Inchiesta Pip (parte quarta), il coinvolgimento di Simeoli Angelo secondo la Procura

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Inchiesta Pip. Il coinvolgimento – secondo i magistrati della Dda – di SIMEOLI Angelo nella vicenda.

Per una corretta comprensione delle condotte di BERTINI Mauro e SANTELIA Armando
nella vicenda de qua, vanno analizzate – scrivono gli inquirenti – in premessa, le acquisizioni relative al coinvolgimento di SIMEOLI Angelo nella vicenda del P.I.P. di Marano, ancor prima dell’assegnazione dell’appalto ai fratelli CESARO, e di come avesse affiancato i fratelli santantimesi nelle fasi cruciali dell’appalto.
Ed invero una prima conferma della circostanza che SIMEOLI Angelo fosse stato coinvolto
negli accordi illeciti concernenti l’assegnazione della commessa del P.I.P., per conto dei
POLVERINO, è fornita dalle dichiarazioni, rese in data 5.10.2016 ed il 6.10.2016, da
TRINCHILLO Giuseppe (non indagato, ndr), soggetto estraneo ai fatti, acquirente di uno dei capannoni realizzati all’interno del P.I.P.

Nel verbale del 5.10.2016 TRINCHILLO dichara:
“Ho una ditta di autodemolizioni con sede legale in San Salvatore Telesina (Bn) e con
sede operativa nel comune di Villaricca (Na). Considerato che in passato era intervenuta
una legge Regionale in base alla quale era obbligatorio delocalizzare gli impianti di
autodemolizione presso le aree industriali, iniziai ad interessarmi in tal senso a reperire un
luogo idoneo dove poter trasferire la sede operativa della mia ditta. Per tale motivo avendo saputo che a Marano di Napoli doveva essere costruito il PIP, cercai di interessarmi per
acquistare proprio lì un capannone. Io sono di Calvizzano e frequento quelle zone di
Marano e tutti dicevano che il PIP lo avrebbe realizzato Angelo SIMEOLI detto
“Bastone” che è un costruttore di Marano che già all’epoca tutti lo conoscevano
come soggetto legato al clan camorristico locale che erano i POLVERINO. Questa
cosa tutti la sanno, ma già all’epoca prima ancora che BASTONE fosse arrestato, era di
dominio pubblico. Così qualcuno che non ricordo, mi disse che avrei potuto incontrare
SIMEOLI Angelo al ristorante Villa Borghese, dove “riceveva” le persone con cui voleva
parlare. Mi recai là, verso sera, e il predetto SIMEOLI che già conoscevo di vista, era
seduto in un bar ubicato all’interno del ristorante; egli era in compagnia sicuramente di un
figlio e poi di altre persone che vedevo per la prima volta. Dissi al SIMEOLI,
presentandomi, che avevo necessità di avviare l’acquisto di un capannone del PIP per
regolarizzarmi con la regione Campania, solo così, avrei documentato la delocalizzazione
imposta dalla legge regionale. Nella circostanza del nostro incontro SIMEOLI mi disse
testualmente “ ci abbiamo i riflettori della magistratura addosso e quindi il PIP non
lo facciamo noi come avremmo dovuto farlo, ma lo fanno i CESARO”.
La S.V. mi chiede se mi ricordo che periodo era e se era già stato assegnato il bando di
gara del PIP; io le rispondo che tale incontro è avvenuto sicuramente nell’anno 2007,
anche se non so dirvi con precisione se all’inizio o alla fine, so dirvi però un dato che può
aiutare a datare il predetto incontro, considerato che qualcuno mi disse che per incontrare
SIMEOLI Angelo lo avrei potuto fare al ristorante Villa Borghese oppure sul cantiere
appena iniziato presso il lago patria di Giugliano in Campania ove lo stesso SIMEOLI
stava costruendo un complesso immobiliare che in seguito è stato sequestrato. Sono certo
che in quel periodo, alcun bando era stato fatto per il PIP. Quando “Bastone” mi disse che
il PIP lo avrebbero fatto i CESARO e ripeto lo disse con molta sicurezza dando il fatto
come assodato, vista la mia impellente necessità di avviare la trattativa, mi riferì che se
avessi aspettato avrebbe provato a contattare in quel momento telefonicamente CESARO
Raffaele per farci raggiungere. Quest’ultima circostanza la disse al figlio e se ben ricordo
fu il figlio stesso che contattò CESARO Raffaele dal suo cellulare, evidentemente
avendone il numero telefonico, per chiedergli di raggiungerci presso quella sede. Infatti, di
lì a poco arrivò CESARO Raffaele che io vedevo per la prima volta e al quale esposi
il mio problema, cioè la necessità di acquisire un capannone nonchè tutte le
problematiche che avevo con la regione Campania in quel momento; il CESARO mi disse
testualmente che dovevo stare tranquillo che il PIP lo avrebbe realizzato lui e che con la
Regione Campania non c’erano problemi ed in più che per qualsiasi cosa ci avrebbe pure
aiutato. Nella stessa circostanza, il CESARO era molto sicuro di quello che diceva sia del
fatto che avrebbe realizzato il PIP ma anche per quanto riguarda l’aspetto delle
problematiche con la regione; Io rimasi con CESARO Raffaele che appena uscito il bando
vi avrei partecipato. Ricordo che “Bastone” spese anche una parola a mio sostegno dicendo testualmente a CESARO Raffaele “mi raccomando questa persona”.

