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Sembra quasi una puntata di “Scherzi a parte”, e invece è la realtà. In un Comune sciolto per infiltrazioni mafiose per ben cinque volte, con amministrazioni politiche travolte da responsabilità pesanti, oggi c’è chi prova a riscrivere la storia e a puntare il dito contro la commissione straordinaria.
A far discutere è soprattutto la presa di posizione del Partito Democratico (e non solo), protagonista degli ultimi scioglimenti, che ora si erge a censore dell’operato dei commissari. Una contraddizione evidente in un contesto segnato da anni di scelte discutibili e criticità amministrative.
Dalla vicenda della scuola San Rocco — elemento chiave dello scioglimento — fino alla gestione di incarichi legali poi rimossi dai commissari, passando per l’affidamento degli appalti alla CUC nolana subito revocato, sono numerosi gli episodi che sollevano interrogativi. Senza dimenticare alleanze politiche controverse e figure istituzionali già coinvolte in precedenti scioglimenti.
E non manca il capitolo più recente: quello del Giudice di Pace. Una vicenda su cui la Procura sta facendo emergere un quadro preoccupante, tra ipotesi di irregolarità e corruzione. Eppure, anche di fronte a quanto sta venendo fuori dalle indagini, c’è stato chi ha tentato di difendere e “salvare” quell’ufficio, ignorando i segnali di un sistema che oggi appare sempre più compromesso.
Accanto al Partito Democratico, torna poi la “solita nota”, presenza costante nel dibattito cittadino: una figura perennemente in campagna elettorale, sempre pronta a dispensare lezioni di moralismo ma ancora silente sulle proprie responsabilità. Nessuna autocritica, ad esempio, sulla vicenda della scuola San Rocco, quando accusava tutti senza distinguo. Un atteggiamento che sa di strabismo politico, tra memoria selettiva e ricerca continua di visibilità.
Questo non significa assolvere in toto la commissione straordinaria, che pure ha dovuto operare in un contesto difficile e non privo di errori. Ma attribuirle le colpe di un sistema costruito negli anni appare quanto meno riduttivo.
La verità è che a Marano la realtà continua a superare la fantasia. E mentre il Comune prova lentamente a rimettersi in piedi, il rischio è che il rumore delle polemiche finisca ancora una volta per coprire le vere priorità: legalità, trasparenza e ricostruzione istituzionale.

