Sarkozy ammette dopo oltre 10 anni. “Fummo noi a far cadere il governo Berlusconi”

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Per descrivere la catena di eventi che nel 2011 portarono alla caduta del governo Berlusconi c’è un pamphlet scritto nel 1931 da Curzio Malaparte che calza a pennello, perché spiega lucidamente la tecnica di prendere il potere: con la nomina-lampo a senatore a vita, Monti poté infatti legittimarsi come espressione dello stesso Parlamento in cui era stato paracadutato da Napolitano, e così il massimo tempio della sovranità popolare divenne complice del disegno quirinalizio, accettando il fatto compiuto e legalizzandolo formalmente. Il tutto giustificato dallo «stato di necessità».

Se non fu un golpe nel senso tradizionale del termine, con i militari nelle piazze, si trattò comunque di un colpo di Stato moderno di cui la storia è colma, ma nella democraticissima Europa non era mai accaduto che un governo eletto – traballante ma mai sfiduciato dalle Camere – fosse destituito così, attraverso una congiura combinata tra attori interni ed ingerenze straniere: dal punto di vista costituzionale, una cosa gravissima.

Sono le rivelazioni contenute nel nuovo libro di Nicolas Sarkozy, “Le temps des combats”, a confermare che la congiura ci fu, con l’Italia condannata a seguire il destino della Grecia attraverso una studiata combinazione di manovre politiche e di tempeste finanziarie, attraverso l’uso sapiente degli spread, per imporre ai due Paesi l’austerità a trazione franco-tedesca. Ma mentre il governo socialista di Atene aveva truccato i conti dello Stato, in tre anni e mezzo il governo Berlusconi aveva varato quattro manovre finanziarie per un impatto complessivo sui conti pubblici, nel periodo 2008-2014, di 265 miliardi, con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, come attestato dalle considerazioni finali di Bankitalia del 31 maggio: «La gestione della crisi è stata prudente, il pareggio di bilancio appropriato, la correzione richiesta all’Italia inferiore rispetto a quella necessaria per altri Paesi». E lo stesso tipo di considerazioni positive ci fu a fine luglio 2011, nel consiglio dei capi di Stato e di governo europei. Ma una settimana dopo arrivò la lettera-diktat della Bce che ordinava al governo italiano di varare, per decreto, una manovra bis da 65 miliardi che si sommava a quella da 80 miliardi decisa appena un mese prima. Com’era possibile che un grande Paese come l’Italia (too big to fail) fosse precipitato nel giro di pochi giorni in una crisi così profonda?

Eppure Sarkozy accomuna incredibilmente la situazione dei due Paesi: «L’ora era grave. Abbiamo dovuto sacrificare Papandreou e Berlusconi per tentare di contenere lo tsunami […]I mercati hanno capito che noi auspicavamo le dimissioni di Berlusconi. È stato crudele, ma necessario». E ancora: «Angela Merkel e io decidemmo di convocare Berlusconi per convincerlo a prendere ulteriori misure per provare a calmare la tempesta in atto», cercando di convincerlo «a lasciare la guida del governo». In realtà, i governi affidati nelle mani di due tecnocrati non abbassarono affatto la febbre degli spread, e la crisi sarebbe stata superata solo nel 2012 col famoso “Whatever it takes” della Bce di Draghi.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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