Anche PIANESE Andrea, altro imprenditore (non indagato, ndr), che acquistò un capannone nel PIP, sia pure ‘terrorizzato’ dalla persona di Angelo Simioli, ha confermato che tale opera originariamente doveva essere realizzata da Simeoli e che poi “fu passata” formalmente ai Cesaro: Nel verbale di sommarie informazioni rese in data 05.10.2016, PIANESE riferisce:
“Ho acquistato un capannone presso il PIP di Marano da Raffaele Cesaro. ADR Il PIP lo
doveva costruire Simeoli Angelo che poi si tolse di mezzo e lo passò a Cesaro. ADR La Sv
mi chiede se ho avuto rapporti con Simeoli Angelo detto bastone, le rispondo che Simeoli
Bastone è un mio cliente: si diceva in giro che Simeoli avrebbe dato dei soldi a Cesaro
per costruire il PIP. La SV mi invita a dire la verità atteso che risulta che ho riferito al Maggiore  Sferlazza che fu Simeoli a dirmi di aver dato a Cesaro 1.500.000 euro le rispondo che lo dissi come voce del popolo. Io ho paura di parlare contro Angelo Simeoli”.

Ulteriore conferma della presenza di SIMEOLI Angelo affianco dei fratelli CESARO fin dai
primordi della vicenda PIP, si rinviene nelle dichiarazioni di BRUNO Giuseppe,
commercialista dei CESARO. Giuseppe BRUNO, più volte interrogato, in ultimo anche con
l’assistenza del difensore in relazione a condotte di falso in bilancio ha, infatti, riferito di
aver partecipato, a luglio del 2006, a una riunione presso la masseria di Angelo SIMEOLI,
insieme ad Aniello e Raffaele CESARO.

