A partire dal corrente mese di agosto, per essere considerato lavoratore “fragile” non c’è più alcun riferimento all’età – sopra i 55 anni –, ma è necessaria la “presenza di alcune tipologie di malattie cronico degenerative (ad es. patologie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche) o in presenza di patologie a carico del sistema immunitario o quelle oncologiche (indipendentemente dall’età) che, in caso di comorbilità con l’infezione da SARS-CoV-2, possono influenzare negativamente la severità e l’esito della patologia”. Insomma, stando così le cose ottenere la dispensa a tornare al lavoro sarà molto molto difficile.
Tanti docenti e Ata però non si arrendono. E stanno cercando di dimostrare che tornare a scuola sarebbe estremamente pericoloso per la loro salute, poiché in caso di infezione da Covid sono individui potenzialmente portati a subire conseguenze importanti.
Da viale Trastevere è arrivata la precisazione: “Con riferimento al tema dei lavoratori fragili e alla loro gestione nel sistema scolastico, il Ministero dell’Istruzione fa sapere che sono in corso specifici approfondimenti e interlocuzioni che coinvolgono anche le altre amministrazioni competenti in materia, il Ministero della Salute e quello della Funzione Pubblica, per fornire alle scuole, in tempi rapidi, un quadro ancora più chiaro. Nel frattempo, il Ministero invita ad evitare allarmismi”.
L’allarme è ormai però partito. I timori espressi da alcuni sindacati, a cui non è sfuggito il cambiamento di attenzione da parte delle istituzioni verso i lavoratori “fragili”, si stanno materializzando.
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