittimita’ in ordine al titolo abilitativo (…)».
    Altro caso esemplificativo  del  modus  operandi  del  Comune  di
Marano di Napoli e’ quello riferito a locali  privati  utilizzati  da
anni come plesso scolastico, per i quali l’ente corrisponde un canone
di locazione, costruiti in assenza di permesso edilizio  e  da  tempo
oggetto di varie istanze di condono.
    La precedente gestione commissariale, nel  disporre  la  disdetta
del contratto di affitto, aveva individuato la nuova sede  scolastica
alternativa a quella originaria in un edificio ritenuto  idoneo  allo
scopo e nella disponibilita’ dell’ente trattandosi, peraltro di  bene
proveniente da quelli confiscati alla criminalita’ organizzata.
    L’attuale  amministrazione  comunale,  invece,  ha  ritenuto   di
procedere diversamente proponendo il rinnovo del  vecchio  contratto;
di fatto, il sindaco di Marano di Napoli, con nota in data  18  marzo
2023, in palese violazione del  principio  di  separazione  tra  atti
gestionali e quelli di indirizzo politico,  ha  chiesto  agli  uffici
comunali  «di  procedere,  con  urgenza  e  con  precedenza  assoluta
rispetto ad  ogni  altra  pratica  analoga  –  all’istruttoria  della
documentazione presentata dal proprietario al fine di  verificare  (e
rendere edotto il  sottoscritto)  la  possibilita’  di  dare  seguito
all’istanza e di rilasciare il titolo abilitativo  in  sanatoria  per
l’immobile in questione».
    Dunque, la scelta operata dal primo cittadino e’ stata quella  di
avviare un nuovo iter istruttorio per  il  rilascio  di  un  permesso
edilizio dei predetti locali  privati  che  si  e’  concluso  con  il
permesso a costruire in sanatoria, a cui e’ seguita una deliberazione
giuntale del 25 giugno 2024 con  la  quale  e’  stata  irregolarmente
approvata una rateizzazione degli  oneri  concessori,  della  pratica
edilizia. Di particolare rilievo rispetto alla vicenda  in  questione
e’ da  considerare  anche  la  deliberazione  assunta  dal  consiglio
comunale il 25 febbraio 2025, con la quale e’  stato  reso  possibile
derogare temporaneamente alla destinazione d’uso abitativo  a  favore
dell’uso scolastico.
    Le molteplici irregolarita’ che hanno segnato la pratica edilizia
hanno consentito  all’amministrazione  comunale  di  optare  per  una
locazione  onerosa  di  una  sede  scolastica  sita  in  un  immobile
«urbanisticamente irregolare  e  non  conforme  all’uso  scolastico».
Giova, altresi’, evidenziare che il proprietario dei suddetti  locali
risulta avere stretti legami familiari e rapporti, di contiguita’ con
esponenti di spicco delle locali consorterie mafiose.
    Tale vicenda mostra chiaramente il modus  operandi  costantemente
seguito – sia nel caso specifico come negli altri innanzi descritti –
dal Comune di Marano di Napoli che sembra  orientato  a  contemperare
gli interessi di natura pubblicistica con quelli  della  criminalita’
organizzata.
    La  relazione   prefettizia   inoltre,   ad   ulteriore   riprova
dell’assoluta  mancanza  di  rispetto  della  legge,   riferisce   di
dichiarazioni mendaci rese da alcuni amministratori comunali in  sede
di convalida degli eletti, nelle  quali  viene  falsamente  attestata
l’insussistenza di cause di  incompatibilita’  di  cui  all’art.  63,
comma 1, n. 6, del. TUOEL riguardo all’esistenza di debiti liquidi ed
esigibili per imposte, tasse e tributi  non  corrisposti  al  comune.
Incompatibilita’  per  elusioni  tributarie  –  debiti  per   mancato
pagamento di  IMU,  TARI,  canoni  idrici  o  sanzioni  al  c.d.s.  e
notificati prima della sottoscrizione delle autodichiarazioni la  cui
sussistenza avrebbe dovuto impedire di convalidarne l’elezione e che,
invece, sono rimaste occultate a causa di un  inadeguato  sistema  di
controllo interno.
    Dall’esame  complessivo  delle  relazioni  della  commissione  di
indagine e del  prefetto  di  Napoli  si  rileva  la  sussistenza  di
concreti, univoci e rilevanti  elementi  su  collegamenti  diretti  o
indiretti tra componenti  dell’amministrazione  locale  ed  esponenti
della criminalita’ organizzata di tipo  mafioso,  nonche’  una  grave
mala gestio della cosa pubblica e l’assenza di legalita’  dell’azione
amministrativa.
    Tali elementi, come  condiviso  all’unanimita’  nella  menzionata
riunione  del  comitato  provinciale  per  l’ordine  e  la  sicurezza
pubblica, concorrono a delineare un  fondato  quadro  indiziario  del
pericolo di permeabilita’ dell’ente a logiche di tipo  criminale.  Il
buon andamento e l’imparzialita’ dell’azione amministrativa dell’ente
locale  risultano  infatti  compromessi  a   causa   della   rilevata
sussistenza  di  fattori  di  inquinamento  nella  vita  politica   e
amministrativa  dovuti  ai  rapporti   di   frequentazione   e   alle
cointeressenze degli amministratori con soggetti contigui alle locali
consorterie camorristiche, fattori che hanno condizionato  la  libera
formazione della volonta’ degli organi elettivi  e  la  funzionalita’
dei servizi.
    In particolare, i  procuratori  della  Repubblica  presenti  alla
seduta hanno concordato sull’assoluta  fedelta’  della  ricostruzione
operata in sede ispettiva e hanno evidenziato i rapporti del  sindaco
e vicesindaco con alcuni imprenditori legati  al  contesto  criminale
locale,  nonche’  i  plurimi  affidamenti   a   favore   di   imprese
controindicate ai fini antimafia, «deponendo  tutti  questi  fattori,
verso  la  indubbia  presenza  di  forme  di  condizionamento   della
compagine amministrativa dell’ente».
    Le  circostanze,  analiticamente  esaminate  e   dettagliatamente
riferite nella relazione prefettizia, hanno  rivelato  una  serie  di
condizionamenti dell’amministrazione comunale  di  Marano  di  Napoli
volti a perseguire fini diversi da  quelli  istituzionali  che  hanno
determinato   lo   svilimento   e   la   perdita   di    credibilita’
dell’istituzione locale, nonche’ il pregiudizio degli interessi della
collettivita’,  rendendo  necessario  l’intervento  dello  Stato  per
assicurare la riconduzione dell’ente alla legalita’.
    Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l’adozione del
provvedimento di scioglimento del consiglio  comunale  di  Marano  di
Napoli (Napoli) ai sensi dell’art. 143  del  decreto  legislativo  18
agosto 2000, n. 267.
    In  relazione  alla  presenza  ed  all’estensione  dell’influenza
criminale,  si  rende  necessario  che  la  durata   della   gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Morale della favola?
A Marano di Napoli, per mesi, si è parlato di un sindaco competente, capace di risollevare la città. Il suo slogan, tanto ripetuto, è sempre stato “Marano Rinasce”, ma magari diremo. Matteo Morra era stato descritto come l’amministratore che avrebbe restituito efficienza e credibilità ma il decreto di scioglimento ha demolito questa farlocca narrazione, tracciando un quadro opposto: si parla – infatti – in più punti del D.P.R. di un’amministrazione segnata da omissioni, interferenze e rapporti inopportuni.