Sin dalle prime dichiarazioni – scrivono i magistrati – Bruno non ha mostrato invece nessuna incertezza nell’indicare la presenza del prestanome dei POLVERINO, Angelo SIMEOLI, e nel riferire del clima colloquiale ed ‘affaristico’ tra il predetto Simeoli ed i Cesaro.
Per la loro straordinaria portata accusatoria si ritiene opportuno riportare ampi stralci delle
dichiarazioni rese da BRUNO il 31 maggio 2017: omissis…ho iniziato a lavorare con loro tra il 1990 e il 1992 quando ancora non ero abilitato. Fui assunto alle loro dipendenze ufficialmente per curare la società “Raggio di sole” che però già in quegli anni era in fase di
cessazione, esito poi accelerato dal fatto che nel 1991 intervenne lo scioglimento del comune di Sant’Antimo nel cui decreto sono riportate sia le attività dei CESARO sia le attività del Raggio di Sole; ritengo che proprio con la raggio di sole i CESARO aprirono “linee di credito” con la criminalità locale ma questo l’ho capito ben solo dopo …omissis…Con riferimento invece al PIP di Marano di Napoli preciso che nell’anno 2006 tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, la CESARO costruzioni partecipò al project financing per la costruzione del pip di Marano di Napoli e tutta la gara ossia tutti gli atti della gara furono curati da Santoro Nicola, loro tecnico di fiducia. Io non mi occupai di nessun aspetto in quella fase e nulla so dell’aggiudicazione della gara posso però dire che nel luglio del 2006 fui portato a partecipare ad uno strano incontro. Intanto preciso che sono in grado di indicare anche la data in cui è avvenuto tale incontro ossia sicuramente dopo il giorno 11 luglio del 2006 ricordo bene questa data in quanto il giorno 11 giugno del 2006 è finita mia madre e quindi in quel giorno cadeva il trigesimo. Il giovedì successivo al giorno 11 luglio un pomeriggio verso le ore 14:30 15:00 CESARO Aniello i chiamò al telefono
per anticiparmi che di lì a breve mi sarebbe venuto a prendere senza dirmi il perché ma solo per una riunione di lavoro urgente. Infatti mi venne a citofonare dopo poco e salii in macchina con lui. Durante il tragitto mi disse che dovevo accompagnarlo ad una riunione di lavoro in quanto dovevamo vedere come fare per trasferire l’affare PIP di Marano di Napoli ad alcuni imprenditori di Marano; in quella circostanza precisamente usò il termine “passare la mano” ad imprenditori di Marano di Napoli chiedendomi tecnicamente come si potesse fare. Ovviamente vi erano due ordini di problemi da ovviare ossia che l’affare PIP doveva essere ceduto con le quote della società aggiudicataria e il secondo problema era che tale
società doveva mantenere un capitale sociale e/o un patrimonio netto pari ad un ventesimo dell’affare. CESARO Aniello quindi mi chiese come fare ed io suggerii che l’unico modo era quello di sterilizzare la CESARO Costruzioni eliminando tutte le attività ulteriori e diverse rispetto al PIP ed anche le connesse passività e naturalmente cambiare la denominazione alla ditta stessa. La nuova società con una nuova denominazione sarebbe risultata titolare quindi del solo progetto PIP e in quanto tale se ne sarebbero potuto cedere le relative quote. CESARO Aniello non mi specificò chi fossero gli imprenditori di Marano che erano interessati a tale subentro ma intanto in tale percorso ci agganciammo ad un’altra autovettura a bordo della quale vi era CESARO Raffaele e un’altra persona che non conoscevo. Quest’ultima era una persona che avevo visto qualche altra volta presso lo
studio CESARO ma a cui non avevo dato molta attenzione. La macchina del CESARO con a bordo questo uomo fungeva da battistrada e ci condusse fino ad una zona adiacente alla “Tenuta la Contessa” ossia nella zona tra Giugliano e Qualiano fino a fermarsi davanti ad un cancello di una masseria. Scese per citofonare e farsi riconoscere la persona che era insieme a CESARO Raffaele che infatti si fece aprire il cancello e le nostra due macchine entrarono all’interno dei questo spiazzale. Parcheggiammo ed entrammo in una specie di masseria dove all’ingresso sul lato sinistro vi era posizionato un lungo tavolo rettangolare con delle panche di legno. Preciso che alcune persone già erano sedute al tavolo mentre altre erano in piedi nello spiazzale. La prima cosa che fecero i CESARO quando io entrai era
quella di presentarmi ANGELO SIMEOLI indicato come Don Angelo così come lo stesso si presentò. A l tavolo ci sedemmo in questo modo ossia al capo tavola c’era Don Angelo, ala sua sinistra c’era DI NUNZIO Salvatore loro commercialista che io conobbi per la prima volta in quella occasione con il quale scambiai delle battute per la soluzione tecnica da adottare. Capii che ciò che io appresi durante il tragitto egli lo conosceva già in precedenza ed inoltre lo stesso DI NUNZIO si muoveva con estrema disinvoltura in quel contesto. Accanto a DI Nunzio era seduto CESARO Raffaele ancora accanto Aniello e vicino ad Aniello io; dall’altro lato, cioè alla destra di Don Angelo vi era seduto un imprenditore che non si presentò che però interloquiva con Don Angelo sulla divisione dell’affare Pip e affianco a costui vi erano seduti, da quello che ricordo, almeno altre due persone che altrettanto non si presentarono. In questa prima riunione mi fu presentato e si presentò solo Don Angelo e i figli tra i quali ricordo il nome di uno di questi ossia CARLO (non indagato, ndr). Devo precisare che la riunione si svolse in un contesto assolutamente conviviale e io non vidi armi ed ebbi la chiara impressione che mi fu poi confermata nei giorni successivi che i CESARO avessero dei pregressi accordi con queste persone. Da tecnico le posso dire che per partecipare ad un project financing di quella portata quale la realizzazione del PIP di Marano di Napoli era richiesta una struttura societaria che potesse vantare un capitale sociale solido ossia pari ad un ventesimo dell’intero importo dell’affare. Gli unici o tra i pochi che potevano vantare tale requisiti e che quindi potevano concorrere a tale tipo di aggiudicazione erano solo loro anche grazie alla pregressa esperienza maturata a Lusciano della quale mi riservo di parlare. Al ritorno in auto io e Aniello non commentammo nulla anzi ero particolarmente provato da quell’incontro perché capii subito lo spessore criminale delle persone sedute al tavolo perché si intuiva chiaramente. Tale stato d’animo infatti fu notato anche da mia moglie al mio rientro a casa”.

