In piena crisi tra Stati Uniti e Iran, Benjamin Netanyahu si è recato al Muro del Pianto per una preghiera pubblica rivolta a Donald Trump. Un gesto altamente simbolico che va oltre la fede: è un messaggio politico e spirituale, un’alleanza sacralizzata nel cuore di Gerusalemme. Mentre gli USA colpiscono i siti nucleari iraniani con bombardieri e missili di precisione, e Teheran promette ritorsioni, Netanyahu invoca protezione divina per l’ex presidente americano, definito “difensore dell’Occidente” e “scudo di Israele”. La preghiera, accuratamente diffusa dai canali ufficiali, parla a Washington, ai nemici regionali e al pubblico interno israeliano. È un atto di diplomazia religiosa: Israele benedice chi combatte. In un Medio Oriente sull’orlo della guerra, dove le basi americane sono in allerta e le navi si spostano nel Golfo, la religione diventa parte della strategia. Alcuni lo considerano un uso strumentale del sacro, altri lo leggono come espressione autentica di un fronte comune. Ma il segnale è chiaro: prima ancora delle bombe, parlano i simboli. E il Muro del Pianto diventa ancora una volta teatro di potere.
Muro del Pianto, Netanyahu prega per Trump
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