In primo luogo la relazione allegata al decreto evidenzia che il sindaco ha ignorato due note del Prefetto di Napoli: una riguardante il rispetto delle procedure antimafia, l’altra la rimozione di altarini, edicole votive e murales dedicati a soggetti vicini ad ambienti criminali. Nonostante il rilievo delle segnalazioni, l’amministrazione non adottò alcun provvedimento, mantenendo un atteggiamento dilatorio e poco collaborativo. Un sindaco competente questo lo fa?

Il documento riporta anche casi di commistione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, come la scuola di San Rocco, dove il sindaco intervenne direttamente nei procedimenti tecnici, e l’episodio dell’immobile da destinare a uso scolastico, sul quale inviò personalmente comunicazioni agli uffici, sostituendosi di fatto ai dirigenti. Intervento che mostra un modo di governare basato su invasioni di campo, in contrasto con i principi di distinzione delle competenze. Un sindaco competente questo lo fa?

Nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, i Procuratori della Repubblica hanno inoltre segnalato la presenza di rapporti tra il Sindaco, il Vice Sindaco e imprenditori vicini ad ambienti criminali, delineando un contesto di vulnerabilità e condizionamento.

La città che lo considerava “competente” scopre oggi, alla luce degli atti, che quella presunta capacità si è tradotta in una gestione opaca e sgangherata.

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