Bruno proseguiva il racconto riferendo di una seconda riunione alla quale aveva partecipato insieme ai due fratelli Cesaro: “Dopo una settimana da quell’incontro ve ne fu un altro con le stesse modalità ossia CESARO Aniello mi venne a prendere per andare ad un’altra riunione con quelli di Marano di Napoli. Preciso che la riunione avvenne nel medesimo luogo della prima e anche questa volta intervenne CESARO Raffaele con l’accompagnatore che se non ricordo male si chiama Luigi. Nella circostanza manifestai subito il mio fastidio ma Aniello mi rassicurò che quella sarebbe stata l’ultima volta. In questa seconda riunione erano presenti solo SIMIOLI Angelo e i suoi figli oltre sempre al DI NUNZIO Salvatore e i CESARO, Aniello e Raffaele Devo precisare che in questa masseria vi era anche un deposito poco distante dove alcuni operai lavoravano al carico e lo scarico delle pesche e tra questi ricordo che vi era uno che in quella circostanza si avvicinò a noi e sarebbe quello riconosciuto e ritratto alla foto nr. 6 delle foto che mi avete fatto vedere; In questa
seconda riunione i SIMEOLI dissero che l’appalto PIP non poteva transitare in società a loro riconducibili in quanto erano sottoposti ad indagini di Polizia Giudiziaria. Non mancarono in quell’occasione epiteti sprezzanti nei confronti di magistrati e forze dell’ordine, soprattutto da parte di Raffaele e dei SIMEOLI. Inoltre ricordo che sempre in quella riunione, i CESARO dissero ai SIMEOLI che persona di loro fiducia tale SANTORO Nicola avrebbero curato tutti gli aspetti afferenti l’interfaccia con il comune. Ovviamente i SIMEOLI furono d’accordo nella figura del SANTORO. Ricordo che in quell’occasione i SIMEOLI congratulandosi con i
CESARO per la recente elezione del fratello Luigi – eravamo nel luglio del 2006 e le elezioni erano avvenute nella primavera dello stesso anno e in quell’occasione di quella campagna elettorale vi fu anche la vista presso il centro sportivo dei CESARO di Silvio BERLUSCONI – rivendicarono il sostegno politico che avevano fornito per la predetta consultazione
elettorali. Capii di conseguenza che i fratelli CESARO e i SIMEOLI in realtà si erano già da tempo accordati per il sostegno politico sull’area maranese.

Tali dichiarazioni, confermate in sede dibattimentale sia nel proc. c/o Cesaro Aniello + altri
sia nel procedimento DI NUNZIO Salvatore, accusato di concorso esterno in associazione
mafiosa ed altro. Proprio il DI NUNZIO, tra l’altro, in sede di interrogatorio confermava che fin dal 2005 SIMEOLI Angelo, i suoi figli ed il genero, per conto dei quali aveva svolto per anni il ruolo di commercialista, gli rappresentavano il loro interesse verso la commessa del P.I.P. affianco ai CESARO. Tanto riferisce DI NUNZIO nel verbale del 6.6.2017:
“omissis… ADR Intorno all’anno 2005, CARLO SIMEOLI (non indagato, ndr), ossia quello che io conosco come genero di Angelo SIMEOLI, mi disse che il PIP di Marano di Napoli lo avrebbero fatto loro intendendo il loro gruppo tant’è che furono create tre società ad hoc per partecipare al bando e poi provvedere alla gestione. ADR Lei mi fa notare come l’assegnazione del PIP di Marano passasse attraverso una gara pubblica ma io le ribadisco che CARLO SIMEOLI fui categorico e netto che avrebbero vinto loro.

