Esimio Prefetto,
consapevole della gravissima situazione socio-economica che avete trovato nell’ente comunale, determinata dalla carenza di risorse economiche e umane e da una politica, per anni, poco lungimirante che ha mortificato il territorio e la sua popolazione, sento il dovere di rivolgermi a Lei.
La mia posizione di ex consigliere comunale di opposizione, che non è riuscito a incidere con un’azione di verifica e controllo sufficientemente efficace da evitare l’onta di un nuovo scioglimento del Consiglio comunale, mi consente oggi soltanto di chiedere scusa a ogni singolo cittadino per la disastrosa condizione in cui versa la città di Marano.
Allo stesso tempo, questa consapevolezza mi impone cautela nel giudicare l’operato della Commissione Prefettizia, chiamata a compiere scelte complesse ma decisive per riportare alla normalità la vita di una collettività che da troppi anni è stata dimenticata e lasciata sola dalla politica locale, sia di maggioranza che di opposizione.
Una riflessione, però, appare inevitabile: oggi la cosa pubblica e la vivibilità della città di Marano sono nelle mani dello Stato, che non può permettersi di fallire. Un eventuale insuccesso rappresenterebbe una vera e propria pietra tombale per la città.
Da qui nasce l’esortazione a Lei, Eccellenza, e a tutta la Commissione Prefettizia ad accelerare la risoluzione di alcune problematiche fondamentali per la vita della comunità, a partire dalla messa in sicurezza delle strade. Le arterie cittadine, ridotte a veri e propri colabrodi, rappresentano un serio pericolo per l’incolumità dei cittadini e contribuiscono a una mobilità caotica e insostenibile.
L’invito è dunque quello di procedere con la massima celerità, anche attraverso eventuali procedure straordinarie, per mettere a gara i circa tre milioni di euro già disponibili per il rifacimento del manto stradale cittadino.
La presenza concreta e incisiva dello Stato nella risoluzione degli annosi problemi che affliggono Marano — dalla sicurezza delle strade, alla consegna dei loculi, al rifacimento della rete idrica ormai ridotta a un colabrodo, fino al rilancio di una politica abitativa per le fasce meno abbienti — rappresenterebbe il vero viatico per intravedere una luce in fondo al tunnel comatoso in cui versa la città.
Con rispetto e fiducia nelle istituzioni.
Michele Izzo
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