Egregio Direttore,
Da mesi ormai leggo quasi quotidianamente gli articoli a sua firma, o comunque pubblicati dalla sua testata, inerenti alla tragicomica gestione degli Enti Locali da parte del Ministero dell’Interno in materia di commissariamenti.
L’argomento mi ha molto incuriosito e ho cercato di informarmi al meglio.
Alla luce di quanto riportato da Terranostra, ma anche dopo un’attenta ricerca da me effettuata sul web, mi risulta davvero difficile commentare serenamente l’operato del Ministro Piantedosi riguardo alla gestione di questa problematica nella Regione Campania.
Una Regione che il Ministro — indicato tempo fa addirittura come possibile successore di Vincenzo De Luca — dovrebbe ben conoscere, ma che, alla luce di quanto accaduto, sembra ignorare completamente sotto il profilo socio-politico e criminale, soprattutto per quanto riguarda la provincia di Napoli.
Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni Enti del Napoletano hanno prodotto esiti diametralmente opposti in Comuni anche territorialmente vicini, ma con un peso politico evidentemente molto diverso nei palazzi romani.
L’infiltrazione camorristica — anche solo presunta — ha portato infatti allo scioglimento di soli due Comuni: Poggiomarino e Melito. In quest’ultimo caso, tra l’altro, è poi arrivata l’assoluzione del sindaco, precedentemente arrestato e costretto alle dimissioni, in quanto il reato contestato (scambio elettorale politico-mafioso) è risultato insussistente.
Ma se è stato ritenuto corretto inviare la Commissione d’Accesso prima a Melito e poi a Poggiomarino — e procedere con lo scioglimento degli Enti sulla base del fumus, secondo quanto previsto da questa discutibile normativa — non si comprende perché a Giugliano, Comune coinvolto da ben quattro inchieste, la Commissione sia stata inviata con un ritardo evidente e ingiustificabile.
A Giugliano, il Prefetto prima e il Ministro poi sono addirittura riusciti nell’impresa di permettere lo svolgimento delle elezioni e l’elezione di un nuovo sindaco (cosa quasi accaduta anche a Poggiomarino, ma probabilmente la volontà politica del PD romano ha influito: il candidato sconfitto alle ultime elezioni è oggi segretario napoletano del partito e gli sarà affetto dispiaciuto avere un po’ di tempo per riorganizzarsi e programmare una facile vittoria post-commissariamento).
A Giugliano, il paradosso è sfociato nel ridicolo: la Commissione d’Accesso ha impiegato meno di tre mesi per concludere i propri lavori e inviare la relazione in Prefettura.
È difficile credere che centinaia di pagine siano risultate prive di contenuto, soprattutto considerando che le inchieste ancora in corso coinvolgono assessori, consiglieri, ex sindaci e funzionari comunali, oltre alla questione legata alla gestione degli appalti e alla ditta dei rifiuti che tocca anche il Comune di Marano.
Proprio a Marano è accaduto qualcosa di simile (anche se lì, per fortuna, non si è arrivati all’assurdo di eleggere un nuovo sindaco, come a Giugliano): meno di tre mesi e relazione della Commissione pronta.
Risultato? Nessuna decisione da parte del Ministro Piantedosi.
A questo punto, sorgono spontanee alcune domande:
- Il fumus originato dalle inchieste che coinvolgono i Comuni di Giugliano, Marano e Pomigliano è sufficiente per procedere allo scioglimento?
- Se la Commissione non è riuscita a raccogliere elementi validi, perché non è stata chiesta una proroga di altri tre mesi, come previsto dalla legge?
- Possibile che tutte le Commissioni d’Accesso abbiano svolto un lavoro poco approfondito, presentando relazioni deboli e non sufficienti per decretare lo scioglimento degli Enti?
Non voglio fossilizzarmi solo su questi tre casi, ma è evidente che i politici romani stanno facendo il bello e il cattivo tempo, spingendo — a seconda delle circostanze — per lo scioglimento o per il “non luogo a procedere”, giocando con il presente e il futuro di 250mila cittadini, costretti a vivere in città amministrativamente congelate mentre il Ministro Piantedosi sfoglia la margherita.
Egregio Direttore, vorrei farle una domanda:
Esistono città della provincia di Napoli completamente libere dalla camorra?
Per quanto mi riguarda, no. Anche se il sindaco di Pomigliano, con le sue parole, quasi mi aveva convinto… salvo poi fare marcia indietro.
Se davvero non esistono “città free-mafia” nel Napoletano, com’è possibile che a Sorrento, dove è stato scoperto un enorme giro di tangenti e appalti truccati guidato dall’ex sindaco, il Prefetto non abbia ancora inviato una Commissione d’Accesso?
Vogliamo davvero credere che la camorra non abbia messo il becco in affari tanto grossi e chiacchierati, con un giro di mazzette diventato di dominio pubblico?
A Palma Campania, il sindaco (tuttora in carica) è stato ai domiciliari per sette mesi con l’accusa di aver pilotato appalti pubblici, ma la Prefettura non ha ritenuto utile nemmeno prendere in considerazione l’idea di inviare una Commissione per esaminare gli atti?
Sono troppe le domande che un semplice cittadino come me si pone, e alle quali non riesce a trovare risposte.
Magari potrà aiutarmi lei, o qualche altro giornalista coraggioso.
Perché sono sempre più convinto che chi dovrebbe decidere le sorti dei nostri Comuni nel Napoletano sia ormai troppo influenzato da politicanti locali, sia di destra che di sinistra, per poter decidere con equilibrio e serenità.
E come al solito, a farne le spese siamo noi cittadini, spettatori impotenti di questo teatrino infinito.
Con stima,
Antonio Palumbo


