ADR Sempre con riferimento al PIP le posso dire che in una data successiva ebbi modo di
incontrare l’agronomo a nome PAOLO DI MARO (non indagato, ndr), con riferimento al quale CARLO SIMEOLI mi disse che era il professionista che avrebbero provveduto curare gli espropri per conto sui all’interno del PIP. Ricordo in particolare che addirittura, a testimonianza delle certezze che avevano i SIMEOLI sull’aggiudicazione dell’appalto PIP, che un giorno mi furono portate numerose fotocopie di cambiali che dovevano servire anche, a detta del SIMEOLI, a pagare le indennità degli espropri ed in parte al finanziamento delle opere di realizzazione materiale dei capannoni.

ADR ho poi saputo da CARLO SIMEOLI che l’affare del PIP di Marano di Napoli che
originariamente doveva essere realizzato dal gruppo dei SIMEOLI era stato invece fatto,
sulla base di una accordo, dal gruppo CESARO. Non so collocare temporalmente questo
colloquio avvenuto con CARLO.
ADR Carlo quando mi diede l’informazione del sub ingresso dei CESARO nell’affare non
mi disse le ragioni di questo passaggio.
ADR mi fu detto che l’operazione di passaggio dai SIMEOLI ai CESARO fu seguita da un
professionista o, per meglio dire, se non ricordo male da un ingegnere del casertano che
era anche un funzionario del comune di Marano di Napoli: egli era un ingegnere molto
amico dei SIMEOLI, io mi riferisco sempre ad ANGELO detto bastone e al genero CARLO.
CARLO SIMEOLI mi riferì anche che vi erano stati diversi incontri con questo ingegnere e
con gli CESARO.
La S.V. mi chiede se sono a conoscenza dei motivi di predetti incontri con questo
professionista ed io le posso solo rispondere quello che mi riferì SIMEOLI Carlo ossia che
quell’ingegnere, di cui non ricordo il nome, era proprio quello che doveva curare il
passaggio dell’operazione PIP dal gruppo SIMEOLI a quello dei CESARO.
ADR penso che questi incontri sono precedenti alla scissione della FLAURE considerato
che questa società era proprio quella destinata alla realizzazione del PIP. Anzi vi preciso
che era la cassaforte del gruppo SIMEOLI.

Dunque, anche l’ammissione di DI NUNZIO Salvatore, la quale risente comunque
dell’esigenza di sminuire il proprio apporto nella vicenda del PIP – conferma il
coinvolgimento di SIMEOLI Angelo, bastone, al fianco dei CESARO per le ragioni già
espresse. Tale compartecipazione dell’imprenditore maranese, braccio operativo dei POLVERINO, in appoggio ai CESARO nella vicenda PIP era emersa dalle investigazioni espletate ancora in stato cautelare per concorso esterno, é in corso il dibattimento ROS che ha accertato come già dalla fase degli espropri dei terreni sui quali era previsto
l’insediamento industriale, Angelo SIMEOLI si affiancava ai CESARO, anche in pubblico,
ponendosi quale socio di fatto degli imprenditori santantimari.

Tanto conferma SGARIGLIA Biagio, assessore all’urbanistica della Giunta BERTINI, il
quale si era occupato di seguire la vicenda dell’affidamento della concessione del PIP
allorquando aveva ricoperto l’incarico di assessore.
Nel verbale del 31 marzo 2016 SGARIGLIA riferisce:
“…omissis…

A.D.R.: in relazione alla procedura degli espropri tengo a precisare che essendo una
procedura meramente tecnica nel mio incarico politico non ho avuto nessun ruolo.
A vostra domanda vi preciso che io ho partecipato ad una riunione, avvenuta alla
fine del 2006 e sicuramente nel periodo in cui si era insediata la Giunta PERROTTA,
con gli espropriati del PIP. Tale riunione fu effettuata nell’atrio della scuola di San
Rocco e ricordo che fui informato della riunione dal sindaco PERROTTA il quale,
essendo io al corrente dell’iter amministrativo per il PIP, mi delegò a partecipare
all’incontro. Una volta giunto sul posto mi resi conto che la riunione era organizzata
come vi specifico meglio: la platea era rappresentata dagli agricoltori che dovevano
essere espropriati, circa una cinquantina di persone, e tra loro, in parte in piedi ed
in parte seduti, trovava posto l’ex sindaco BERTINI. Innanzi alla platea vi era un
tavolo con delle sedie di plastica dove prendemmo posto io, Paolo DI MARO, noto
perito agrario di Marano, Raffaele CESARO, in rappresentanza del Concessionario
del PIP, e con mia somma sorpresa SIMEOLI Angelo, detto Bastone, da me conosciuto quale noto imprenditore di Marano ma anche speculatore di gente di malaffare. Mi sorpresi molto della presenza del SIMEOLI al tavolo in quanto sapevo che lo stesso imprenditore non aveva alcun titolo per presenziare con gli altri soggetti a quella riunione. Ricordo che nel corso della riunione intervenne brevemente anche PERROTTA Salvatore il quale si portò sul posto, salutò i convenuti, e poi si allontanò dal luogo senza intervenire nella discussione.

