Mentre il centrodestra fatica ancora a trovare la quadra sul nome del candidato governatore in Veneto, è la Campania a tenere banco nel campo opposto, con uno scenario politico tutt’altro che definito. Dopo i tentativi falliti di Vincenzo De Luca di restare in sella — prima tentando una legge regionale per il terzo mandato, impugnata dal governo, poi cercando di rinviare il voto al 2026 — sembrava che il governatore uscente fosse pronto a fare un passo indietro.
Negli ultimi giorni, fonti parlamentari avevano lasciato intendere che De Luca potesse addirittura convergere, seppur a fatica, sulla candidatura di Roberto Fico, ex presidente della Camera. Un nome sostenuto dal Movimento 5 Stelle, con sondaggi favorevoli che Giuseppe Conte avrebbe usato come leva durante un vertice con Elly Schlein e lo stesso De Luca. L’obiettivo: rompere le ultime resistenze e sigillare un’intesa, offrendo in cambio rassicurazioni sul futuro assetto della Giunta regionale.
Sembrava fatta. Ma con De Luca — e con i 5 Stelle — mai dare nulla per scontato. Il clima si è improvvisamente raffreddato. Forse a causa delle recenti tensioni tra M5S e PD legate alle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti dem (con toni più duri a Torino e nelle Marche rispetto a Milano), o forse perché il governatore vuole ancora dire l’ultima parola, imponendo il candidato invece di subirlo.
Fatto sta che ieri, durante un evento pubblico, De Luca ha gelato gli entusiasmi: “Non so cosa succederà in Campania”, ha detto. Poi l’affondo: “Avrete qualche brava persona, e se avrete delle brave persone siete fottute”. Una provocazione, una minaccia, o semplicemente il segnale che la partita è ancora tutta aperta. Il suo monito finale — “Aspettatevi il peggio possibile” — è sembrato una vera profezia al veleno.
Parole che rischiano di far saltare un accordo che nel PD si considerava ormai vicino alla firma. E che intanto fanno sorridere il centrodestra, che ora vede nella Campania una regione contendibile. Non a caso, il deputato leghista e coordinatore regionale Gianpiero Zinzi non ha perso tempo a commentare: “L’alleanza PD–5 Stelle è un patto che non regge, né nella forma né nella sostanza. È destinata a fallire ancora prima di partire”.
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