La vittima (passato nel clan Mallardo dalle fila dell’avverso clan «dei piripicci») aveva rivolto richieste estorsive ai piccoli imprenditori di Giugliano in Campania malgrado il diniego del reggente minando così la credibilità dell’organizzazione e dei suoi vertici.
Su ordine di Napolitano entrarono in azione il killer Michele Olimpio con un complice poi diventato collaboratore di giustizia, quest’ultimo condannato in primo grado e poi deceduto prima della conclusione del processo di appello. I due sicari colpirono la vittima mentre era a bordo della propria auto nelle case popolari di Giugliano in Campania. Le indagini, conclusesi nel gennaio del 2019 con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Napolitano e Olimpio, hanno consentito di contestare, rispettivamente, il ruolo di mandante ed esecutore materiale dell’omicidio. Entrambi sono condannati all’ergastolo il 12 marzo 2021 dalla Corte di Assise di Napoli, confermato dalla Corte di Assise di Appello di Napoli il 6 ottobre 2023.
La sentenza venne però annullata con rinvio dalla Cassazione, il 16 giugno 2024. Inoltre venne dichiarata l’inefficacia dell’originaria misura cautelare in carcere, per decorrenza dei termini. I due vennero quindi sottoposti al divieto di espatrio, di dimora nella regione Campania e all’obbligo quotidiano di presentazione alla Polizia Giudiziaria. La Corte di Assise di Appello, il 3 novembre 2025, ha confermato la sentenza di condanna di primo grado perltro ritenendo attendibili le rivelazioni del collaboratore di giustizia.
Da quanto emerso, inoltre, da un’ulteriore attività investigativa della Dia nei confronti di Napolitano (che non era in carcere) emerse l’esistenza di ampie risorse a sua disposizione, la mancata rescissione dei legami con il clan Mallardo e la ripresa di frequentazioni sospette tali da far presuporre un concreto pericolo di fuga oltre che della ripresa delle attività illecite del reggente. Olimpio, invece, nel frattempo era tornato in carcere per altri reati. Presupponendo che potesse rendersi irreperibile prima del giudizio dinnanzi alla Cassazione, la Procura generale di Napoli ha chiesto e ottenuto dalla Corte di Appello, il 16 luglio scorso, la misura cautelare in carcere per Francesco Napolitano. Le condanne all’ergastolo passate in giudicato sono state notificate dalla DIA a Milano e Bari.