Nonostante la presenza del SIMEOLI partecipai all’incontro ed intervenni per
chiarire l’iter amministrativo previsto dal PIP. Ricordo che nel corso della riunione
SIMEOLI Angelo fece un intervento affermando, anche con una certa arroganza, che
gli espropriati avrebbero dovuto fare “riferimento a lui” in quanto persona
conosciuta alla popolazione e ponendosi come se fosse lui il referente del
Concessionario. Coerentemente a ciò il SIMEOLI disse, unitamente ad una
eloquente Gestualità, che lui avrebbe provveduto a pagare gli espropriati. Udito ciò,
ricordo che mi innervosii e tenni a spiegare agli espropriati che la norma prevedeva
un procedimento sancito dalla Legge e che il concessionario avrebbe notificato gli
importi, liquidate le somme accettate e fatto la presa di possesso dei terreni.
A.D.R.: in merito all’identità di qualcuno dei proprietari terrieri che parteciparono a
quell’incontro ricordo che vi era tale CHIANESE Luigi, mio vicino di casa, ex maresciallo
dei Carabinieri in pensione. Inoltre ricordo che tra il pubblico vi era anche GIANNELLA
Oliviero, noto ingegnere del comune di Marano di Napoli.

A.D.R.: successivamente a questa riunione riferì il tutto al Sindaco PERROTTA e gli
segnalai anche la presenza del SIMEOLI. PERROTTA come suo solito in relazione a
tutti quei progetti ideati dall’amministrazione BERTINI rifiutò qualsiasi discussione
in merito e non volle approfondire i motivi per i quali il predetto SIMEOLI fosse
presente a quella riunione.

Le dichiarazioni di SGARIGLIA (non indagato, ndr) evidenziano la presenza, al fianco di Raffaele CESARO (concessionario del PIP), di SIMEOLI Angelo ma anche di DI MARO Paolo ed Oliviero GIANNELLA [pure colpito per tali vicende dall’o.c.c. n. 228/17] confermando così l’assunto della società occulta esistente tra Bastone ed i CESARO e dunque l’accordo illecito con i POLVERINO: la presenza poi di BERTINI Mauro in quella circostanza sigilla la sua regia. SGARIGLIA ha ribadito tale circostanza anche in sede dibattimentale: all’udienza del 11.12.2018 conferma che Bertini Mauro, Simeoli Angelo, Giannella Oliviero e Di Maro Paolo erano presenti alla riunione con i contadini per gli espropri, benché Bertini avesse ruolo alcuno – all’epoca non era neanche consigliere – come non lo avevano neanche GIANNELLA Oliviero e men che meno SIMEOLI Angelo che fece … un intervento abbastanza forte….” Sgariglia conferma anche il rapporto tra Bertini e Simeoli Angelo che si vedevano in
Comune ..era in buoni rapporti… Peraltro che si trattasse di una vera e propria società occulta lo si rileva anche dal contenuto dell’attività intercettiva espletata dal ROS nei confronti dell’agronomo DI MARO Paolo, ufficialmente incaricato dai CESARO di seguire, per loro conto, tutte le fasi degli espropri.

ADR.: la S.V mi chiede se conosco DI MARO Paolo, vi dico che si tratta di un geometra da sempre al servizio del clan Polverino che conosco da tantissimi anni ed era strettamente collegato a Simeoli Angelo detto “bastone”, marito della cugina di mia madre. …omissis”.

Dagli elementi sinora tracciati è evidente la compartecipazione di SIMEOLI Angelo agli
accordi criminali sottesi alla realizzazione del P.I.P. di Marano, vicenda per la quale non è
imputato solo perché già destinatario di contestazione ex art. 110 – 416 bis c.p. –
concorso esterno al clan dei Casalesi ed al clan Polverino – nell’ambito del procedimento
penale n. 1887/13 RGNR – relativa al medesimo periodo temporale in cui si è svolta la
vicenda del P.I.P. di Marano.

