Delmastro, la Camera nega alla Procura l’acquisizione delle chat

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Protesta dei deputati AVS in occasione del voto sull’utilizzo delle chat dell’ On Andrea Delmastro Delle Vedove FDI. Camera deputati, Mercoledì 05 Agosto 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse) Protesta of AVS deputies on the occasion of the vote on the use of chats by the Hon. Andrea Delmastro Delle Vedove FDI. Chamber of Deputies, Wenwsday August 05 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)
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Voto palese sulla relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza del deputato Andrea Delmastro Delle Vedove, esponente di Fratelli d’Italia, relativo alle conversazioni con il ristoratore Mauro Caroccia: le opposizioni hanno chiesto il voto segreto. L’Aula era chiamata a confermare o meno la relazione della Giunta, approvata a fine luglio a maggioranza, che nega alla Procura l’autorizzazione a sequestrare e utilizzare le chat. Iscritti a parlare anche Elly Schlein e Giuseppe Conte. La Camera ha confermato il no della Giunta: sono stati 206 i sì e 133 no alla proposta di negare l’acquisizione.

Non c’è un ministro in Aula, ma come il governo non ci mette la faccia? Meloni non ce la mette?”. Ha esordito così Conte nel suo intervento, ricevendo subito la correzione del presidente di turno dell’Aula, Anna Ascani (Pd), il quale ha ricordato al populista presidente del Movimento 5 stelle che “si tratta di una questione interna corporis, non e’ previsto che siano presenti esponenti del governo”. Dopo la figuraccia l’ex premier ha cercato di rimediare con un’arrampicata sugli specchi improponibile, sostenendo che il suo era “un giudizio politico e non tecnico, sono o non sono molti di loro dei deputati? Meloni è deputata”. Ha poi aggiunto di aver visto il questore che “allontana i membri del governo, stiamo assistendo a una scena incredibile. Vorrei che rimanga agli atti che un questore ha richiamato i membri del governo e li ha fatti allontanare”. Dopo lo scivolone, Conte ha ripreso il suo intervento sostenendo che la maggioranza “sta scudando un amichetto di partito” e “macchia così le istituzioni” e che Meloni “diserta quest’aula e mi chiedo se fosse stata qui, che cosa avrebbe detto oggi? Cosa avrebbe detto ai cittadini che ci seguono? Cari cittadini, qui oggi parliamo di uno scudo. Uno scudo contro il carovita? No. Ma di uno scudo contro il crollo degli stipendi? No. Di uno scudo contro il caro della produzione industriale? No, nemmeno. Di uno scudo contro il boom delle ore di cassa integrazione? Neppure. Carburante, neppure. Qui parliamo di uno scudo degli amici di partito”. L’intervento di Conte è sembrato più un comizio elettorale che una dichiarazione di voto, tanto che l’ex premier, che probabilmente si sente già leader del Campo largo (che ancora non c’è) con buona pace di Elly Schlein, ha sostenuto che “le cose possono cambiare, c’è un’altra Italia e toccherà a noi tirare fuori le istituzioni dalle sabbie mobili in cui le avete precipitate e lo faremo con i grandi eroi dell’antimafia, lo faremo cancellando tutte le norme che avete scritto e che sono vergognose”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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