L’attribuzione strumentale dell’incarico di progettista del PIP a SANTORO Nicola. Accertato il coinvolgimento di SIMEOLI Angelo, per conto del clan POLVERINO, affianco ai CESARO, ed evidenziati i collegamenti dello stesso SIMEOLI con BERTINI Mauro e SANTELIA Armando in relazione alla vicenda del P.I.P. la P.G. ricostruiva, attraverso l’analisi dei documenti acquisiti presso l’UTC di Marano, le varie fasi che avevano caratterizzato la realizzazione dell’opera pubblica in esame. In particolare, gli esiti investigativi integrati dalla C.T. affidata all’ing. Grazioso 20 , consentivano di evidenziare che l’opera in esame fosse stata fortemente sostenuta da Mauro BERTINI quando questi aveva ricoperto l’incarico di Sindaco di Marano:
– con delibera del Consiglio Comunale di Marano di Napoli n. 9, datata 04.03.1999 –
sindaco BERTINI- veniva adottato il Piano degli Insediamenti Produttivi, con una
maggioranza risicata e con vibranti proteste dei consiglieri dissenzienti;
– con delibera di Consiglio Comunale n. 3 datata 20.01.2000 sindaco BERTINI veniva
approvata la proposta di variante specifica al P.R.G. (Piano Regolatore Generale) di
Marano, con la previsione di un raddoppio dell’indice di fabbricabilità (passato da 1,50
a 3,00 mc/mq) per la zona D1 – Artigianale e Industriale mc/mq interessata dal P.I.P.;
– con delibera di Giunta Comunale n. 361 datata 24.10.2001, sindaco BERTINI veniva
approvato il progetto definitivo delle opere di urbanizzazione del P.I.P. a firma del prof.
arch. MORRICA e dell’ing. SANSONE, consulenti esterni incaricati
dall’amministrazione comunale con delibera di Giunta n. 418 del 13.09.2000;
– in data 19.11.2003 la Provincia di Napoli approvava, con delibera di consiglio n. 162,
la variante di zona D del PRG di Marano;
– in data 04.05.2004, con decreto sindacale n.10 a firma di Mauro BERTINI, veniva dato
incarico all’ing. Nicola SANTORO di redigere lo studio di fattibilità del P.I.P. e veniva
altresì nominato “Assistente al R.U.P.” SANTELIA Armando;
– in data 07.05.2004, con delibera di Consiglio Comunale n. 10, sindaco BERTINI veniva
approvata la convenzione tra i Comuni di Marano, Calvizzano e Villaricca per la
fruibilità dell’area PIP di Marano;
– in data 14.05.2004, con delibera di Giunta Comunale numero 134, sindaco BERTINI
veniva approvato il Progetto Stralcio – Esecutivo delle Opere di Urbanizzazioni nella
zona degli Insediamenti Produttivi di Marano di Napoli. La Giunta, quindi, approvava il
20 Cfr. consulenza a firma del C.T., Ing. GRAZIOSO Paolo allegata in atti.Progetto Stralcio delle opere di Urbanizzazione del P.I.P., assumendosi contestualmente l’onere di accedere ad un finanziamento di circa sei milioni e mezzo di euro che, decurtato degli interessi e degli oneri, materialmente avrebbe costituito, da parte dell’Ente, un contributo alle spese di realizzazione delle opere in zona P.I.P. pari ad un valore di circa quattro milioni di euro.

Tale somma, trattandosi di opere da realizzarsi attraverso lo strumento della
concessione di lavori pubblici è stata elargita alle imprese della holding CESARO, in
quanto aggiudicatarie della concessione di lavori pubblici per la realizzazione delle
opere nella zona P.I.P. di Marano di Napoli esecuzione affidata alla società di progetto
Iniziative Industriali s.r.l., costituita ad hoc;
– in data 15.07.2004, con nota prot. 19209, l’ing. Nicola SANTORO, ad evasione
dell’incarico affidatogli con decreto sindacale n.10 del 04.05.2004, trasmetteva al
Comune di Marano gli “elaborati inerenti la procedura attuativa dell’area PIP”;
– con delibera di Consiglio Comunale n. 24 del 22.07.2004 sindaco BERTINI venivano
approvati lo schema di convenzione, lo studio di fattibilità economica, il regolamento
per la concessione delle aree interne al P.I.P., ai sensi dell’art.19 Legge 109/94. Tali
documenti, pertanto, risultavano quelli per i quali era stato affidato incarico a
SANTORO Nicola e che lo stesso aveva trasmesso al Comune in data 15.07.2004. I
documenti in questione comunque non sono allegati alla delibera depositata agli atti
del registro generale del protocollo comunale di Marano, rendendo impossibile un
confronto postumo tra la stesura degli atti approvati in Consiglio Comunale e quelli
stipulati tra l’Ente ed il Concessionario;
– con determina n. 279 del 27.07.2004 a firma di Armando SANTELIA, si approvavano
gli allegati al bando di gara, l’estratto del bando e il relativo avviso;
– in data 11.08.2005, con determina n. 313 a firma di SANTELIA, si prendeva atto dei
verbali di gara e la si aggiudicava in via provvisoria alla ditta CESARO S.R.L.
COSTRUZIONI GENERALI di Sant’Antimo. Si demandava inoltre al Responsabile
dell’Area Tecnica (lo stesso arch. SANTELIA) la sottoscrizione della Convenzione di
progettazione definitiva, esecutiva nonché realizzazione gestione e manutenzione delle
opere previste al P.I.P.;
– in data 22.09.2005, con delibera di Consiglio Comunale n. 42, sindaco BERTINI veniva
approvata, a procedura di appalto già espletata, una modifica dello schema di
convenzione tra Ente e Concessionario;
– in data 15.12.2005, con determina n.576 a firma di SANTELIA, veniva aggiudicata in
via definitiva la gara per l’affidamento in concessione della progettazione esecutiva,
costruzione e gestione funzionale del PIP di Marano alla ditta CESARO S.R.L.
COSTRUZIONI GENERALI;
– in data 27.01.2006 veniva stipulata la Convenzione, avente prot. 1553, tra il Comune
di Marano – sindaco BERTINI e rappresentato dall’arch. SANTELIA all’epoca dirigente
del settore Lavori pubblici- e l’impresa CESARO S.R.L. COSTRUZIONI GENERALI
nella persona dall’arch. Aniello CESARO, amministratore unico e legale
rappresentante dell’impresa;
– successivamente all’assegnazione della concessione in favore della ditta CESARO
S.R.L. COSTRUZIONI GENERALI e la stipula della convenzione tra l’Ente e la
medesima impresa, quest’ultima ditta e la società CESARO SERVICE S.R.L., altra
impresa della holding dei CESARO, con contratto stipulato in data 21.09.2006, innanzi
al notaio Maria Luisa D’ANNA di Napoli, costituivano la società di progetto INIZIATIVE
INDUSTRIALI S.R.L., la quale subentrava alla CESARO S.R.L. nella concessione
ricevuta dal Comune di Marano di Napoli. La società in argomento, per l’appunto
definita nell’atto costitutivo “società di progetto”, veniva creata appositamente per la realizzazione e successiva gestione del P.I.P. di Marano di Napoli, secondo le norme
contenute nella convenzione stipulata in data 27.01.2006.
Orbene, le fasi dell’iter amministrativo del PIP, sopra riportate, relative all’ideazione,
alla progettazione ed all’aggiudicazione della concessione dell’opera ai CESARO,
risultano essere, nell’economica complessiva dell’odierna vicenda giudiziaria, fasi
importantissime giacchè segneranno indissolubilmente l’andamento dell’appalto e
favoriranno enormemente gli interessi speculativi illeciti dei CESARO e dei loro soci
occulti ovvero i POLVERINO.

Prima di procedere oltre, giova segnalare che il collaboratore PERRONE Roberto colloca
l’interesse dei POLVERINO nel PIP di Marano fin dall’anno 2000 allorquando la Giunta
BERTINI, così come ricostruito dagli incartamenti acquisiti, provvedeva ad approvare una
variante urbanistica al PRG che consentiva la futura realizzazione dell’opera:
Nel verbale di interrogatorio del 24.06.2015 PERRONE Roberto riferisce:
“omissis… A.D.R.:- Con riferimento al PIP di Marano, confermo quanto già dichiarato ad
altri P.M. e mi riservo di approfondire i dettagli che la S.V. mi chiederà. Vi anticipo però
che il PIP di Marano è uno strumento edilizio voluto dalla famiglia POLVERINO, fin dagli
inizi del 2000. Quando sono uscito nel 2008 ho saputo da Peppe POLVERINO che il PIP
di Marano era stato aggiudicato interamente a CESARO Raffaele, fratello di Luigi, tramite
il quale appunto aveva conosciuto il primo”.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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